Anlac: political news

Invito evento Foggia

SOCCIDA, FIMA: LE AGEVOLAZIONI RISERVATE AGLI AGRICOLTORI DIVENTANO AIUTI DI STATO PER L’INDUSTRIA

5 Aprile 2016

L’agroindustria italiana delle carni sfrutterebbe i vantaggi fiscali, riservati agli agricoltori e alle coop agricole, per trasformarli attraverso il sistema delle soccide in aiuti di Stato?

Sembrerebbe proprio di si.

La soccida semplice, infatti, rappresenta l’ unica forma di contratto associativo sopravvissuta alle conversioni in affitto introdotte dalla legge 203/82 (su mezzadria e colonia) ed è un vero e proprio schermo legale che l’industria dell’ agrobussiness ha utilizzato per mascherare rapporti di lavoro subordinato in rapporti autonomi, evitando così di applicare la disciplina, molto più rigida, per esso prevista dal legislatore.

Nella soccida alcune operazioni non sono assoggettate a iva (quindi l’ industria incamera l’iva). Nella cooperativa agro-industriale  si sfrutta la mutualità e fiscalità riservata al mondo agricolo (quindi l’industria paga  meno tasse sugli utili). Tutti questi passaggi consentono una “legittima elusione” che si trasforma così in liquidità.

Un aiuto di Stato è un qualsiasi trasferimento di risorse pubbliche a favore di alcune imprese o produzioni che, attribuendo un vantaggio economico selettivo, falsa o minaccia di falsare la concorrenza, bene comune da tutelare.

Non è giunto forse il tempo di rivedere certe concessioni per tutelare la concorrenza, ridurre le diseguaglianze in agricoltura e distribuire meglio il reddito nei vari segmenti della filiera?

Se la Corte dei conti stima oggi “una significativa dilatazione” delle agevolazioni fiscali “sia nel numero, 799, sia nella perdita di entrate che ne deriva, 313 miliardi, ci vuole poco, anzi sarebbe inevitabile far qualificare di fronte alla Corte di Giustizia Ue  queste agevolazioni fiscali, che vanno di fatto all’ industria italiana, come aiuti di Stato. Gli aiuti di Stato sono vietati dalla normativa europea e dal Trattato sul funzionamento dell’ Unione Europea che disciplina la materia agli articoli 107 e 108 TFUE.

Una coop del resto si caratterizza non per l’aspettativa di lucro quanto piuttosto per la ricerca di mutualità, un principio costituzionalmente garantito, ma non direttamente descritto nelle attuali norme, anche se trova una sua efficace definizione nella relazione ministeriale di accompagnamento al vecchio codice civile del 1942, secondo cui mutualità “consiste nel fornire beni o servizi o condizioni di lavoro direttamente ai membri della organizzazione a condizioni più vantaggiose di quelle che otterrebbero dal mercato”.

Come possa conciliarsi la ricerca di lucro di una entità economica sorretta da società di capitali, con la mutualità di una cooperativa “circondata” da società di capitali, è un ossimoro o, più semplicemente, un’anomalia tutta italiana.

In questo caso il genio italico dell’ elusione viene da lontano: le norme a misura delle lobby della carne sono sofisticate e risalgono a trent’anni fa.

L’ attuale governo se non vuole dimostrare di esserne schiavo, cominci nel prossimo DEF ad eliminare questi privilegi.

(Fonte: https://movimentinrete.wordpress.com/2016/04/05/fima-ce-parallelismo-tra-industriali-del-petrolieri-e-industriali-della-carne/)

INCONTRO PUBBLICO CON GLI ALLEVATORI  (si accede mediante invito)

18 Marzo 2016 a Valvasone (Pn)

Locandina Valvasone - PN

Per garantire i processi di trasparenza nel mercato previsti dalla legge istitutiva sulle Cun, e mai assicurati dai regolamenti delle due Cun in vigore (suini e conigli), è necessario affrontare la questione irrisolta del conflitto d’interesse e la trasparenza delle informazioni. Se ne è discusso a Valvasone con gli allevatori dell’ Anlac e il deputato L’Abbate.

Sul conflitto d’interesse l’esperienza ha dimostrato che il mercato integrato, almeno nella filiera delle carni, non vede di buon occhio le Cun. Anzi le considera un vero e proprio intralcio per le proprie strategie aziendali sino al punto di disertare per alcuni mesi la Cun suini e sospendere la Cun conigli. Del resto, diverse organizzazioni sindacali agricole difendono a spada tratta, da diversi anni, persone che sono legate a doppio filo con i trasformatori da contratti leganti, siano essi contratti di soccida o convenzioni similari, anche se le stesse non sono gradite dalla loro base.

Questi contratti hanno rivoluzionato il sistema zootecnico nazionale con percentuali che variano dal 95% dell’ allevamento avicolo (polli e galline), al 70% dell’allevamento suinicolo, al 70% dei bovini da carne e al 70% dei conigli da carne. In quest’ultimo comparto si sono sviluppate al suo interno formule più stringenti (20% di soccida pura) o meno stringenti (50% di convenzioni acquisto mangime-ritiro carne).

Sono contratti  che prevedono una collaborazione economica tra chi dispone del bestiame e conferisce il mangime – soccidante – e chi deve allevarlo – soccidario che si assume parte dei rischi affinchè il contratto non sia di servizi. Queste forme di conduzione – da un punto di vista giuridico desuete – hanno consentito la diffusione di grandi allevamenti di polli, galline, suini e conigli sempre più collegati ai mangimifici. Un sistema di integrazione verticale all’ italiana che, nel bene o nel male, ha consentito al Paese di diventare autosufficiente per quanto riguarda il consumo di carne avicola, ma non autosufficiente per tutte le altre filiere.Infatti, solo il pollame presenta un saldo positivo della bilancia commerciale, per tutti gli altri comparti il deficit è strutturale.

Il vantaggio fiscale per i poli integranti soccidanti ha garantito, di fatto, un vantaggio competitivo durevole, non senza qualche obiezione sotto il profilo antitrust (controllo della produzione e degli investimenti, vendita di prodotti simili a condizioni diverse, fissazione delle quantità di carne da immettere sul mercato, ripartizione delle fonti di approvvigionamento, etc).

La legge sulle soccide concentrando i poteri direttivi dell’ impresa nel solo soccidante, assegna esclusivamente a questi la qualità di imprenditore. Ne deriva che gli allevatori che decidono di fare un contratto di soccida industriale perdono sostanzialmente la loro autonomia gestionale, sebbene compensata dalla diminuzione del rischio d’impresa. La perdita dell’autonomia imprenditoriale dell’allevatore porta con sé la perdita del potere di mercato e la capacità di influire efficacemente sulla catena del valore dei prodotti e sulla qualità dei conferimenti (mangime) del polo integrante soccidante.

Va da sé che la presenza nelle Cun di allevatori soccidari o convenzionati, per definizione, diventa incompatibile con il ruolo di commissario. Il decreto attuativo sulle Cun sotto questo aspetto dovrebbe essere molto chiaro per evitare le ambiguità che sino ad oggi hanno caratterizzato queste commissioni.

Così come dovrebbe essere chiaro nel garantire le informazioni tempestive di mercato, (produzione, consumi, importazioni, esportazioni) che gli allevatori liberi chiedono da anni per poter contrastare le affermazioni dei macellatori, spesso dettate unicamente dall’ esigenza di vendere il loro mangime e non di acquistare gli animali.

Sul punto nell’ incontro si è discusso della risposta che il Ministero della Salute ha dato di recente ad una interrogazione finalizzata ad ottenere i dati per le Cun.

Risposta scritta pubblicata Mercoledì 9 marzo 2016
nell’allegato al bollettino in Commissione XII (Affari sociali)
5-07514In via preliminare, è opportuno precisare che l’istituzione di un sistema di anagrafe dei conigli richiede un provvedimento normativo avente forza di legge, il Governo, pertanto, si rende fin da subito favorevole a sostenere una iniziativa parlamentare in tal senso eventualmente anche valutando l’ipotesi di un disegno di legge di iniziativa governativa.
Per quanto riguarda i dati aggiornati sulle macellazioni dei conigli, segnalo che il dato di produzione nazionale utilizzato per definire la programmazione sui conigli per le attività del Piano Nazionale Residui 2016, è riferito al dato Istat della produzione 2014, ed è pari a 33.831 tonnellate.
Per quanto riguarda i dati di macellazione relativi al 2014, trasmessi al Ministero della salute dalle regioni e province autonome ed utilizzati per effettuare la ripartizione regionale dei campioni del Piano Nazionale Residui 2016, lascio a disposizione degli onorevoli interroganti e alla Commissione una dettagliata tabella.

Lettera aperta al Presidente Mattarella

25 febbraio 2016

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU ELEMENTI INFORMATIVI NECESSARI AI COMMISSARI CUN

27 Gennaio 2016 – Roma – Giuseppe L’ Abbate (M5S) ha presentato una nuova interrogazione a risposta in Commissione al Ministro della Salute, firmata anche da Parentela, Massimiliano Bernini, Gallinella, Gagnarli e Lupo con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo in relazione ai dati di macellazione.

Qui di seguito  il testo integrale

L’ABBATE, PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, GALLINELLA, GAGNARLI e LUPO.
— Al Ministro della salute  — Per sapere –
premesso che:

al fine di monitorare, tutelare e rendere trasparente il mercato dei conigli vivi da carne da
allevamento nazionale è stata istituita la Commissione unica nazionale — CUN con il compito di definire anticipatamente tendenze di mercato e prezzi relativi alla settimana successiva;
il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha incaricato la Borsa merci telematica italiana società cooperativa per azioni di sovrintendere alle funzioni di segreteria della CUN conigli vivi con una azione di supporto nella definizione, su base settimanale, degli elementi informativi necessari ai commissari per svolgere il proprio lavoro;
risulta all’interrogante che Borsa merci telematica abbia chiesto al Ministero della salute di poter inoltrare direttamente alle ASL delle regioni ove hanno sede la maggior parte degli allevamenti e dei macelli la richiesta di fornitura dei dati in loro possesso relativi ai carichi di macellazione dei conigli;
il Ministero non ha accolto la suddetta richiesta ritenendo più opportuno procedere direttamente a verificare la disponibilità, da parte delle regioni, dei dati in questione per poi trasmetterli a Borsa merci telematica al fine di consentirgli lo svolgimento del lavoro;
ad oggi, nonostante la richiesta di cui sopra sia stata inoltrata nel 2013, non risulta trasmesso a Borsa merci telematica alcun elemento informativo da elaborare, con conseguente impossibilità per la CUN di operare e procedere alla definizione dei prezzi di riferimento –:
di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in relazione a quanto espresso in premessa e se non ritenga di dover procedere con urgenza alla raccolta dei dati in possesso delle regioni e alla loro trasmissione a Borsa merci telematica, anche in considerazione della recente istituzione delle commissioni uniche nazionali per le filiere maggiormente rappresentative del sistema agricoloalimentare, introdotta dal decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51 convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, per la cui operatività è indispensabile poter disporre di elementi informativi aggiornati e dettagliati. (5-07514)

ANLAC, DAI LIBERIAGRICOLTORI SOLIDARIETA’ CONTRO ATTACCO ANIMALISTI

11 Dicembre 2015 – roma, (agra press) – “l’attacco sferrato dagli animalisti ad un settore della zootecnia italiana, che detiene il primato a livello europeo, sta dando il colpo definitivo agli allevatori di conigli, che gia’ si trovano in un difficile contesto competitivo”, spiega il vicepresidente dei liberiagricoltori furio VENARUCCI, secondo il quale “il maggior paese produttore e consumatore in europa di coniglio non puo’ rinunciare per un pregiudizio ideologico al consumo di questa carne e alla sua produzione a vantaggio delle importazioni, ne’ puo’ consentire danni all’immagine di chi lavora correttamente per volere di una sparuta minoranza di persone che non raggiunge neppure l’uno per mille di consensi, che ha tutto il diritto di pensarla come vuole, ma non a danno di chi fa da sempre onestamente e nel rispetto delle regole il proprio lavoro”. “chi lavora in italia deve essere rispettato e la funzione degli allevatori e’ vitale non solo per la nostra economia, ma per una nutrizione sana e sicura”, prosegue il vicepresidente, ricordando che “gli allevatori sono custodi di processi vitali della nostra terra, sono giardinieri dell’italia rurale e del suo paesaggio, e attaccarli o peggio, processarli mediaticamente invece di considerarli per quanto fanno non aiuta nessuno, neanche coloro che per scelta etica hanno deciso di non mangiare carne”. “per questo – conclude VENARUCCI – chiediamo al ministro MARTINA di mettere la parola fine a questa brutta vicenda, fronteggiando insieme al collega ORLANDO situazioni che oggi creano un danno d’immagine a tutto il settore agricolo”.

Anlac ha già provveduto a segnalare all’ Ordine Nazionale dei giornalisti il comportamento scorretto di due giornaliste (filoanimaliste) che hanno diffuso notizie e immagini senza rispettare il DIRITTO DI REPLICA e il necessario contraddittorio previsto dal codice deontologico.

 

ANLAC, DAL PIEMONTE CORO UNANIME: DIFENDERE IL SETTORE

21 Novembre 2015 – Roma

roll upSe il Governo ha veramente a cuore le sorti della nostra zootecnia da carne non può disattendere la volontà degli allevatori di base. E’ ciò che hanno ribadito a gran voce gli allevatori piemontesi che numerosi hanno preso parte al dibattito di venerdì scorso a Fossano a cui ha partecipato il deputato Giuseppe L’Abbate, membro della IX Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

Gli allevatori si sentono trascurati e traditi dai sindacati storici di riferimento. Hanno chiesto, pertanto, al parlamentare pentastellato non solo di sollecitare il Governo nell’emanazione di un decreto immediato che definisca le modalità di funzionamento delle commissioni uniche nazionali, secondo quanto previsto dall’ art 6-bis della legge 91/2015, ma anche una rapida verifica per il rinnovo delle rappresentanze Cun, che sembra inceppata al Mipaaf per misteriose ragioni. Sembrerebbe  addirittura che alcuni sindacati abbiano ricevuto le deleghe senza presentarle al Mipaaf in nome di una  incomprensibile protesta. Gli allevatori hanno anche chiesto la messa a disposizione di dati certi per i commissari Cun senza lo scarica barile tra ministeri dello stesso Governo.

Dal dibattito è anche emerso che il settore ha un grosso potenziale, compromesso dal fatto che a distribuire i conigli sono i produttori nazionali di polli e tacchini, che ovviamente tendono a spingere sul pollo e a frenare sul coniglio. Se solo si riuscisse a migliorare l’indice di penetrazione e a far arrivare più merce in modo diffuso su tutte le catene di distribuzione e su ogni punto vendita – senza boicottare il coniglio !- la produzione aumenterebbe di tre volte.

Su questo punto sarebbe necessario un intervento del governo che regolamenti in modo diverso le reti distributive, anche quelle private, e le renda fruibili come per l’ energia elettrica.

In Italia, invece, si preferisce favorire integrazioni di filiera, con modalità spesso anticomunitarie (come le soccide o forme similari che rappresentano delle esclusive di diritto o di fatto), senza accorgersi che così aumentano i monopoli e si uccidono i piccoli allevatori che hanno una funzione essenziale di presidio del territorio. Nel caso del coniglio, peraltro, potrebbe aumentare la produzione di una carne non solo tra le più sane, ma ritenuta dai consumatori europei anche tra le più sostenibili dal punto di vista ambientale.

Dal dibattito è emerso che dati alla mano anche nel Piemonte c’è stato uno sterminio di allevamenti pari ad oltre il 55% negli ultimi sette anni, in linea con quello che è successo nel resto del Paese, nonostante la domanda interna sia rimasta stabile. In Piemonte, pertanto, i numerosi macelli presenti sono spesso costretti a rivolgersi ad altre regioni con lunghi viaggi, in antitesi al km zero.

Gli allevatori hanno chiesto infine maggiori garanzie da parte del legislatore su una qualità costante dei mangimi per garantire una corretta alimentazione e, soprattutto, un maggior benessere animale che consenta di ridurre l’ uso di antibiotici. L’ attuale legislazione favorisce unicamente la tutela dei bilanci degli industriali che pur di far profitto ottimizzano le formule senza prestare attenzione alla qualità costante.

Inoltre è stato evidenziato come il settore sia stato gravemente trascurato dal nostro Governo sulla vicenda etichettatura obbligatoria dell’ origine. Tutto questo favorisce l’ ingresso di conigli extra-Ue nel nostro Paese sia direttamente che mediante triangolazioni da Francia, Ungheria, Belgio e Germania. Ai consumatori italiani viene così spacciato per italiano un coniglio che italiano non è.

Nessun beneficio sull’ Export è derivato dalla partecipazione ad Expo, almeno per il coniglio. Le attuali quotazioni sono sostenute per il calo in atto delle importazioni (-11,5%).
Sul punto sono state evidenziati i limiti e le ambiguità di alcuni sodalizi…che nelle scorse settimane si sono vantati di meriti non propri.

 

DIBATTITO PUBBLICO CON GLI ALLEVATORI ITALIANI (si accede mediante invito)

20 Novembre 2015 a Fossano (Cn)

Doc bozza cuneo istituz

CAMERA, PD:  INTERROGAZIONE  SU RUOLO E FUNZIONE DELLE COMMISSIONI UNICHE NAZIONALI-CUN

9 Ottobre 2015 – Roma – Mino Taricco (PD) ha presentato una interrogazione a risposta in Commissione al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, firmata anche da Zanin e Prina con la quale si chiede un intervento  del Governo in relazione al ritardo nella emanazione delle norme attuative sul funzionamento delle CUN di cui alla L. 91/2015. L’ interrogazione punta altresì a salvaguardare la funzione (desueta) delle borse merci locali, in contraddizione con le nuove disposizioni di legge, il diritto comunitario, i pareri dell’ Antitrust e la volontà degli allevatori.

Qui di seguito  il testo integrale

TARICCO, ZANIN E PRINA.
— Al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali — Per sapere –
premesso che:

nel 2006 è stato attivato, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, il tavolo tecnico di filiera dei suini e nel corso di due incontri svoltisi il 14 dicembre 2006 e il 16 gennaio 2007, le parti hanno individuato le problematiche generali del settore;
a seguito del peggioramento delle condizioni di mercato nel corso dei primi 9 mesi del 2007, il tavolo è stato nuovamente convocato ed è pervenuto a una valutazione condivisa sulle criticità del settore;
è stato pertanto sottoscritto tra le parti un protocollo d’intesa finalizzato a raggiungere nel più breve tempo possibile l’obiettivo di identificare un mercato unico nazionale «per la determinazione anticipata delle quotazioni dei suini e loro derivati, con regole più trasparenti e condivise di rilevazione ed eventuali adeguamenti alle declaratorie che si rendessero necessarie per la definizione di quotazioni di riferimento univoche, trasparenti e rappresentative attraverso il sistema UnionCamere, Borsa Merci e Borsa Merci Telematica Italiana, con l’obiettivo prioritario di distinguere le produzioni DOP e la definizione di un modello condiviso di valutazione delle carcasse suine (peso morto) in relazione alle differenti tipologie qualitative/commerciali di animali, al fine di applicare tali modelli nell’ambito dei rapporti contrattuali di filiera e dei regolamenti speciali di contrattazione della Borsa Merci»;
il 29 aprile 2010 il piano di intervento per il settore cunicolo, in attuazione del piano di settore approvato dalla Conferenza Stato-regioni, proponeva un programma di interventi per sostenere la competitività del settore sui mercati interno e internazionale e la redditività delle imprese della filiera; il mercato delle carni cunicole evidenziava un processo di formazione dei prezzi alla produzione non più idoneo all’attuale contesto distributivo, che vede una elevata concentrazione degli acquirenti;
conseguentemente, nel corso del 2012, si formalizzava l’istituzione della «Commissione unica nazionale dei conigli vivi da carne da allevamento nazionale» e il 3 agosto 2012 la Commissione unica nazionale si insediava presso la borsa merci di Verona per definire anticipatamente la tendenza di mercato e il prezzo medio all’ingrosso, nel rispetto di un regolamento approvato dalle parti, con il compito di concordare le previsioni sulle tendenze dei prezzi di mercato dei prodotti e quotare i relativi prezzi a livello nazionale con il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, che svolge il ruolo di garante tra le parti e una funzione di mediazione tra gli interessi delle parti (venditori e acquirenti), vigilando sul rispetto del regolamento;
parrebbe ad oggi non ancora attuata «l’intesa di filiera per il settore suinicolo» firmata a Mantova l’8 luglio 2013 dalle regioni italiane maggiormente rappresentative per la produzione suinicola, dalle associazioni di rappresentanza degli allevatori, delle aziende di trasformazione, delle organizzazioni di prodotto e dei consorzi di tutela, che prevedeva «contratti tipo» accanto all’introduzione della classificazione a peso morto; intesa che, se attuata, avrebbe potuto dare una svolta al settore e superare il ritardo rispetto alle norme europee in materia, nel continuare a trattare i suini a peso vivo;
nel decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, recante disposizioni urgenti in materia di rilancio dei settori agricoli in crisi, è stato introdotto l’articolo 6-bis che prevede norme per la trasparenza nelle relazioni contrattuali nelle filiere agricole. Il comma 5 del predetto articolo 6-bis dispone, in presenza di commissioni uniche nazionali, la sospensione dell’autonoma rilevazione, da parte delle borse merci locali, riguardante le categorie merceologiche per cui sono state istituite le commissioni uniche nazionali (CUN);
ad oggi risultano costituite, peraltro con criteri antecedenti alla nuova legge, solo due commissioni uniche nazionali, sui conigli e sui suini; molte erano invece le rilevazioni che, nelle varie province, erano settimanalmente effettuate e pubblicate;
risulterebbe ancora mancante la norma ministeriale, prevista dal comma 1 del suddetto articolo 6-bis, che dovrebbe definire le modalità di funzionamento delle commissioni uniche nazionali e individui criteri per assicurare adeguata rappresentanza e partecipazione nelle medesime, agli imprenditori provenienti dai territori nei quali i settori di riferimento sono più significativi;
risulterebbero, inoltre, difficoltà di funzionamento delle commissioni uniche nazionali già costituite, in particolare sembrerebbe che dal mese di marzo 2015 i macellatori non si presentino più alla commissione suini, mentre rischia di essere pregiudicata la rete delle commissioni locali che, pur con diversi limiti, rappresentava un valido riferimento per operatori commerciali, aziende di macellazione ed allevatori;
 il ruolo di rilevamento svolto dalle camere di commercio attraverso le commissioni locali non solo non è stato lesivo della concorrenza ma ha rivestito in questi anni una funzione che, oltre ad adempiere in molti casi a finalità statistiche, è stata di aiuto alla trasparenza del settore;
risulterebbe agli interroganti che la camera di commercio di Cuneo sia stata diffidata dal continuare l’attività della commissione per la rilevazione prezzi dei conigli, con richiesta di sospensione immediata, per evitare da un lato logiche squisitamente locali potenzialmente restrittive della concorrenza, dall’altro il contrasto con le norme comunitarie a tutela della concorrenza e con le nuove disposizioni della legge n. 91 del 2015;
ad una attenta lettura del decreto-legge 51 del 2015, come convertito dalla legge n. 91 del 2015, si rileva che:
la sospensione delle autonome rilevazioni dei prezzi da parte delle commissioni locali istituite presso le camere di commercio debba avvenire «in caso di istituzione delle commissioni uniche nazionali di cui al comma 1» solo a seguito dell’emanazione del «Decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano» che dovrebbe definire le «disposizioni concernenti l’istituzione e le sedi delle commissioni uniche nazionali»;
l’attività delle commissioni presso le camere di commercio dovrebbe essere, comunque, oggetto di sospensione solamente quando «autonoma», per cui nei fatti nulla osterebbe alla possibilità che le commissioni uniche nazionali nei vari settori possano comunque valorizzare, con apposite convenzioni, l’importante ruolo di rilevamento, in alcuni casi svolto egregiamente, dalle camere di commercio a livello locale –:
se il Ministro interrogato sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e quali iniziative abbia intrapreso o intenda intraprendere in merito, e se, nella predisposizione del decreto interministeriale di cui sopra, non intenda trovare modalità che non disperdano le esperienze virtuose delle commissioni presso le camere di commercio, salvaguardandone la funzione, soprattutto laddove facciano riferimento a produzioni locali che rappresentino quote significative di produzione nazionale, e comunque definendo criteri per i quali, nella composizione delle commissioni nazionali, sia assicurata adeguata rappresentanza e partecipazione agli imprenditori provenienti dai territori nei quali i settori di riferimento siano più significativi, anche per consentire una più corretta rilevazione dei prezzi per le specifiche categorie.
(5-06618)

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU ELEMENTI INFORMATIVI NECESSARI AI COMMISSARI CUN

16 Luglio 2015 – Roma – Giuseppe L’ Abbate (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro della Salute, firmata anche da Parentela, Massimiliano Bernini, Gallinella, Gagnarli e Lupo con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo in relazione ai dati di macellazione.

Qui di seguito  il testo integrale

L’ABBATE, PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, GALLINELLA, GAGNARLI e LUPO.
— Al Ministro della salute  — Per sapere –
premesso che:

al fine di monitorare, tutelare e rendere trasparente il mercato dei conigli vivi da carne da allevamento nazionale è stata istituita la Commissione unica nazionale — CUN con il compito di definire anticipatamente tendenze di mercato e prezzi relativi alla settimana successiva;
il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha incaricato la Borsa merci telematica italiana società cooperativa per azioni di sovrintendere alle funzioni di segreteria della CUN conigli vivi con una azione di supporto nella definizione, su base settimanale, degli elementi informativi necessari ai commissari per svolgere il proprio lavoro;
risulta all’interrogante che Borsa merci telematica abbia chiesto al Ministero della salute di poter inoltrare direttamente alle ASL delle regioni ove hanno sede la maggior parte degli allevamenti e dei macelli la richiesta di fornitura dei dati in loro possesso relativi ai carichi di macellazione dei conigli;
il Ministero non ha accolto la suddetta richiesta ritenendo più opportuno procedere direttamente a verificare la disponibilità, da parte delle regioni, dei dati in questione per poi trasmetterli a Borsa merci telematica al fine di consentirgli lo svolgimento del lavoro;
ad oggi, nonostante la richiesta di cui sopra sia stata inoltrata nel 2013, non risulta trasmesso a Borsa merci telematica alcun elemento informativo da elaborare, con conseguente impossibilità per la CUN di operare e procedere alla definizione dei prezzi di riferimento –:
di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in relazione a quanto espresso in premessa e se non ritenga di dover procedere con urgenza alla raccolta dei dati in possesso delle regioni e alla loro trasmissione a Borsa merci telematica, anche in considerazione della recente istituzione delle commissioni uniche nazionali per le filiere maggiormente rappresentative del sistema agricoloalimentare, introdotta dal decreto-legge 5 maggio 2015, n. 51 convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2015, n. 91, per la cui operatività è indispensabile poter disporre di elementi informativi aggiornati e dettagliati.
(4-09849

ANLAC, DAL VENETO STOP A PRATICHE ANTICOMUNITARIE MANGIMISTI

13 Luglio 2015 – Roma

Dopo aver sventato il tentativo di lite tra allevatori ad opera di alcuni commissari Cun della Coldiretti attraverso l’ intervento dei carabinieri, un messaggio forte è passato durante l’ incontro tenuto in Veneto: “basta con le pratiche anticomunitarie di cartelli e mangimisti, che impediscono prezzi equi ai produttori“.

Sinora alcuni industriali hanno agito indisturbati nella fissazione di prezzi minimi e massimi vietati dall’ Unione europea, così come è vietato il condizionamento: “mi prendo i tuoi animali se acquisti il mio mangime”.

Gli sconti selettivi sul mangime o i premi selettivi sulla carne praticati ai loro allevatori convenzionati e condizionati,  assumono in questo settore un triplice ruolo: da un lato rappresentano un chiaro elemento di concorrenza, dall’ altra servono a garantire il controllo degli approvvigionamenti e, dall’ altro ancora, a restringere il libero mercato in violazione delle norme europee.

Gli allevatori ritengono che dopo i preziosi provvedimenti sulle borse merci, l’ antitrust debba finalmente intervenire con una indagine conoscitiva in questo settore – più volte sollecitata da risoluzioni parlamentari – magari emettendo un proprio parere per capire se questo pseudo modello di filiera integrata all’ italiana, che mette a riparo dalla concorrenza e genera derive monopolizzanti, sia legittimo e conforme alle norme europee o se rappresenti un modo di eludere le regole della concorrenza, avvalendosi di schermi giuridici desueti come l’ istituto delle soccide o convenzioni similari.

Attraverso questi comportamenti illegali,  adoperati per cagionare un controllo dei prezzi all’ origine delle materie prime e delle quantità da immettere sul mercato, tre grandi gruppi detengono oggi indisturbati e collettivamente una quota rilevante del mercato del coniglio (64%). Sicchè decidono i prezzi all’ origine dei mangimi (dunque, i costi degli allevatori), i prezzi all’ origine della carne (dunque, i ricavi degli allevatori) e, di conseguenza, i prezzi al trade e al consumo finale, con buona pace del libero mercato e della libera concorrenza.

ANLAC INCONTRA LIBERI ALLEVATORI DEL VENETO (si accede mediante invito)

9 Luglio 2015

Trevignan

SENATO:  DL AGRICOLTURA E’ LEGGE. ISTITUITE LE CUN E SOSPESE LE BORSE MERCI

3 Luglio 2015 – Roma

Il Senato ha dato ieri il via libera all’ approvazione definitiva dell’ emendamento 6-bis inserito nel decreto agricoltura n° 51/2015, e alla conversione in legge del presente decrerto, senza sorprese dell’ ultimo minuto caldeggiate da alcuni lobbisti refrattari alla riforma, tra cui gli industriali, i mediatori e pure alcune organizzazioni sindacali.

La nuova legge è la seguente: LEGGE 2 luglio 2015 n 91 – Leggi istitutiva Cun che sospende borse merci. Entra in vigore il 4 luglio.

Le Cun, adesso, hanno una cornice giuridica che le protegge. Non sono più strumenti sperimentali isolati o annacquati da continue modifiche regolamentari. Ma diventano strumenti istituzionali per la quotazione dei prezzi nelle filiere maggiormente rappresentative.

Il loro funzionamento, l’ istituzione e la sede, saranno regolamentate con apposito decreto interministeriale che dovrà essere emanato entro 90 giorni dall’ entrata in vigore della legge.

Per evitare inutili duplicazioni  la legge dispone la “sospensione” delle autonome rilevazioni dei prezzi da parte delle Camere di commercio. Ciò significa, per le Cun già esistenti, che dal giorno successivo all’ entrata in vigore della legge sulla Gazzetta ufficiale, tutte le borse merci che si occupano di quotare il coniglio e il suino dovranno sospendere la loro attività. Diversamente la loro attività sarà illegale.

CAMERA, M5S:  APPROVATO EMENDAMENTO SU CUN E SOSPENSIONE BORSE MERCI

10 Giugno 2015 – Roma – Giuseppe L’ Abbate (M5S) ha presentato un emendamento al D.L. 51/2015,  firmato anche da Massimiliano Bernini e Gagnarli, che modifica l’ art 6. L’ emendamento dispone un intervento risolutivo del Governo in relazione alla normativa sulle Cun-Commissioni uniche nazionali e alla sospensione delle borse merci. Una vera rivoluzione per le Camere di Commercio che adotteranno queste scelte.

Qui di seguito  l’ articolo apparso sul Sole24Ore

borse merci

ANLAC PRESENTA RICORSO PRESSO LA CORTE EUROPEA PER I DIRITTI DELL’UOMO.

27 Maggio 2015

corte Cedu

I diritti negati agli allevatori italiani e ai consumatori di conigli in Europa sono stati oggetto di un ricorso presentato dai legali dell’ Anlac presso la Corte europea per i Diritti dell’ uomo.

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ANLAC INCONTRA ALLEVATORI DEL FRIULI  

19 Maggio 2015

Valvasone

ALLEVATORI DEL FRIULI IN RIVOLTA PRONTI A LIBERARE CONIGLI A CAUSA DEI PREZZI SOTTOCOSTO.

8 Maggio 2015 –  Appello alle organizzazioni sindacali SILENTI

La rivolta degli allevatori ColdirettiGazzettino di Pordenone dell’ 8 maggio 2015

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU ETICHETTATURA CARNI CUNICOLE

28 Aprile 2015 – Roma – Giuseppe L’ Abbate (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro della Salute, firmata anche da Gallinella, Parentela, Massimiliano Bernini, Benedetti e Gagnarli con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo in relazione al ritardo del report sull’ etichettatura.

Qui di seguito  il testo integrale

L’ABBATE, GALLINELLA, PARENTELA, MASSIMILIANO BERNINI, BENEDETTI e GAGNARLI.
— Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere –
premesso che:

il Regolamento (UE) N.1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori si applica a decorrere dallo scorso 13 dicembre 2014 e riguarda tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, inclusi quelli per il consumo immediato presso ristoranti, mense, scuole, ospedali ed esercizi di ristorazione;

a norma dell’articolo 26, paragrafo 5 del suddetto regolamento, la Commissione europea avrebbe dovuto presentare al Parlamento europeo e al Consiglio, entro il 13 dicembre 2014, una relazione sull’indicazione obbligatoria del paese d’origine o del luogo di provenienza per una serie di alimenti, tra cui la carne cunicola;

tale relazione, ad oggi non presentata, è molto importante per gli allevatori di conigli italiani ed europei che da anni denunciano le distorsioni del mercato, nazionale e comunitario, a causa della mancata obbligatorietà dell’indicazione di origine dei loro prodotti;

come noto, alcuni Paesi, tra cui Germania e Belgio, importano una quantità notevole di carni cunicole dai più grandi produttori mondiali quali Cina e Venezuela vendendo sul mercato europeo prodotti senza alcuna indicazione di provenienza a discapito dei mercati comunitari come quello italiano leader del settore;

in mancanza dell’obbligatorietà dell’origine si viene a creare una discriminazione per le carni cunicole che disattende gli articoli 12, 13 e 169 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea riguardanti la protezione dei consumatori, il diritto all’informazione e alle esigenze di benessere animale e si lascia spazio a numerose frodi in ambito comunitario –:

quali iniziative di competenza intendano adottare al fine di tutelare la salute dei consumatori atteso che i conigli di provenienza extra-Ue non sono sottoposte alle normative sanitarie europee e contrastare la concorrenza sleale derivante dall’assenza dell’etichettatura obbligatoria di origine e quali siano le motivazioni che giustificano il ritardo nella presentazione della valutazione d’impatto sull’estensione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine anche per le carni di coniglio. (4-08963)

CAMERA, PD:  INTERROGAZIONE  SU DECADENZA COMMISSARI CUN E BORSE

14 Aprile 2015 – Roma – Maria Antezza (PD) ha presentato una interrogazione a risposta in commissione al Ministro Martina e al Ministro Guidi, firmata anche da Taricco, Mongelli e Terrosi con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo in relazione alla coesistenza tra borse e cun.

Qui di seguito  il testo integrale

ANTEZZA, TARICCO, MONGIELLO e TERROSI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

la crisi della filiera cunicola persiste da alcuni anni e si è acuita nel periodo più recente, sia per le importazioni sottocosto, di dubbia provenienza, sia per la scarsa propensione dei grossi macellatori italiani ad esportare, sia per i meccanismi di formazione dei prezzi all’origine;

il consumo è sostanzialmente stabile nel tempo. I dati Ismea dimostrano che il volume di consumo delle carni cunicole è passato da una quota di circa il 2,8 per cento nel 2008 a poco meno del 2,7 per cento nel 2013, mentre la quota in valore si è ridotta di molto poco in cinque anni (da 2,6 per cento a 2,5 per cento);

la scarsa propensione dei grossi macellatori italiani ad esportare, nonostante in molti Paesi europei vi siano condizioni più convenienti, sta peggiorando il saldo commerciale del settore, favorisce speculazioni sui prezzi all’origine e derive monopolizzanti che hanno praticamente distrutto la coniglicoltura nel sud Italia con effetti restrittivi sulla concorrenza;

l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, pronunciandosi sul funzionamento delle borse merci camerali, sia nel settore cunicolo (parere n. AS850 del 29 aprile 2011) sia nel riso (parere n. AS1167 del 13 gennaio 2015), ha ritenuto i regolamenti camerali non più compatibili con le norme sulla concorrenza e ha, inoltre, osservato che la coesistenza a tutt’oggi di diverse piazze fisiche locali, appare un ostacolo al corretto svolgimento del processo concorrenziale, soprattutto in presenza della regolamentazione nazionale della Commissione unica nazionale Cun-Conigli, condivisa da tutti gli operatori del settore;

l’Antitrust, attraverso questi pareri, ha quindi dichiarato che le modalità di gestione delle commissioni camerali facilitano il coordinamento tra gli operatori dell’industria di trasformazione, specie quando questa risulta caratterizzata da un assetto stabilmente oligopolistico e da un elevato potere contrattuale nei confronti dei produttori di materia prima;

per aumentare il grado di trasparenza e neutralità nel settore, con la risoluzione unitaria n. 00048, approvata in Commissione XIII agricoltura il 1o aprile 2014, il Governo si è impegnato ad adottare una serie di misure tra cui la modifica del regolamento della Commissione unica nazionale – Cun che rappresenta l’unico mercato di riferimento per il settore, nonché la chiusura delle borse merci;

tuttavia, ad oggi le commissioni camerali locali continuano ad essere operative condizionando il corretto svolgimento del processo concorrenziale nell’assenza dei necessari provvedimenti conseguenti all’approvazione della citata risoluzione approvata in Commissione XIII per giungere alla definitiva chiusura delle borse merci locali per il settore cunicolo;

un documento scritto del 3 dicembre 2014 da parte del consorzio di macellatori, che ha approvato il Protocollo istitutivo della Commissione unica nazionale, invita «tutte le Associazioni di Parte Macellatori, a sospendere con decorrenza immediata l’attività dei propri Commissari all’interno della Commissione unica nazionale conigli a favore dell’immediato ripristino della Commissione cunicola della Borsa merci di Verona», in chiaro contrasto con il piano d’interventi per il settore cunicolo, con le risoluzioni parlamentari e con i pareri dell’Antitrust;

il passaggio da una pluralità di borse merci locali ad un unico soggetto a livello nazionale è già in essere attraverso la Commissione unica nazionale Cun-Conigli e il suo protocollo istitutivo risalente al 12 luglio 2012;

a seguito di quel documento e della fuoriuscita dalla Commissione unica nazionale di alcuni macellatori, non si è ancora provveduto a rimpiazzare i posti vuoti nonostante le richieste pervenute al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali da parte del Comitato macellatori riuniti del Mezzogiorno, che da diversi anni sollecita una sua presenza in Commissione unica nazionale auspicabile ai fini di un riequilibrio della rappresentanza territoriale dei macellatori –:

se i Ministri siano a conoscenza della situazione esposta in premessa e quali siano i motivi che hanno impedito ad oggi di dare attuazione agli impegni presi con la risoluzione n. 8-00048 soprattutto in relazione alla misure per la chiusura delle borse merci locali per il settore cunicolo;

se non ritengano urgente assumere un’iniziativa, se del caso normative, per prevedere forme di decadenza automatica dal ruolo di commissario della Commissione unica nazionale in assenza di specifica attestazione di compatibilità con il lavoro svolto a tutela della concorrenza del settore;

quali iniziative intendano adottare affinché non trovino applicazione i regolamenti delle «Commissioni prezzi», presso le borse merci delle varie camere di commercio di Verona, Treviso e Milano;

quali iniziative, in questa prospettiva, il Governo intenda adottare affinché sia resa operativa la pronuncia dell’Antitrust (parere n. AS850 del 29 aprile 2011) sul funzionamento delle borse merci camerali, in cui si ritiene che i regolamenti camerali non sono più compatibili con le norme sulla concorrenza e che la coesistenza a, tutt’oggi di diverse piazze fisiche locali, appare un ostacolo al corretto svolgimento del processo concorrenziale;

quali misure intendano adottare, da un lato, per favorire in Commissione unica nazionale una rappresentanza dei macellatori equilibrata tra i vari territori nazionali, dall’altro per promuovere e tutelare la nascita di nuovi macelli, garantendo l’accesso al mercato per gli allevatori del sud in condizioni di parità rispetto agli altri e assicurando in tal modo ai consumatori la possibilità di scelta di acquisto plurale e locale. (5-05324)

DALLA FRANCIA CONIGLI SOTTOCOSTO A PREZZI ANTIEUROPEI NELLA CATENA SIMPLY.

10 Marzo 2015 –  Appello ai consumatori

Dopo la fine della seconda guerra mondiale nacque in Francia l’idea di costituire una comunità economica degli stati europei per favorire la crescita di ogni singolo paese. Si creò cosi la CEE (comunità economica europea) e più attualmente l’UE (unione europea). La Francia accettò favorevolmente l’ingresso nella nuova istituzione e si impegnò a rispettare i parametri imposti per l’accesso.

Oggi, però, la Francia che è una delle maggiori potenze dell’ Unione europea, non sembra voler rispettare o far rispettare le regole dell’ Unione alle sue imprese. Infatti, nonostante diverse interrogazioni parlamentari, le sue imprese, in regime di quasi monopolio, adottano politiche dei prezzi discriminatori che stridono con il diritto europeo sulla concorrenza.

In questo momento un coniglio macellato in Francia vale all’ ingrosso euro 4/kg, mentre in Italia viene esportato a metà prezzo (euro 2,60-2,90/kg). Il prezzo del coniglio vivo quota in Francia euro 1,85/kg contro euro 1,49/kg in Italia. La catena Simply stà vendendo al pubblico a 4,49 kg (2,90+40%+10%iva).

Ma chi analizza le dinamiche distorsive che si nascondono nel mercato comune? AI SUPERMERCATI NON INTERESSA. Poiché si può dubitare che i francesi che producono e vendono conigli per ottenere un profitto siano generosi oppure irrazionali, ci si può domandare perché costoro si comportino in questo modo? La struttura dell’ offerta  in Francia è fortemente concentrata nelle mani di un grosso gruppo che da solo macella circa 400 mila conigli a settimana su 600 mila (66% di quota di mercato). La domanda di acquisto in Francia si contrae nel tempo, contrariamente all’ Italia dove i consumi sono stabili. Questo grande macellatore europeo che si rivolge essenzialmente a più mercati diversi (la Francia, in volume, è il secondo esportatore nel mondo) ha capito che vendere allo stesso prezzo tutto ciò che produce non è il modo migliore di vendere il suo prodotto. Specie quando le curve di domanda sono diverse tra paesi (in Francia i consumi sono in calo, in Italia sono stabili).

Il gruppo francese – secondo Anlac – proprio come un monopolista, ottiene il ricavo totale più alto da ciò che produce quando fa pagaare per lo stesso coniglio prezzi diversi a clienti che hanno una domanda diversa, distribuendo le vendite tra i vari mercati in modo da avere lo stesso ricavo marginale. Questo comportamento della Francia di svendere il suo surplus non è corretto,  si tratta di una pratica discriminante dei prezzi, vietata dal diritto europeo, perché altera il commercio tra Stati membri e favorisce pratiche monopolizzanti,
contrarie al mercato comune. Bisogna che le catene italiane comincino a valutare gli effetti nefasti per la nostra produzione.

NELL’ ATTESA CHE INTEVENGANO LE AUTORITA’ DI MERCATO O GLI ORGANI SINDACALI, E’ OPPORTUNO CHE I CONSUMATORI ITALIANI NON ACQUISTINO CONIGLI FRANCESI SUI PUNTI VENDITA SIMPLY, PERCHE’ LESIVI DELLE REGOLE EUROPEE SULLA CONCORRENZA.

OGNI EURO SPESO NEL SIMPLY PER UN CONIGLIO FRANCESE UCCIDE UN CONIGLIO ITALIANO…

COMINCIAMO ANCHE NOI A DIVENTARE UN PO’ PROTEZIONISTI COME I FRANCESI!!!

CONIGLI FRANCESI

CUN CONIGLI, ANLAC: PASSO AVANTI VERSO NEUTRALITA’ COMMISSARI

4 Marzo 2015 – Roma – L’ Anlac da anni si batte per una CUN neutrale e trasparente che sostituisca i meccanismi opachi delle borse merci locali diventate nel tempo schermi legali per cartelli sul prezzo delle merci agricole.

Dal 27 febbraio scorso, finalmente, tutti i commissari allevatori della CUN,  dovranno dichiarare di non avere cause d’ incompatibilità.

La decisione era già scaturita in una recente riunione delle organizzazioni agricole e cooperative tenuta a Roma l’ 11 febbraio 2015 presso il Mipaaf.

La Segreteria della Cun, pertanto, ha inoltrato ad ognuno dei commissari allevatori un’apposita DICHIARAZIONE ANNUALE SULL’INSUSSISTENZA DI CAUSE DI INCOMPATIBILITA con la quale gli stessi, a conferma della loro indipendenza nelle trattative, dovranno attestare di non avere nessun tipo di rapporto commerciale legante o a prestazioni abbinate (acquisto mangime-ritiro carne), sia scritto che verbale, con NESSUN MANGIMIFICIO.

La normativa europea e nazionale vieta espressamente tali accordi e li ritiene anticoncorrenziali. Si tratta, infatti, di “contratti conclusi con l’ accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non hanno alcun nesso con l’ oggetto dei contratti stessi”.

I contratti leganti, rappresentano forme di intese verticali (integrali o parziali) che si realizzano attraverso accordi di fornitura esclusiva: gli allevatori sono costretti, da condizioni di mercato artificiali, a fornire esclusivamente un determinato mangimificio/macello, con o senza contratto scritto, in una data zona territoriale. Di conseguenza, il mangimificio/macello è “protetto” dalla concorrenza di eventuali altri mangimifici e macelli non integrati.

Questo assetto di mercato distrugge le forme di libera concorrenza e favorisce artificialmente il mercato integrato, che nella variante italiana e’ anticamera di monopoli.

Chi non firmerà l’ autocertificazione, che comporta responsabilità sotto il profilo penale in caso di dichiarazioni mendaci, dovrebbe dimettersi a causa d’incompatibilita’ ed essere sostituito da altri allevatori liberi.

Sarà un decisivo passo avanti verso una maggiore neutralità dei commissari e una maggiore AUTOREVOLEZZA DELLA CUN, anche a beneficio dei consumatori finali.

 

COMMISSIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE DI ISABELLA ADINOLFI (EFDD) SU RITARDO ETICHETTATURA CARNI CUNICOLE

24 Febbraio 2015 – Bruxelles. Adinolfi – Alla Commissione Ue

Il Regolamento (UE) N.1169/2011 è entrato in vigore il 13 dicembre 2014. Il Regolamento si applica a tutti gli alimenti destinati al consumatore finale, inclusi i prodotti destinati al consumo immediato presso ristoranti, mense, scuole, ospedali e imprese di ristorazione.
La Commissione Europea, secondo l’art.26, par.5, doveva inviare entro il 13 dicembre 2014 una relazione sull’indicazione obbligatoria del paese d’origine o del luogo di provenienza per una serie di alimenti, tra cui la carne cunicola.
Una relazione importantissima per gli allevatori di conigli europei che da anni denunciano le distorsioni del mercato europeo a causa della mancata obbligatorietà dell’indicazione di origine dei loro prodotti. Oggi paesi come la Germania e il Belgio importano una quantità notevole di carni cunicole dai più grandi produttori mondiali ovvero Cina e Venezuela vendendo sul mercato europeo prodotti senza alcuna indicazione di provenienza a discapito di mercati europei come quello italiano leader del settore.
Chiediamo quindi alla Commissione Europea:
1) Quali misure intende adottare per tutelare la salute dei consumatori atteso che i conigli di provenienza extra-Ue non rispettano la normative sanitarie europee?
2) Quali misure intende adottare per contrastare la concorrenza sleale per il settore cunicolo europeo derivante dall’assenza dell’etichettatura obbligatoria di origine?
3) Quali motivazioni giustificano il ritardo nella presentazione della valutazione d’impatto sull’estensione dell’etichettatura obbligatoria dell’origine anche per le carni di coniglio?
4) Come giustifica la Commissione tale discriminazione per le carni cunicole che disattende gli articoli 12, 169 e 13 del TFUE, inerenti alla protezione dei consumatori, al diritto all’ informazione e alle esigenze in materia di benessere animale, lasciando spazio a numerose frodi in ambito comunitario?

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU COESISTENZA BORSE E CUN

20 Febbraio 2015 – Roma – Giuseppe L’ Abbate (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro, firmata anche da Gagnarli, Massimiliano Bernini, Parentela e Gallinella con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo in relazione alla coesistenza tra borse e cun.

Qui di seguito  il testo integrale

GAGNARLI,  MASSIMILIANO BERNINI, L’ABBATE e PARENTELA . — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, pronunciandosi sul funzionamento inefficiente delle borse merci camerali, sia nel settore cunicolo (parere n. AS850 del 29 aprile 2011) sia nel riso (parere n. AS1167 del 13 gennaio 2015), ha ritenuto i loro regolamenti non più compatibili con le norme sulla concorrenza;

attraverso questi pareri, l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha dichiarato che le modalità di gestione e di governo delle commissioni camerali facilitano il coordinamento tra gli operatori dell’industria di trasformazione, specie quando questa risulta caratterizzata da un assetto stabilmente oligopolistico e da un elevato potere contrattuale nei confronti dei produttori di materia prima;

a seguito del parere, nel settore cunicolo alcune commissioni hanno cessato la loro attività, alcune l’hanno solo sospesa, altre ancora l’hanno avviata, ignorando il medesimo parere. Infatti, la commissione borsa merci di Padova, con un anno di ritardo, ha cessato la sua attività di rilevazione prezzi, mentre la commissione borsa merci di Verona ha sospeso momentaneamente le sue rilevazioni, con due anni di ritardo. Al contempo, hanno ripreso la loro attività sia la borsa merci di Treviso sia quella di Milano;

l’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha osservato che la coesistenza a tutt’oggi di diverse piazze fisiche locali, ciascuna delle quali tratta volumi modesti con quotazioni fissate in ambito locale, appare un ostacolo al corretto svolgimento del processo concorrenziale, specie quando già esiste una nuova regolamentazione nazionale come quella della Commissione unica nazionale Cun-Conigli, condivisa da tutti gli operatori del settore;

in data 1o aprile 2014, è stata approvata in Commissione agricoltura la risoluzione conclusiva di dibattito 8/00048, a prima firma della deputata Chiara Gagnarli (M5S), con cui veniva impegnato il Governo, tra le altre cose, «ad adottare le opportune iniziative di competenza al fine di pervenire alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della Borsa merci di Verona, dopo quella di Padova, affinché possa essere valorizzata l’attività svolta a livello nazionale dalla CUN e siano evitate duplicazioni in sede locale, in linea con le osservazioni espresse dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato» e «a valutare le opportune iniziative per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale (CUN), affinché sia informato in maniera più dettagliata a principi di trasparenza e neutralità» –:

se i Ministri interrogati intendano assumere iniziative per giungere alla definitiva chiusura delle borse merci locali per il settore cunicolo e quali motivazioni siano alla base del ritardo nel dar corso agli impegni approvati alla Camera dei deputati. (4-08072)

COMMISSIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE DI ISABELLA ADINOLFI (EFDD) SU DISTORSIONI INTERSCAMBIO TRA ITALIA E FRANCIA

18 Febbraio 2015 – Bruxelles. Adinolfi – Alla Commissione Ue

Gli allevatori di conigli italiani denunciano distorsioni nel commercio intra-europeo di carni cunicole.

I dati Ismea del 2014 confermano che il 71% delle importazioni italiane proviene dalla Francia e che in sette anni tali importazioni sono più che raddoppiate passando da ottomila quintali (nel 2008) a circa diciannovemila quintali (nel 2014), senza che i macellatori italiani siano stati in grado di esportare durante
il 2014 più di 560 quintali, nonostante le condizioni favorevoli di mercato oltralpe nel corso del 2014.

Un flusso commerciale non in linea con i prezzi, poiché oggi il prezzo del coniglio vivo quota in Francia euro 1,85/kg contro euro 1,45/kg in Italia.

Tuttavia gli stessi macellatori italiani non riescono a esportare verso la Francia per la presenza di barriere protezionistiche all’ingresso.

Gli allevatori italiani hanno “prove” che i conigli francesi macellati sono venduti in Italia a metà del prezzo praticato in Francia.

Può la Commissione spiegare chiaramente se intende avviare un’indagine esercitando il suo potere sostitutivo rispetto alle autorità antitrust nazionali?

Può la Commissione accertare se non esistano in Francia aiuti di Stato che favoriscono discriminazioni sui prezzi?

Quali misure intende adottare per evitare intese nel settore cunicolo e barriere al libero scambio delle merci dentro l’Unione europea?

E-002549/2015

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Risposta di Phil Hogan

28 Aprile 2015 – Bruxelles.

La produzione di carni cunicole in Italia è diminuita nel 2013 e 2014 e si pensa che rimarrà stabile nel 2015; ciò potrebbe parzialmente spiegare l’aumento delle importazioni in Italia di carni cunicole da altri Stati membri.

Alla Commissione non è nota l’esistenza di barriere protezionistiche che impedirebbero la vendita in Francia di carni cunicole provenienti da altri Stati membri.

La Commissione non è al corrente di aiuti di Stato specificamente miranti a favorire i produttori francesi di carni cunicole che provocherebbero una distorsione del mercato interno ai sensi dell’articolo 107 del TFUE danneggiando quindi i produttori di questo tipo di carni in altri Stati membri.

In considerazione di quanto precede, la Commissione non dispone di elementi sufficienti per indagare in maniera più approfondita sul commercio intra-europeo di carni cunicole.

evento bruxelles

 Interrogazione ADINOLFI br

foto Bruxelles 2foto Bruxelles 1________________________

COMMISSIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE DI REMO SERNAGIOTTO (PPE) SU ETICHETTATURA CARNI CUNICOLE

8 Settembre 2014 – Bruxelles. Sernagiotto. – Alla Commissione Ue – Per sapere – Premesso che in Italia la coniglicoltura rappresenta un importante settore nell’ambito della zootecnia da carne, costituendo, in termini di rilevanza economica, il quarto comparto zootecnico dopo quello dei bovini, dei suini e dei polli. Attualmente l’intera filiera cunicola sta attraversando una crisi di redditività dovuta – tra le diverse cause – anche all’incertezza normativa europea e alla forte fluttuabilità dei prezzi legata alla concorrenza del prodotto importato da altri Paesi.

Considerando che, in base all’articolo 27 (paragrafo, 5 lettera a)) del regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, entro il 13 dicembre 2014 la Commissione dovrà presentare al Parlamento europeo e al Consiglio “relazioni sull’indicazione obbligatoria del paese d’origine o del luogo di provenienza per i tipi di carni diverse dalle carni bovine”, si chiede alla Commissione:

  1. Qual è lo stato attuale della valutazione d’impatto e di fattibilità della possibile estensione dell’indicazione obbligatoria del paese di origine o del luogo di provenienza per le carni di coniglio?
  2. Quali misure intende adottare la Commissione per tutelare la salute dei consumatori e per prevenire le frodi e l’eventuale concorrenza sleale per il settore cunicolo italiano ed europeo derivanti dall’assenza dell’etichettatura obbligatoria di origine?

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Risposta di Dacian Ciolos

24 Ottobre 2014 – Bruxelles. Ciolos

La Commissione è al corrente dell’importanza dell’allevamento cunicolo in Italia.

Quanto alla possibilità di estendere alle carni di coniglio fresche e congelate gli obblighi sull’etichettatura di origine vigenti per altri tipi di carni, la Commissione sta preparando una relazione che presenterà al Parlamento europeo e al Consiglio, come richiesto dall’articolo 26, paragrafo 5, lettera a), del regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori[1]. Scopo della relazione è fornire al legislatore elementi per intavolare un dibattito informato su questo aspetto.

La Commissione ritiene che il livello di tutela della salute dei consumatori non dipenda dall’esistenza o meno di una disposizione specifica sull’indicazione obbligatoria di origine o di provenienza delle carni.

[1]    GU L 304 del 22.11.2011, pag. 1.

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU PROMOZIONE CARNI CUNICOLE

31 Luglio 2014 – Roma – Chiara Gagnarli (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro, firmata anche da L’Abbate, Massimiliano Bernini e Parentela con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo in relazione alle attività di promozione delle carni cunicole.

Qui di seguito  il testo integrale

GAGNARLI,  MASSIMILIANO BERNINI, L’ABBATE e PARENTELA . — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

il prezzo del coniglio italiano è costantemente al di sotto dei livelli standard, oltre ad essere sensibilmente sottocosto; ciò sta provocando, invece che un aumento dei consumi, una progressiva restrizione del mercato con gravi danni al patrimonio cunicolo nazionale, dovuto alla chiusura di molti allevamenti e macelli e risvolti negativi per i consumatori;

negli ultimi 7 anni oltre il 40 per cento degli allevamenti ed oltre 20 macelli sono falliti anche per la mancata attuazione del piano di settore e delle politiche di promozione. Gli indicatori Ismea e Gfk parlano chiaramente di una rarefazione del prodotto sugli scaffali (solo un supermercato ogni cinque dispone di conigli) e, dunque, di una restrizione del mercato pilotata. Gli allevamenti ancora «in vita» sono costretti a sottoscrivere contratti di soccida o convenzioni simili che prevedono la fornitura di mangime e il ritiro dei conigli;

gli allevatori cunicoli italiani denunciano questa situazione di crisi strutturale ormai da tempo, evidenziando attraverso l’associazione nazionale Anlac, le distorsioni del mercato, l’inefficacia del piano di settore, i fenomeni di dumping, le manovre import-export ed i presunti cartelli sia nella borsa merci di Verona che nella Commissione unica nazionale (Cun);

l’Anlac, nel silenzio di tutte le altre associazioni di categoria, ha proposto un’analisi approfondita delle reali cause della crisi strutturale e delle possibili misure di contrasto, anche attraverso un intenso confronto parlamentare che ha prodotto in questi anni numerosi atti di sindacato ispettivo, diverse audizioni e tre risoluzioni, ancora disattese;

al fine di stimolare la ripresa, oltre a tutte le misure previste dal piano di settore e dalle risoluzioni, sarebbe necessario invertire subito la tendenza negativa del saldo commerciale, avviando anche azioni promozionali, già previste dal piano di settore ma finora bloccate dalle stesse lobby che oggi vorrebbero, all’improvviso, rilanciare le attività promozionali con l’ausilio dei loro sodali. Per far ciò, da un lato bisognerebbe fare in modo che le esportazioni ridiventino superiori alle importazioni, e che il saldo sia positivo, dall’altro occorrerebbe aumentare il consumo interno;

il Governo e l’Autorità antitrust non sono ancora intervenuti, nonostante l’evidente fallimento del piano di settore e del parere inviato dalla stessa Autorità garante il 29 aprile 2011 alle Camere e al Governo, che non è riuscito nell’intento pro-concorrenziale di conferire una maggiore trasparenza e neutralità di mercato, insieme al rispetto delle regole del gioco;

in particolare, si sarebbero dovuti tutelare i beni strumentali, la trasparenza informativa, un processo di formazione dei prezzi alla produzione in senso pro-concorrenziale, l’autonomia e libertà decisionale delle controparti, l’accesso al mercato in condizioni di parità, anche territoriale, a garanzia di un’effettiva libera iniziativa economica nel settore, e il rispetto del protocollo istitutivo della CUN;

agli inizi degli anni ottanta, il CUNACO (Consorzio nazionale cunicolo), riunì tutte le cooperative operanti nel settore, non solo qualcuna, per porsi come naturale ponte fra produzione, macellazione e distribuzione; a questo il Ministero affidò la gestione di un marchio di origine del coniglio italiano; dopo pochi anni di buon funzionamento, la gestione incontrò difficoltà dovute al contrasto con le strategie di alcuni gruppi industriali, alcuni dei quali ancora oggi sono presenti sul mercato, che non videro di buon occhio l’iniziativa e l’opportunità fu interrotta;

alla fine degli anni ’80 fu promosso un nuovo organismo, il PROMCONIT, che avrebbe dovuto assolvere, almeno in parte, le funzioni del Cunaco. Con il coinvolgimento di alcune industrie della filiera (mangimifici, produttori di attrezzature ed altri fornitori) fu realizzata una campagna di comunicazione storica, «Mangia coniglio, è un buon consiglio», che ottenne un forte consenso dai consumatori; i consumi di prodotto italiano aumentarono e i consumatori erano disposti anche a spendere il 10 per cento in più pur di avere un prodotto nazionale riconosciuto. Tuttavia, in assenza del sostegno pubblico, l’iniziativa non fu replicata;

nel 2004 e nel 2007 vi furono altre iniziative ad opera di altre associazioni, AVITALIA prima e consorzio CUNITALY dopo, che avevano peraltro avuto la delega istituzionale e ingenti risorse pubbliche per svolgere certe funzioni, tra cui la promozione del consumo, la tracciabilità, ed altre. I progetti non furono mai avviati, allevatori e macellatori perdettero le quote versate per la costituzione dei consorzi, a causa delle solite interferenze con gli interessi degli industriali che non vedevano coerente con le loro strategie un tale soggetto istituzionale;

qualche settimana fa, il Comitato promozione coniglio italiano, che fa riferimento alla Cooperativa produttori conigli soc. coop. agricola a.r.l. per la raccolta fondi, ha notificato al Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali l’avvio di una campagna promozionale che vede tra gli sponsor i principali operatori di mercato integralmente (o parzialmente) verticalizzati nella filiera, i quali gestiscono i rapporti con i fornitori, cioè gli allevatori, attraverso contratti «leganti» (fornitura mangime – ritiro carni) che, ad avviso degli interroganti, sarebbero vietati dal diritto della concorrenza europea;

tale attività promozionale e pubblicitaria, auspicabile e necessaria in un momento in cui i cittadini chiedono una qualità garantita delle carni anche attraverso un’etichettatura chiara e leggibile, non trova però ancora favorevole riscontro nell’attuale normativa europea sull’indicazione obbligatoria dell’origine delle carni di coniglio e dei porzionati, nonostante i chiari indirizzi parlamentari;

la carenza di norme obbligatorie sull’origine, stante l’attuale legislazione comunitaria, permette infatti in particolare sul prodotto porzionato, di inserire la dicitura «prodotto in Italia» anche nel caso di carni di provenienza estera, con il rischio di acquistare conigli provenienti da Paesi extra Ue, arricchiti con antibiotici ed allevati in strutture non conformi alle normative comunitarie sul benessere animale, che vengono così spacciati «legalmente» per italiani ingannando i consumatori;

l’attività promossa dal predetto Comitato, però, a giudizio degli interroganti, concretizza l’ennesimo tentativo da parte dei principali operatori di mercato «verticalizzati» di escludere i liberi mangimifici, i liberi macellatori e i liberi allevatori;

a parere degli interroganti, visti i fallimenti delle iniziative precedenti, fatta salva quella del Cunaco, gestita direttamente dal Ministero, la campagna promozionale per favorire i consumi di carne di coniglio allevato in Italia, andrebbe affidata ad un soggetto pubblico, affinché sia salvaguardato l’interesse generale con un’attività duratura, ed affiancata, nelle more che la normativa comunitaria sull’etichettatura obbligatoria si evolva rapidamente, ad un progetto di branding anch’esso pubblico, con l’obiettivo di trasformare il coniglio da semplice commodity indifferenziata in un prodotto con un posizionamento distintivo. Tale esigenza potrebbe essere uno degli obiettivi della strategia di trade marketing, finalizzato a sviluppare il progetto di branding all’interno della category carni bianche ed a supportare l’evoluzione del consumo di prodotti a maggiore valore aggiunto;

il Governo, per effetto dell’ultima risoluzione del 1o aprile 2014, ha assunto impegni proprio in ordine alla realizzazione di specifiche campagne promozionali, già previste dalle precedenti risoluzioni, per la valorizzazione della produzione, nonché a una ampia informazione ai consumatori sulla qualità e sulle caratteristiche organolettiche della produzione nazionale –:

se il Ministro interrogato, alla luce dei fatti sopra esposti e delle esperienze passate, per quanto di propria competenza, non ritenga più corretto e proficuo, al fine di garantire azioni imparziali che vadano a beneficio dell’interesse generale, anche dei piccoli e liberi allevatori oltre che dei grandi gruppi industriali del settore, promuovere la costituzione di un ente consortile a capitale misto, che dia spazio a tutti i soggetti interessati, che possa promuovere e valorizzare a livello locale e nazionale la qualità del prodotto italiano attraverso un apposito marchio ed un disciplinare d’uso riconosciuti e controllati dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

se non ritenga opportuno, alla luce delle esperienze passate, controllare che gli allevatori che vogliano aderire al soggetto pubblico sopra menzionato, non siano sottoposti a contratti leganti (fornitura mangime e ritiro carni) vietati dal diritto della concorrenza europea nei confronti dei mangimifici e dei macellatori. (4-05747)

SENATO: VICEMINISTRO OLIVERO RISPONDE ALLA INTERROGAZIONE N. 3-00999 SU COMMISSIONE CUNICOLA ITALIANA.

23 Luglio 2014 – Roma – Il vice ministro OLIVERO risponde in 9° Commissione Agricoltura all’interrogazione n. 3-00999, a firma della senatrice Donno e altri, sul funzionamento della Commissione unica nazionale dei conigli da carne da allevamento nazionale-CUN.

Fa presente che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali è da sempre impegnato a sostenere e promuovere il settore cunicolo, anche mediante la costituzione di un apposito organismo, la Commissione unica nazionale, che opera per fornire un concreto sostegno al mercato delle carni cunicole.

Al riguardo, così come emerso nel testo della risoluzione approvata dalla XIII Commissione agricoltura della Camera dei deputati il 1° aprile scorso, ricorda che l’Autorità garante del mercato e della concorrenza, nelle sue osservazioni del 29 aprile 2011 inviate al Governo e alle Camere, ha sancito che l’attività della CUN deve ispirarsi ai principi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e per consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci locali, decretando l’autorevolezza della CUN stessa.

Rileva che in tale occasione il Governo si è impegnato a valutare le opportune iniziative per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale, affinché sia informato in maniera più dettagliata a principi di trasparenza e neutralità.

Informa che il Governo non intende venire meno a tale impegno, e infatti, di recente, sono stati tenuti specifici incontri preparatori per riorganizzare e migliorare l’azione e l’attività della CUN cunicola il cui scopo è quello di fare incontrare la domanda e l’offerta.

In tale contesto il MIPAAF, quale garante delle regole definite dalle associazioni, non può intervenire nelle scelte e nelle decisioni dei commissari, ma può svolgere solo una funzione di mediazione, assicurando il regolare confronto e un corretto dialogo delle parti che siedono nella Commissione.

Evidenzia che per un buon funzionamento della CUN è necessario poter contare su un alto livello di partecipazione dei commissari di entrambe le parti. Tuttavia, sebbene il Ministero abbia fornito strumenti di video e audio conferenza, nelle ultime sedute la rappresentanza degli allevatori è stata più bassa di quella possibile e auspicabile.

Ricorda poi che il regolamento istitutivo della CUN (i cui commissari sono nominati secondo criteri di democraticità e trasparenza) è il frutto di un’intesa tra le parti. A tal riguardo precisa che lo scorso 10 luglio, a seguito di un confronto tra le associazioni di categoria per conferire maggiore autorevolezza alla Commissione in parola, a maggioranza degli aventi diritto sono state apportate modifiche e integrazioni al pertinente regolamento.

Riguardo alla costituzione di una banca dati delle macellazioni evidenzia che Borsa merci telematica italiana S.p.a., soggetto incaricato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di svolgere la funzione di segreteria della CUN, ha richiesto più volte al Ministero della salute di poter attingere direttamente dalle ASL i dati relativi ai carichi e alla macellazione dei conigli. Tuttavia, essendosi proposto detto Ministero di effettuare centralmente la raccolta dei dati dalle ASL a livello periferico, non è ancora pervenuto un riscontro in merito.

Per quanto concerne invece la costituzione di una banca dati sull’import-export segnala che, pur fornendo l’ISTAT tali dati mensilmente (sia per i conigli vivi che per le carni macellate), si tratta tuttavia di quelli relativi a tre mesi prima non al mese corrente. Conseguentemente, la cadenza settimanale delle riunioni della CUN non si sposa con la cadenza e con la disponibilità attuale dei dati sull’import-export forniti dall’ISTAT.

Relativamente alla definizione di un modello econometrico di previsione di mercato, per le valutazioni della CUN, non ritiene che esso sia la scelta più opportuna per intercettare le variazioni settimanali dei prezzi dei conigli. Le variabili che possono influenzare il prezzo sono infatti numerose, raramente disponibili e quasi mai diffuse con la tempestività che sarebbe invece necessaria per un modello con finalità predittive.

Ribadisce inoltre che la CUN nasce quale mezzo di trasparenza, in quanto è la sede in cui il prezzo di riferimento è fissato dalle controparti in causa (allevatori e macellatori; con sei rappresentanti per parte) e, comunque sia, l’eventuale autorità che dovesse essere costituita in tale comparto non potrebbe non vedere coinvolti sia il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che quello dello sviluppo economico.

Evidenzia che ogni settimana vengono comunque analizzate da Borsa merci telematica italiana e da Ismea un elenco delle variabili che sono contenute nel report fornito ai commissari: prezzi all’origine, all’ingrosso e presso la grande distribuzione organizzata nel mercato nazionale; prezzi nei mercati esteri; dati di macellazione dei conigli per mese; indice dei costi alla produzione; consumi domestici di carne cunicola; import-export.

Ricorda infine che le borse merci, organismi sotto il controllo e la vigilanza del Ministero dello sviluppo economico, hanno il compito di rilevare, tramite i propri listini di borsa, i prezzi dei prodotti scambiati nel giorno di mercato; la Commissione unica nazionale, invece, è nata per assolvere al ruolo di formulare le tendenze di mercato e i relativi prezzi validi per la settimana successiva.

Precisa infine che, nel rispetto delle competenze, nei mesi scorsi il Ministero ha avviato una trattativa con la Borsa merci di Verona per verificare l’esistenza di una forma di cooperazione e integrazione tra le due strutture, sia per ottimizzare le proprie attività che per evitare l’insorgere di possibili conflitti di rappresentanza, e che la trattativa è ancora in corso.

La senatrice DONNO (M5S) si dichiara parzialmente soddisfatta della risposta. Apprezza il quadro delineato dal vice ministro Olivero e, tuttavia, sottolinea l’esigenza del permanere di un’attenta vigilanza da parte del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali sui sistemi di definizione del prezzo della carne cunicola. Ribadisce inoltre la necessità di una precisa e tempestiva tracciabilità della carne di coniglio commercializzata in Italia.

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU MODIFICHE CUN E BORSA MERCI

17 Luglio 2014 – Roma – Chiara Gagnarli (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro, firmata anche da L’Abbate, Gallinella e Massimiliano Bernini con la quale si chiede un intervento risolutivo del Governo al fine di pervenire alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della borsa merci di Verona, anche mediante l’ intervento dell’ Antitrust

Qui di seguito  il testo integrale

GAGNARLI, L’ABBATE, GALLINELLA e MASSIMILIANO BERNINI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

in data 1 aprile 2014 la Commissione agricoltura della Camera approvava la risoluzione n. 8-00048 che impegnava il Governo a garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale (Cun) verso principi di trasparenza e neutralità, e pervenire quindi alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi dei conigli svolta dalla Commissione della Borsa merci locale di Verona affinché potesse essere valorizzata l’attività svolta a livello nazionale dalla Cun, ed evitate duplicazioni in sede locale;

dopo due riunioni tra il dirigente del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali dottor Di Genova, il dottor Cuomo (Bmti) presso la Camera di Commercio di Verona, è stata redatta una bozza di modifica del regolamento di funzionamento della Cun cunicola;

il 23 giugno il dirigente dottor Di Genova convocava la riunione della Cun – cunicola per il giorno 10 luglio presso il Ministero, alla quale non partecipava, durante la quale il coordinatore dottor Cuomo, consulente esterno del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali illustrava le modifiche al regolamento Cun, che introducono una sovrastruttura chiamata «Comitato Cun», mai esistita nei precedenti regolamenti, né accettata dalla Cun – suini, attraverso la quale si introducono le stesse modalità anticoncorrenziali della borsa merci di Verona, privando di fatto gli allevatori commissari della facoltà di definire i prezzi dei propri conigli e demandando, in caso di disaccordo, questo compito ad altri soggetti esterni alla Cun;

gli allevatori commissari della Commissione unica nazionale ritengono che, essendo la trattativa libera ed autonoma, sia molto più semplice che in caso di disaccordo vi sia la possibilità di effettuale un «Non quotato» piuttosto che affidare le sorti del mercato a soggetti non commissari, come prevede la proposta di mediazione proposta e avallata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali;

altra illogicità sollevata dai commissari della Commissione unica nazionale, ed inserita nella penultima modifica regolamentare, è l’indicazione del doppio prezzo invece del prezzo singolo, avvenuto ben 8 volte su 24 durante l’attuale semestre. A tal proposito, i commissari della Commissione unica nazionale propongono al Ministero di stabilire una limitazione dei non quotati (massimo uno al mese) e negli altri casi di disaccordo far decidere alternativamente a sorte le due parti, come avveniva in precedenza;

i regolamenti delle borse merci prevedono di rilevare i prezzi storici settimanali, mentre di fatto sinora la borsa merci di Verona ha fissato i prezzi per la settimana successiva, anche senza gli allevatori, come lamentano i commissari della Commissione unica nazionale negli ultimi mesi, in palese contrasto con la normativa europea, con il parere dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato e con la Commissione prezzi unica nazionale-Cun, che è nata proprio per superare strumenti desueti – che risalgono addirittura a decreti regi del 1913 – con nuovi meccanismi più trasparenti e neutrali;

le modalità anticoncorrenziali della borsa merci di Verona, a causa dei vetusti regolamenti istitutivi, non consentono agli allevatori né di partecipare in tutte le fasi decisionali perché esclusi dal Comitato, che sinora ha fissato illecitamente prezzi di vendita sottocosto, né di esercitare la loro libertà negoziale in piena autonomia;

i commissari della Commissione unica nazionale fanno rilevare che la condotta assunta dalla borsa merci di Verona non è più tollerabile. I margini di discrezionalità adottati, i numerosi tentativi di mediazione ed il contrasto normativo pongono in essere attività restrittive della concorrenza, da svariati anni, senza che le organizzazioni sindacali agricole abbiano assunto sinora possibili azioni a tutela degli allevatori e della concorrenza nelle sedi competenti;

la sentenza della Corte di giustizia europea del 9 settembre 2003, causa C-198/01, riconosce a tutti gli organi di uno Stato, ivi comprese le autorità antitrust nazionali, il potere-dovere di disapplicare la normativa interna che imponga o favorisca l’adozione di comportamenti contrari alla disciplina antitrust comunitaria, accertando l’infrazione ed inibendone la continuazione. Secondo tale sentenza l’esistenza di una normativa interna anticoncorrenziale, come quella che regolamenta il funzionamento della borsa merci di Verona, non esclude l’applicazione degli articoli 101 e 102 del TFUE (ex articolo 81 e 82 del Trattato CE) ove il disposto legislativo non lasci al soggetto alcun margine di autonomia, imponendo un comportamento restrittivo, o creando un contesto giuridico che
di per sé elimina ogni possibilità di concorrenza;

in forza del principio del primato del diritto comunitario sul diritto nazionale in materia di concorrenza e degli effetti diretti degli articoli 101 e 102 del TFUE, le imprese sono tenute a non conformarsi alla normativa anticoncorrenziale della borsa merci di Verona, e il Ministero, essendo organo dello Stato che svolge attività di vigilanza sulle Commissioni uniche nazionali, è tenuto a tutelare il buon andamento di questo nuovo organismo da eventuali comportamenti contrari alla disciplina antitrust o in contrasto con altre norme interne;

la stessa Autorità garante della concorrenza e del mercato italiana aveva già inviato un parere in data 29 aprile 2011 al Governo e alle Camere, con cui auspicava un «esame in senso proconcorrenziale dell’attuale processo di formazione dei prezzi alla produzione, al fine di adeguare il sistema alla normativa posta a tutela della concorrenza (…)»;

nonostante l’istituzione della Commissione unica nazionale e la prevista attività di vigilanza del Ministero, la coesistenza di due organismi, produce ormai come prassi, delle quotazioni doppie e sottocosto dei prezzi dei conigli, da un lato, e, dall’altro, la fissazione impropria del prezzo da parte della borsa merci di Verona, attraverso il suo comitato di borsa interno, che lo ratifica in assenza degli allevatori, disattendendo l’indirizzo emerso dalla citata Risoluzione e dal parere dell’antitrust italiano;

la borsa merci di Verona infatti continua a pubblicare un prezzo che nella maggior parte dei casi coincide con quello della Commissione unica nazionale, a riprova del palese contrasto tra il regolamento della commissione borsa merci stessa, che prevede l’accertamento del prezzo storico settimanale, e il regolamento della Commissione unica nazionale, che prevede invece l’indicazione di una tendenza di mercato e di un prezzo per la settimana successiva;

i liberi allevatori, rappresentati dai commissari presenti in Commissione unica nazionale, esprimono forte disaccordo con la previsione, prevedibile nel caso in cui la bozza di modifica del Regolamento di funzionamento della Commissione unica nazionale Cunicola diventi operativo, di far confluire dentro la Commissione unica nazionale i difetti di funzionamento della borsa merci di Verona, generando restrizioni alla libertà e all’autonomia negoziale –:

se il Ministro interrogato non ritenga che, avallando la modifica del regolamento della Commissione unica nazionale (Cun), approvata in data 10 luglio, ma non ancora operante, si mantengano i meccanismi discrezionali delle borse merci locali, avallando quotazioni sottocosto vietate dall’articolo 62, in contrasto con le indicazioni dell’antitrust e degli impegni della Risoluzione n. 8-00048, trasferendone i vizi all’interno della stessa Commissione unica nazionale;

cosa intenda fare per dare finalmente attuazione alle disposizioni della Risoluzione n. 8-00048 approvata in Commissione agricoltura in data 1 aprile 2014, ed in particolare per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale (Cun), che lasci agli allevatori margini di autonomia e libertà negoziali, senza imporre loro comportamenti restrittivi, e richiedendo l’intervento dell’antitrust al fine di giungere alla disapplicazione con urgenza
della normativa regolamentare della borsa merci di Verona;

se non ritenga opportuno predisporre un quadro normativo che impedisca le continue modifiche peggiorative apportate ai regolamenti della Commissione unica nazionale introducendo criteri di trasparenza, neutralità ed effettività del ruolo cui i regolamenti delle nuove Commissioni uniche nazionali debbono attenersi, preveda un organo di vigilanza la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari della Commissione unica nazionale, alla verifica dei loro prerequisiti, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane, definisca il perimetro degli illeciti penali e amministrativi, le relative sanzioni, i procedimenti di applicazione e le forme di tutela giurisdizionale. (4-05580)

CAMERA, PD:  INTERROGAZIONE  SU BORSA MERCI DI VERONA

4 giugno 2014 – Roma – Maria Antezza (PD) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro Martina, firmata anche da Valiante e Venittelli, con la quale si chiede un intervento del Governo al fine di pervenire alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della borsa merci di Verona.

Qui di seguito  il testo integrale

ANTEZZA, ALIANTE e VENITTELLI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:

la risoluzione n. 8-00048 del 1o aprile 2014 approvata dalla Commissione agricoltura della Camera impegnava il Governo ad assumere una serie di misure per fronteggiare la crisi del settore cunicolo, che persiste da alcuni anni e si è acuita recentemente anche per i meccanismi opachi di formazione dei prezzi all’origine;

in particolare, l’impegno ad adottare le necessarie iniziative per giungere alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della borsa merci di Verona, dopo quella di Padova, era indirizzato a valorizzare l’attività svolta a livello nazionale dalla Commissione unica nazionale, in linea con le osservazioni espresse dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato;

il comparto cunicolo è stato oggetto di attenzione in sede di Conferenza Stato-regioni, dove nella seduta del 29 aprile 2010 è stato sancito un accordo su un «Piano di interventi per il settore cunicolo», con l’obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l’intera filiera, prevedendo un programma organico di interventi, così come definiti nell’ambito del tavolo di filiera;

ad oggi l’unica misura del piano di interventi per il settore cunicolo che è stata adottata è l’istituzione della Commissione unica nazionale, avviata dopo una lunga gestazione, con lo scopo di formulare le tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale» in maniera trasparente e neutrale;

al riguardo, l’Autorità garante del mercato e della concorrenza, nelle sue osservazioni del 29 aprile 2011 inviate al Governo e alle Camere, ha sancito che l’attività della Commissione unica nazionale deve ispirarsi ai principi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e per consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci locali, decretando così l’autorevolezza della Commissione unica nazionale stessa;

nonostante siano passati 45 giorni dall’approvazione della risoluzione n. 8-00048 e nonostante nelle ultime settimane gli allevatori abbiano abbandonato la Commissione conigli della borsa merci di Verona, quest’ultima continua a fissare impropriamente il prezzo e a pubblicarlo attraverso il Comitato borsa merci di Verona, che lo ratifica, disattendendo l’indirizzo emerso dalla citata risoluzione;

il fatto che Borsa merci di Verona pubblichi un prezzo che coincida con quello della Commissione unica nazionale dimostra il contrasto tra il regolamento della commissione borsa merci, (che prevede l’accertamento del prezzo storico settimanale) e il regolamento della Commissione unica nazionale (che prevede invece l’indicazione di una tendenza e di un prezzo per la settimana successiva) –:

quali iniziative di competenza intenda adottare al fine di pervenire alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della borsa merci di Verona, dopo quella di Padova, affinché possa essere valorizzata l’attività svolta a livello nazionale dalla Commissione unica nazionale e siano evitate duplicazioni in sede locale, in linea con le osservazioni espresse dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato. (4-05020)

SENATO, M5S: COMMISSIONE CUNICOLA ITALIANA. INTERROGAZIONE AL GOVERNO

29 Maggio 2014 – roma – Daniela Donno (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta orale al Governo sul cattivo funzionamento della Commissione cunicola italiana Cun-Conigli.

Qui di seguito  il testo integrale

DONNO, GAETTI, BUCCARELLA, PAGLINI, LUCIDI, SERRA – Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali – Premesso che:

la crisi della filiera cunicola italiana persiste da alcuni anni e si è acuita durante il 2014;

a partire dal 2007 le quotazioni del prezzo del coniglio all’origine in Italia riportano consistenti cali, cosa che appare anomala e incoerente con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi;

l’offerta nazionale di conigli è di fatto sempre più scarsa, i prezzi alla produzione in discesa, mentre la domanda rimane pressoché costante ed i prezzi al consumo salgono;

il mercato cunicolo italiano presenta da sempre una struttura assai disomogenea sul territorio nazionale (molto polverizzata e con limitate forme di organizzazione commerciale dell’offerta nel Sud Italia e più concentrata ed integrata verticalmente al Nord) e dunque l’organizzazione degli scambi e del processo di formazione dei prezzi ha sempre risentito degli squilibri nella rappresentatività delle diverse realtà locali;

per lungo tempo inoltre la formazione dei prezzi alla produzione è stata basata su regolamenti che riposavano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali), una situazione certamente non compatibile con i principi della concorrenza;

il 12 maggio 2009 la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato ha approvavato la risoluzione 7-00025, che impegna il Governo ad assumere un pacchetto di misure specifiche per fronteggiare la crisi del settore cunicolo;

il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, è stato stabilito un “Piano di intervento per il settore cunicolo” che si propone il rilancio della filiera al fine di superare alcune criticità, tra cui una contrazione generalizzata della redditività, conseguenza anche di un’accentuata stagionalità e ciclicità di mercato. Al riguardo, il piano sottolinea, tra l’altro, come gli allevatori siano chiamati ad adeguamenti tempestivi dell’offerta all’evoluzione dei consumi, con evidenti conseguenze in termini di una maggiore volatilità dei prezzi. Il piano individua pertanto linee di intervento tese al potenziamento economico e produttivo della filiera, improntate all’efficienza e alla trasparenza dei rapporti tra i diversi attori della filiera e, in particolare, con i consumatori finali;

tra gli strumenti individuati dal piano veniva prevista una revisione del meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso la costituzione di una commissione prezzi unica nazionale, neutrale e trasparente, che avrebbe dovuto consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci;

a tal proposito, in data 29 aprile 2011, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato inviava un parere alle Camere e al Governo con il quale rilevava, tra l’altro, come “la formazione dei prezzi alla produzione, basata ancora su regolamenti che riposano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali)”, non apparisse più “compatibile con i principi della concorrenza”;

il 10 luglio 2012 veniva firmato il protocollo di intesa per l’istituzione della “Commissione unica nazionale dei conigli vivi da carne da allevamento nazionale” (CUN);

scopo della commissione è la formulazione delle tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto “conigli vivi da allevamento nazionale”, in modo trasparente e neutrale; la medesima è assoggettata ai poteri di vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del responsabile del piano di settore;

la nozione di vigilanza presenta un insopprimibile connotato “funzionale” nella direzione di tutela di un interesse affidato alle cure di un soggetto pubblico; in particolare, la funzione è quella di tutelare i beni strumentali: le regole del gioco, quali la trasparenza informativa, un processo di formazione dei prezzi alla produzione in senso proconcorrenziale, l’accesso al mercato in condizioni di parità, anche territoriale, a garanzia di un’effettiva libera iniziativa economica nel settore;

è stato previsto un periodo sperimentale di funzionamento della commissione unica nazionale dal 1° agosto al 31 dicembre 2012, al termine del quale le tendenze di mercato e i prezzi medi all’ingrosso fissati dalla commissione avrebbero dovuto diventare punto di riferimento per il mercato e per le contrattazioni future da inserire nei singoli contratti di fornitura, volontariamente sottoscritti tra le parti, anche in adempimento degli obblighi di cui all’articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;

considerato che:

la CUN è formata da 6 commissari in rappresentanza degli allevatori e 6 in rappresentanza dei macellatori, oltre ai supplenti, che vengono designati dalle maggiori organizzazioni professionali agricole e dalle maggiori associazioni di categoria in base alla loro rappresentatività, più un segretario incaricato da Borsa merci telematica italiana ScpA (società consortile per azioni);

come denunciato da alcune organizzazioni dei produttori, le designazioni, in particolare quelle dei macellatori e degli allevatori, non sono ancora bilanciate tra i diversi territori regionali;

la problematica dei conflitti di interesse dei commissari è inoltre contemplata nell’articolo 3 del regolamento che prevede una verifica a posteriori di eventuali conflitti di interesse da parte del Ministero, nonché dall’articolo 9, che prevede che ciascun commissario ha l’obbligo di comunicare all’organizzazione o associazione che l’ha segnalato, e per conoscenza al Ministero, ogni eventuale modifica delle proprie attività che potrebbe porlo in una situazione di oggettivo conflitto di interessi;

nella pratica questa formulazione del regolamento si è già rivelata carente giacché, come dimostrato dalle denunce circostanziate di alcune associazioni di produttori, alcuni commissari sarebbero legati da convenzioni contrattuali (ritiro conigli, vendita mangime) con alcuni gruppi presenti tra i commissari macellatori;

un altro elemento distorsivo del buon funzionamento della CUN consiste nel fatto che tra i commissari allevatori vi sono membri delle borse merci locali, in particolare allevatori partecipanti a sedute di borsa antecedenti o successive a quelle della CUN: si assiste così ad un progressivo passaggio dei commissari delle borse merci locali di Verona e Padova alla CUN, che invece deve essere rappresentativa dell’intero mercato nazionale;

non è stato ancora raggiunto l’obiettivo della completa trasparenza della CUN e delle sue delibere, a causa di informazioni incomplete e poco aggiornate;

non è stato ancora raggiunto l’obiettivo di garantire la partecipazione dei commissari più distanti mediante un sistema di videoconferenza efficiente e attraverso la rete di collegamenti del sistema camerale;

il regolamento attuale impedisce ai commissari allevatori, in caso di disaccordo, la facoltà di vendere gli animali vivi decidendo di “non quotare”, quando le condizioni siano eccessivamente gravose ovvero sotto il costo medio di produzione, dunque, in contrasto con i divieti di cui al comma 1, 2 e 3 del citato art. 62 e dell’art. 4, comma 2, lettera c), del successivo regolamento di attuazione di cui al decreto ministeriale 19 ottobre 2012, n. 199. Tale facoltà all’inizio della fase sperimentale era prevista nel regolamento, ma poi è stata eliminata a differenza di quanto disposto, invece, per la CUN dei suini;

non solo il regolamento non prevede alcuna sanzione per i soggetti vigilati che dovessero causare contrattazioni anomale, ma non risulta nemmeno individuata l’autorità amministrativa indipendente, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane;

considerato inoltre che, a parere degli interroganti:

ad oggi, è il “piano di intervento per il settore cunicolo” nel suo complesso a non essersi rivelato realmente efficace;

è necessario definire un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, basato sull’insieme degli indicatori fondamentali macroeconomici, che favorisca valutazioni oggettive sulle tendenze di mercato e sui prezzi medi. Nella computazione dei dati è inoltre importante attingere a fonti diverse, come ad esempio per i dati di macellazione, per i quali però non è stata ancora attivata una banca dati;

considerato infine che:

tra i nuovi indicatori, il piano cunicolo redatto dal Ministero prevedeva anche il costo di produzione. Sul punto, peraltro, le disposizioni di cui all’articolo 62, comma 2, vietano qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese quelle che determinino prezzi palesemente al di sotto dei costi di produzione;

oltre agli indicatori di costo, è importante misurare la copertura distributiva. Nel primo report di analisi fornito dall’Ismea è stato dimostrato che il problema per il coniglio oggi è il sell in e non il sell out: solo un terzo dei punti vendita ha il coniglio sullo scaffale. La rarefazione nella distribuzione, dovuta alla chiusura di tanti allevamenti e macelli, rappresenta, a parere degli interroganti, l’inevitabile cartina al tornasole di una situazione di crisi dal lato dell’offerta e non della domanda,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti esposti;

se ritenga opportuno, nell’ambito delle proprie competenze, a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, assumere gli opportuni provvedimenti per garantire una maggiore autorevolezza della CUN, promuovendo la modifica del regolamento istitutivo della CUN stessa, al fine di rendere più dettagliate le funzioni di vigilanza, i limiti della segreteria e i requisiti dei commissari anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi, in modo che non sia possibile nominare rappresentanti che abbiano relazioni commerciali con uno stesso gruppo presente nella CUN e che non vi siano commissari il cui fatturato dipenda in prevalenza da altri commissari;

se non ritenga di dover intervenire, nell’ambito delle proprie attribuzioni, in ordine ad un miglioramento della qualità delle informazioni a disposizione dei commissari, al fine di promuovere la costituzione di una banca dati di macellazione e una banca dati sui flussi import-export in tempo reale;

se non consideri di dover promuovere azioni utili alla definizione di un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, ad uso delle valutazioni della CUN, che contempli anche il costo di produzione, nonché un indicatore della copertura distributiva della merce in termini numerici e ponderati;

se non ritenga necessario attivarsi, nell’ambito delle proprie competenze, per l’individuazione di un’autorità, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane;

quali iniziative di competenza intenda assumere a garanzia del rispetto della normativa comunitaria in materia di concorrenza, al fine di disapplicare i regolamenti delle borse merci di Verona e Padova, atteso che, a parere degli interroganti, quelle specifiche commissioni favoriscono comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 81.1 del Trattato CE (art. 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), ovvero ne legittimano o rafforzano gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma.

(3-00999)

SENATO, M5S:  ANDAMENTO ANOMALO COSTO MANGIMI. INTERROGAZIONE AL GOVERNO

13 Maggio 2014 – roma – Daniela Donno (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Governo sull’andamento anomalo del costo di produzione alimentare dei Conigli.

Qui di seguito  il testo integrale

DONNO, GAETTI, SERRA, BLUNDO, FUCKSIA, BERTOROTTA, PUGLIA, MOLINARI, VACCIANO, SANTANGELO, GIROTTO, PETROCELLI – Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e dello sviluppo economico – Premesso che:

la crisi della filiera cunicola persiste da alcuni anni e si è acuita nel periodo più recente, sia per i meccanismi opachi di formazione dei prezzi all’origine, sia per l’aumento incontrollato dei costi di produzione;

il settore è stato interessato da un piano di rilancio approvato dal Governo italiano e dalla Conferenza Stato-Regioni;

i dati indicano che fino al 2006 gli allevatori cunicoli sono riusciti a recuperare i costi. A partire dal 2007, vi è stato un cambiamento di rotta a causa della concomitante presenza dell’inflazione e dell’aumento del prezzo del mangime che, per la crescita dei prezzi dei cereali, ha registrato un balzo sostanziale; a ciò si aggiunge la caduta dei prezzi del coniglio vivo, per la quale occorre ancora fornire una spiegazione economica plausibile;

l’inflazione da costo dei mangimi rappresenta la voce principale del costo di produzione di un allevatore, rappresentando circa il 65 per cento del costo produttivo, ed è caratterizzata da un andamento anomalo che erode la redditività dell’allevamento;

gli allevatori denunciano l’impossibilità di assorbire questa sospetta crescita dei costi di produzione che, in 10 anni, dal 2004 al 2014, ha prodotto un incremento spropositato del 50 per cento, vale a dire oltre 10 euro a quintale di mangime a favore esclusivo dei mangimisti; così, mentre l’industria di macellazione, l’industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del valore aggiunto e ad accumulare profitti, agli allevatori è preclusa la possibilità di incrementare i prezzi all’origine dei loro prodotti e di sopravvivere dignitosamente;

in particolare, nel 2013, i mangimifici avrebbero applicato agli allevatori 3 aumenti complessivi pari a 3 euro a quintale e, a novembre 2013, avrebbero abbassato i prezzi di circa euro 1/qle, a fronte di un calo delle materie prime di circa il 20 per cento durante l’anno;

durante il 2013, i costi del mangime in rialzo hanno reso la situazione insostenibile per molti allevatori. Ad oggi, molti operatori del settore stanno chiudendo le proprie attività anche per il concomitante calo dei prezzi di mercato della carne;

gli aumenti sarebbero intervenuti nonostante alcune divergenze tra andamenti stabili rilevati da Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) e andamenti calanti rilevati dagli allevatori. L’indice Ismea più recente del costo dei mangimi pubblicato sul Report cunicolo del 18 aprile 2014 evidenzia un andamento costante da gennaio a novembre 2013 ed un calo del 1 per cento a dicembre 2013, su base sia tendenziale che congiunturale. Tuttavia, un’elaborazione più attenta realizzata dall’Anlac (Associazione nazionale liberi allevatori di conigli) dell’indice di costo medio, nel 2013, di un paniere di materie prime composto da mais, orzo, frumento, crusca, soia, girasole, erba medica e polpe, evidenzia un calo dell’indice di circa il 20 per cento dovuto al raffreddamento dei listini pubblicati dall’Ager (Associazione granaria emiliana romagnola) di Bologna;

sempre secondo i dati Ismea, da dicembre 2013 a febbraio 2014, la situazione risulta stazionaria e non presenta aumenti delle materie prime, anzi a febbraio la variazione tendenziale degli indicatori di costo di produzione del mangime rispetto all’anno precedente risulterebbe addirittura in calo dello 0,5 per cento, mentre la variazione congiunturale rispetto al mese precedente di gennaio risulterebbe stabile (0,0 per cento);

secondo l’Anlac in uno scenario calante delle quotazioni delle materie, che parte dal 2012 e manifesta un trend decrescente durante tutto il 2013, non solo risultano ingiustificati gli aumenti del mangime del 2013, ma appaiono immotivati gli annunci di nuovi aumenti a partire da metà aprile 2014, con allineamenti sospetti tra i vari mangimisti, vale a dire aziende di grandi dimensioni e filiali di multinazionali quasi tutte associate ad Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici);

in generale, le imprese del settore producono mangime per le varie tipologie di allevamenti di bestiame e non solo per gli allevamenti di conigli. Alcune, però, essendo verticalmente integrate, agiscono sia sul mercato del mangime sia nel connesso mercato delle carni vive e della trasformazione, condizionando così il libero mercato sul versante dei costi degli allevatori e dei loro ricavi;

risulta agli interroganti che mentre il costo del mangime per i polli diminuisce, quello per i conigli aumenta, senza che l’Assalzoo sia intervenuta a fare chiarezza di fronte ad un’obiettiva diminuzione delle materie prime nel comparto avicolo, come dichiarato anche da Unaitalia (Unione nazionale filiere agroalimentari carni e uova) su “Il sole-24 ore” del 3 maggio 2014;

molti allevatori, proprio a causa di un andamento poco chiaro del prezzo del coniglio vivo (per il quale occorre ancora fornire una spiegazione economica plausibile) si sono recentemente trovati in ristrettezze economiche, appesantendo inutilmente una crisi che non permette loro di far fronte al mantenimento degli animali,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

quali azioni intendano intraprendere, per quanto di competenza, per arginare la crisi che le imprese del settore cunicolo italiano stanno attraversando anche a salvaguardia delle imprese sopravvissute;

se non ritengano opportuno attivare, con la massima urgenza, un tavolo interministeriale per concertare meccanismi di ripartizione equi del valore aggiunto lungo la filiera, tenuto conto del danno economico e sociale che si sta profilando per il settore;

se non ritengano opportuno acquisire i dati di produzione e vendita di mangime per conigli dal 2007 ad oggi da parte di tutte le aziende associate Assalzoo, disaggregando l’area d’affari degli allevamenti rurali da quelli industriali, al fine di verificare quali aziende della filiera, in questi anni, abbiano tratto vantaggi nel mercato delle carni e in quello connesso dei mangimi;

se non ritengano opportuno promuovere iniziative di propria competenza presso l’Autorità garante della concorrenza e del mercato al fine di verificare se gli aumenti praticati dalle industrie mangimistiche negli ultimi anni, in particolare durante il 2013 e 2014, siano giustificati da variazioni apprezzabili nel mercato delle materie prime e siano congrui con l’indice di costo medio di un paniere di materie prime per coniglio o se, invece, siano il frutto di una politica concertata di natura speculativa.

(4-02194)

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU COSTO MANGIMI

18 Aprile 2014 – Roma – Chiara Gagnarli (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta ai Ministri Martina, Padoan e Guidi, firmata anche da Giuseppe L’Abbate, con la quale si chiede un intervento del Governo per l’aumento incontrollato dei costi di produzione, in particolare quello del mangime.

Qui di seguito  il testo integrale

GAGNARLI e L’ABBATE. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico.

— Per sapere – premesso che:

il 1° aprile 2014, la XIII Commissione agricoltura della Camera ha approvato una risoluzione unitaria (n. 8-00048 Gagnarli) riguardante iniziative per fronteggiare la crisi della filiera cunicola;

la crisi di questo settore persiste da alcuni anni e si è acuita nel periodo più recente, oltreché per i meccanismi opachi di formazione dei prezzi all’origine, sui quali abbiamo già interrogato i Ministri, anche per l’aumento incontrollato dei costi di produzione;

l’inflazione da costo dei mangimi rappresenta la voce principale del costo di produzione di un allevatore di conigli;

a partire dal 2010 il trend di aumento dei mangimi, ha avuto infatti un aumento eccessivo pari ad oltre il 30 per cento non giustificato da un parallelo aumento delle materie prime;

i dati indicano che mentre fino al 2006 gli allevatori cunicoli sono riusciti a recuperare i costi, dal 2007 ciò non è più avvenuto per la concomitante presenza dell’inflazione da costi (in particolare l’aumento del prezzo del mangime che, a causa della crescita dei prezzi dei cereali, ha registrato un balzo sostanziale), e la caduta dei prezzi del coniglio vivo, per la quale occorre ancora fornire una spiegazione economica plausibile;

gli aumenti sarebbero intervenuti nonostante l’indice Ismea, più recente, del costo dei mangimi pubblicato sul Report cunicolo del 18 aprile 2014, evidenzi un andamento costante dal gennaio a novembre 2013 ed un calo del 1 per cento a dicembre 2013 su base sia tendenziale che congiunturale;

sempre secondo i dati Ismea da dicembre 2013 a febbraio 2014 la situazione risulta stazionaria e non presenta aumenti delle materie prime, anzi a febbraio la variazione tendenziale degli indicatori di costo di produzione del mangime rispetto all’anno precedente risulterebbe addirittura in calo dello -0,5 per cento, mentre la variazione congiunturale risulterebbe stabile (0,0 per cento);

pur tuttavia l’associazione Anlac riferisce che gli industriali hanno annunciato nuovi aumenti in questa settimana di aprile con allineamenti sospetti non giustificati da incrementi apprezzabili sul mercato delle materie prime;

i produttori di mangimi sono aziende di grandi dimensioni, molte sono filiali di multinazionali, quasi tutte associate ad Assalzoo. In generale le imprese del settore producono mangime per varie tipologie di allevamenti di bestiame, ma molte di queste, essendo verticalmente integrate, agiscono sia sul mercato del mangime che nel connesso mercato delle carni vive e della trasformazione;

gli allevatori denunciano l’impossibilità di assorbire la crescita dei costi di produzione, che in dieci anni, dal 2004 al 2014, hanno subito un incremento spropositato del 50 per cento pari ad oltre 10 euro a quintale di mangime; così mentre l’industria di macellazione, l’industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del valore aggiunto e ad accumulare profitti, anche grazie ai proventi delle pelli, agli allevatori è preclusa la possibilità d’incrementare i prezzi all’origine dei loro prodotti e di sopravvivere –:

se non ritenga opportuno attivare con la massima urgenza un tavolo interministeriale per concertare meccanismi di ripartizione equi del valore aggiunto lungo la filiera, visto il danno economico e sociale che si sta profilando per il settore ed in particolare per i produttori;

se non ritenga opportuno acquisire i dati economici di produzione e vendita di mangime per conigli dal 2007 ad oggi da parte di tutte le aziende associate Assalzoo, al fine di capire quali aziende della filiera hanno tratto vantaggi in tutti questi anni nel mercato delle carni e in quello connesso dei mangimi e quali ci hanno rimesso. (4-04575)

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU CUN E BORSA MERCI VERONA

16 Aprile 2014 – Roma – Chiara Gagnarli (M5S) ha presentato una interrogazione al Ministro Martina, firmata anche da L’ABBATE, GALLINELLA E MASSIMILIANO BERNINI, con la quale si chiede la disapplicazione del regolamento della borsa merci di Verona ed il miglioramento del regolamento Cun.

Ecco il testo integrale

Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro dell’economia e delle finanze, al Ministro dello sviluppo economico. — Per sapere – premesso che:

gli allevatori cunicoli italiani denunciano ormai da tempo evidenti distorsioni nel funzionamento delle borse merci italiane e nella Commissione unica nazionale (Cun), tese ad alterare il corso reale delle quotazioni di mercato a danno dei produttori;
secondo gli allevatori cunicoli italiani, giudizio confermato anche dal parere del 29 aprile 2011 dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per lungo tempo la formazione dei prezzi alla produzione si è basata su regolamenti incentrati su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali), configurando una situazione da tempo non compatibile con i principi della leale concorrenza;
da quanto si apprende dai verbali delle sedute dalla Cun, che chiunque può consultare sul sito Cun-conigli del Mipaaf dopo essersi registrato nell’archivio riunioni (http://www.cunconigli.it/public/archivioRiunioni.php), ancora oggi sarebbero in atto vendite sottocosto praticate dalla Cun e dalla Borsa merci di Verona, quest’ultima ancora in attività nonostante la valutazione negativa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato;
in diversi verbali, ed in particolare nel verbale della seduta Cun del 4 aprile 2014, un commissario allevatore denuncia la mancanza di credibilità dei commissari macellatori presenti in Cun e nella Borsa merci Verona, nonché il loro tentativo di condizionare il mercato a proprio vantaggio;
a parere degli interroganti tale situazione ostacola la leale concorrenza e dovrebbe essere rilevata e contrastata dall’attività di vigilanza degli organi preposti del Mipaaf;
Anlac (Associazione nazionale liberi allevatori nazionali di conigli) inoltre, sostiene da tempo che la normativa relativa alla costituzione ed al funzionamento della borsa merci di Verona «nella misura in cui sollecita o facilita l’adozione di comportamenti anticoncorrenziali», da luogo a effetti che rendono praticamente inefficaci le norme dei Trattato a tutela della concorrenza, e andrebbe pertanto «disapplicata»;
la borsa merci di Padova, infatti, ha già provveduto a chiudere la propria commissione per evitare inutili duplicazioni con la Cun nazionale;
invero, secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell’Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia, con Sentenza del 9 settembre 2003 C-198/01, a tal proposito, ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, comprese le autorità amministrative, l’obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario –:
se i Ministri interrogati, ognuno per le proprie competenze, a seguito dei pronunciamenti della Corte di giustizia e del parere dell’Antitrust, intendano prendere gli opportuni provvedimenti per «disapplicare» il regolamento della borsa merci di Verona atteso che quella specifica Commissione favorisce comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 81.1 del Trattato CE (ora 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), ovvero ne legittimano o rafforzano gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma;
se a tutela della concorrenza e del benessere dei consumatori, si intenda chiedere all’autorità garante della concorrenza e del mercato un’indagine conoscitiva sulla situazione;
se il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, intenda prendere gli opportuni provvedimenti per garantire una maggiore autorevolezza della Cun attraverso un processo di miglioramento del Regolamento istitutivo della stessa, come stabilito anche dalla recente risoluzione conclusiva 8-00048 della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. (4-04537)

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE  SU REPORT STATISTICO NEL SETTORE CUNICOLO

10 Aprile 2014 – Roma – Chiara Gagnarli (M5S) ha presentato una interrogazione al Ministro Martina, firmata anche da L’ABBATE, GALLINELLA, BENEDETTI E MASSIMILIANO BERNINI, con la quale si chiede l’ aggiornamento del “Report statistico sulla coniglicoltura”.

Ecco il testo integrale

Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali. — Per sapere – premesso che:
il 1o aprile 2014, la XIII Commissione agricoltura della Camera ha approvato una risoluzione unitaria (n. 8-00048 Gagnarli) riguardante iniziative per fronteggiare la crisi della filiera cunicola;
l’impegno principale preso dal Governo attraverso questo importante atto parlamentare è quello di dare piena attuazione al piano di interventi per il settore cunicolo, previsto dall’accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato-regioni;
la risoluzione prevede, tra l’altro il monitoraggio del settore, la ricerca di trasparenza delle informazioni e tutela del made in Italy, l’intervento nelle competenti sedi europee per procedere ad un sistema di etichettatura efficace, il rafforzamento dell’attività di repressione delle frodi sia all’interno del mercato nazionale che in fase di import/export;
è evidente che per dare attuazione a qualsiasi iniziativa volta alla tutela di un settore è importante, quale base di partenza, conoscere i numeri e la portata di quel settore sul mercato;
l’ultimo rapporto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali «Report statistico sulla coniglicoltura», elaborato da ISMEA, risale al 2008 –:
se non intenda, anche per dare piena ed immediata attuazione agli impegni previsti alla risoluzione suddetta, assumere iniziative per l’aggiornamento di tutti i dati presenti nel «Report statistico sulla coniglicoltura» elaborato da ISMEA e risalente a sei anni fa. (4-04454)

RISOLUZIONE CAMERA

1 Aprile 2014 – Roma – Risoluzione conclusiva 8-00048 sulle iniziative per fronteggiare la crisi della filiera cunicola presentato da GAGNARLI Chiara (M5S)  in Commissione XIII (Agricoltura) a seguito Risoluzioni 7-00032 Gagnarli e 7-00040 Antezza: Iniziative per fronteggiare la crisi della filiera cunicola.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

La XIII Commissione,
premesso che:

l’Italia, dopo la Cina, rappresenta la seconda realtà mondiale nella coniglicoltura ed è leader europeo con il 54 per cento della produzione europea, seguita dalla Francia e dalla Spagna. Il settore, oltre ad assumere una posizione di primo piano in ambito europeo, è il quarto della zootecnia nazionale, dopo quello dei suini, dei bovini e dei polli; tuttavia, è completamente trascurato;

nonostante il consumo di carne di coniglio sia in costante aumento, da diversi anni la filiera cunicola italiana attraversa una fase di grave crisi. Infatti, a partire dal 2007, le quotazioni del prezzo del coniglio all’origine in Italia hanno registrato consistenti abbattimenti, anomali e incoerenti con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi, come emerge da dati dell’Associazione nazionale dei produttori di alimenti zootecnici (Assalzoo); l’anomalia è tanto più consistente in quanto l’offerta nazionale di conigli è di fatto sempre più scarsa, con i prezzi alla produzione in discesa;

la crisi e la mancata attuazione del Piano di settore fino ad ora hanno causato il fallimento di oltre il 40 per cento degli allevamenti italiani e di oltre il 20 per cento dei macelli; al sud non ci sono più macelli in grado di offrire un libero servizio agli allevamenti professionali anche a seguito della grave restrizione del mercato, che costringe gli allevatori a sottoscrivere contratti di soccida o convenzioni similari che prevedono la fornitura del mangime e il ritiro della carne; gli indicatori ISMEA confermano che c’è ormai una rarefazione di merce sui punti vendita dovuti alla penuria di offerta nazionale, che danneggia il benessere dei consumatori;

gli allevatori denunciano l’impossibilità di assorbire la crescita dei costi di produzione mediante incremento dei prezzi all’origine dei loro prodotti, mentre l’industria di macellazione, l’industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del prezzo e ad accumulare profitti;

per detti motivi, il comparto cunicolo è stato oggetto di attenzione del Parlamento nella precedente legislatura con due risoluzioni (risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato), a seguito delle quali, il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Stato-regioni, è stato sancito un accordo su un «Piano di interventi per il settore cunicolo», con l’obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l’intera filiera, prevedendo un programma organico di interventi, così come definiti nell’ambito del tavolo di filiera;

la risoluzione n. 8-00141 della Commissione agricoltura della Camera impegnava il Governo ad assumere una serie di ulteriori misure per fronteggiare la crisi del settore cunicolo e, tra l’altro, ad avviare una campagna di controlli sulle vendite sottocosto e sulla vendita di carne di coniglio, al fine di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come nazionali e ad attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore;

alcune regioni hanno deliberato lo stato di crisi del settore, chiedendo l’attivazione del fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, attivazione a cui non si è potuto attendere anche a seguito di alcune incongruità con la normativa comunitaria;

nella grande distribuzione organizzata, in molte parti d’Italia, permangono forti elementi di incertezza per il consumatore sulla provenienza della carne di coniglio venduta a prezzi notevolmente bassi;

anche molti produttori italiani da anni denunciano un ingiustificato aumento delle importazioni della carne di coniglio, caratterizzata da prezzi insolitamente bassi;

da circa due anni le importazioni italiane di coniglio hanno subito una metamorfosi nelle quote imputabili alle diverse aree di provenienza e presentano alcune anomalie; la Germania, pur non essendo un produttore europeo di conigli, ha occupato gli spazi dell’Ungheria, sicché mentre nel 2010 la quota di mercato in volume dell’Ungheria nel mercato italiano era del 45,2 per cento, nel 2012 si è ridotta al 6 per cento, mentre quella della Germania è passata dal 10,6 per cento al 41,3 per cento nello stesso periodo di riferimento; le dimensioni delle esportazioni tedesche verso l’Italia hanno così superato quelle di Spagna e Francia insieme, che notoriamente sono al secondo e terzo posto tra i produttori europei dopo l’Italia. Il volume di importazione per l’Italia (dalla sola Germania) è pari a circa duemila tonnellate all’anno, mentre persistono dubbi sulla provenienza di detti conigli (congelati o refrigerati) da altre zone europee o extraeuropee;

l’Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha denunciato anche in sede europea la presenza di un mercato parallelo d’importazione dei conigli da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina. L’importazione si aggira in oltre 100.000 conigli alla settimana, dei quali oltre il 60 per cento è rappresentato da prodotti congelati, con fenomeni di dumping;

la distorsione della concorrenza avviene sia immettendo sul mercato italiano carni di coniglio di bassa qualità ed extraeuropee sia utilizzando il dumping;

i dati confermano che la maggior parte della carne cunicola importata dall’Italia proviene dalla Francia (55 per cento); nel 2013 sono arrivati dalla Francia oltre 15.000 quintali di conigli macellati; l’eccedenza di conigli macellati francesi, però, verrebbe immessa in commercio in Italia ad un prezzo di esportazione inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest’anno è iniziato a febbraio, in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona, e delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra i Paesi dell’Unione europea;

risulta poi che alcuni macellatori, presenti sia nella filiera cunicola che in quella suinicola, barattino conigli dall’estero in cambio di maiali italiani o altre forniture zootecniche (countertrade), lasciando alla regolamentazione in denaro un ruolo marginale;

da quanto si apprende dalla stampa, sarebbero in atto anche vendite sottocosto praticate dalla Commissione unica nazionale (CUN) conigli e dalla Borsa merci di Verona, che ancora svolge la sua attività nonostante la valutazione negativa dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato;

ad oggi l’unica misura del Piano di interventi per il settore cunicolo che è stata adottata è l’istituzione della Commissione unica nazionale (CUN), avviata dopo una lunga gestazione, con lo scopo di formulare le tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale» in maniera trasparente e neutrale;

al riguardo, l’Autorità garante del mercato e della concorrenza, nelle sue osservazioni del 29 aprile 2011 inviate al Governo e alle Camere, ha sancito che l’attività della CUN deve ispirarsi ai princìpi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e per consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci locali, così decretando l’autorevolezza della CUN stessa;

tale autorevolezza necessita però di un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della stessa CUN, affinché sia informato in maniera più dettagliata a principi di trasparenza e neutralità;

il Piano di intervento per il settore cunicolo prevedeva anche azioni per l’introduzione dell’etichettatura di origine obbligatoria della carne di coniglio; al contrario il 6 luglio 2011, il Parlamento europeo – nel ratificare l’accordo con la Commissione europea e il Consiglio sul regolamento relativo alla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari ai consumatori – ha purtroppo escluso dall’obbligo di etichettatura d’origine la carne di coniglio;

la decisione del legislatore europeo è penalizzante per l’Italia che si trova a fronteggiare situazioni anticoncorrenziali e fraudolente nelle importazioni rese agevoli dall’assenza di etichettatura obbligatoria;

la normativa europea inoltre permette che sul cibo l’origine possa diventare quella del luogo in cui è avvenuta l’ultima lavorazione «sostanziale». Così, nel caso di un prodotto porzionato, i supermercati non sono obbligati ad indicare la provenienza della materia prima, ma solo il luogo dell’ ultima lavorazione «sostanziale». Questa norma del codice doganale, che andrebbe cambiata, non garantisce i consumatori, i quali per essere più sicuri dell’ origine italiana, dovrebbero preferire solo il prodotto intero, su cui la tutela del made in Italy agisce più efficacemente rispetto a quello già tagliato e porzionato;

l’Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha più volte segnalato la presenza di fenomeni fraudolenti da parte degli importatori, evidenziando altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea;

secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell’Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario;

in un momento in cui i cittadini sono sempre più attenti alla qualità delle merci che acquistano, sia da un punto di vista merceologico e nutrizionale sia per ciò che riguarda la salute, esiste il rischio che le carni di coniglio in arrivo dai Paesi extraeuropei, arricchite con antibiotici, possano finire sugli scaffali dei supermercati europei come carni italiane, a danno dei consumatori e della competitività tra produttori; i conigli importati spacciati per italiani penalizzano inoltre l’attività degli allevatori italiani che, rispettando invece le regole di mercato, vengono sopraffatti dalla vendita a prezzi fortemente competitivi di prodotti stranieri;

l’Italia dovrebbe intensificare i controlli presso i macellatori, in particolare quelli dotati anche di laboratorio per le seconde lavorazioni e verificare attentamente la corrispondenza tra bolle estere di accompagnamento e quantità di conigli effettivamente scaricati, in maniera analitica;

la Commissione per le petizioni del Parlamento europeo ha aperto un dossier, chiedendo l’intervento della Commissione europea, sui profili di violazione delle regole in materia di etichettatura e di tracciabilità della carne di coniglio,

impegna il Governo:

a dare piena attuazione al piano di interventi per il settore cunicolo, previsto dall’accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato-regioni, e agli indirizzi contenuti nella risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e della risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato, rispettando gli impegni già assunti con la filiera;

a riferire in tempi brevi alle competenti Commissioni parlamentari circa lo stato di attuazione del piano di settore e delle risoluzioni parlamentari prima citate, riferendo anche in merito all’eventuale presenza di criticità che ne hanno finora ostacolato la piena attuazione e in merito alle iniziative eventualmente necessarie per aggiornare il medesimo piano di settore;

a concertare con le amministrazioni centrali e periferiche competenti per il monitoraggio del settore un rafforzamento e coordinamento dei controlli sulle importazioni ed esportazioni di carni di coniglio, anche al fine di contrastare più efficacemente le contraffazioni, l’agropirateria e il commercio di prodotti falsamente indicati come made in Italy e a sostenere il settore;

a valutare l’opportunità di assumere iniziative per garantire la trasparenza delle informazioni attraverso la costituzione di una banca dati di macellazione che utilizzi le informazioni a disposizione del Ministero della salute attraverso la rete delle aziende sanitarie locali e i dati sull’import-export attraverso il collegamento in rete con le Amministrazioni competenti alla tenuta di tali informazioni;

a sollecitare le autorità europee al fine di indagare sulla presenza di aiuti di Stato vietati o comportamenti anticoncorrenziali (dumping) da parte di alcuni Stati membri dell’Unione;

ad intervenire nelle opportune sedi europee affinché sia superato l’attuale sistema di classificazione che ha un medesimo codice di nomenclatura sia per le lepri sia per i conigli, per consentire una precisa individuazione della carne di coniglio e quindi una corretta rilevazione statistica e un sistema di controlli più efficace;

ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni europee, affinché sia introdotto l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio, sia intero che porzionato, al fine di garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;

a rafforzare le attività di prevenzione e repressione delle frodi commerciali, prestando particolare attenzione al rispetto delle prescrizioni relative all’indicazione dell’origine e alla regolare tenuta della documentazione amministrativo-contabile inerente alla tracciabilità dei prodotti;

ad informare le competenti Commissioni parlamentari sulle urgenti iniziative di competenza che il Governo intende assumere – in una fase grave di credit crunch – al fine di agevolare l’accesso al credito in favore degli allevatori in stato di crisi, e ormai non più in bonis, in modo da permettere loro di diluire le passività e di ristrutturare il debito;

a valutare le opportune iniziative per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della Commissione unica nazionale (CUN), affinché sia informato in maniera più dettagliata a principi di trasparenza e neutralità;

ad adottare le opportune iniziative di competenza al fine di pervenire alla cessazione dell’attività di accertamento dei prezzi svolta dalla Commissione conigli della Borsa merci di Verona, dopo quella di Padova, affinché possa essere valorizzata l’attività svolta a livello nazionale dalla CUN e siano evitate duplicazioni in sede locale, in linea con le osservazioni espresse dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato;

per la tutela della concorrenza e della salute dei consumatori, a sollecitare l’apertura di una indagine conoscitiva da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, per verificare il corretto funzionamento del mercato delle carni di coniglio.

(8-00048) «Gagnarli, Antezza, Franco Bordo, Caon, Lupo, Oliverio, Luciano Agostini, Anzaldi, Benedetti, Massimiliano Bernini, Carra, Cenni, Cova, Covello, Dal Moro, Ferrari, Fiorio, Gallinella, L’Abbate, Marrocu, Mongiello, Palma, Parentela, Sani, Taricco, Tentori, Terrosi, Valiante, Venittelli, Zaccagnini, Zanin».

COMMISSIONE EUROPEA: RISPOSTA DI CIOLOS ALLE INTERROGAZIONI DI BIZZOTTO (EFD) E DI MAZZONI (PPE) SU DUMPING

31 Marzo 2014 – Bruxelles.

Le pratiche delle imprese che potrebbero falsare la concorrenza nel mercato interno sono disciplinate dagli articoli da 101 a 106 del TFUE (Regole di concorrenza applicabili alle imprese). Alla Commissione non risulta che i produttori francesi di carni cunicole abbiano ricorso a pratiche di tale tipo né che beneficino di aiuti di Stato specifici che, falsando la concorrenza nel mercato interno ai sensi dell’articolo 107 del TFUE, recano pregiudizio agli omologhi di altri Stati membri.

Per quanto attiene ai regimi di aiuto approvati dalla Commissione per il settore agricolo francese, non si può escludere che fra i beneficiari si annoverino anche produttori di carni cunicole. Non può tuttavia essere preclusa a tali produttori, sempre che soddisfino le condizioni di ammissibilità, la possibilità di beneficiare dei regimi di aiuto per il solo motivo che, applicando il principio di libera circolazione delle merci, offrono i loro prodotti sul mercato di un altro Stato membro dell’UE.

PARLAMENTO EUROPEO: PROPOSTA DI RISOLUZIONE DI MARA BIZZOTTO (EFD) SU LOTTA AI FENOMENI DI DUMPING NEL SETTORE CUNICOLO ITALIANO

27 Marzo 2014 – Bruxelles. Bizzotto.

Il Parlamento europeo,

–       visto l’articolo 120 del suo regolamento,

A.  preso atto che l’associazione degli allevatori cunicoli italiani, Anlac, lamenta distorsioni nel mercato europeo delle carni macellate; che il surplus di conigli macellati francesi verrebbe immesso in commercio in Italia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia;

B.    considerando che tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest’anno è iniziato a febbraio, in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona, e delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra Stati europei;

1.     invita la Commissione a verificare se l’immissione in commercio in Italia di carni cunicole provenienti dalla Francia a un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia delinei una discriminazione internazionale dei prezzi tesa ad alterare la struttura del commercio tra Stati europei;

2.      invita la Commissione ad esaminare attentamente la situazione del settore cunicolo europeo e dei suoi operatori.

CAMERA, PD:  INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE SU IMMISSIONE IN ITALIA DI CARNI CUNICOLE A PREZZI INFERIORE A QUELLO DI MERCATO

18 Marzo 2014 – Roma – MARIA ANTEZZA (PD) ha presentato una interrogazione, firmata anche da OLIVERIO, VENITTELLI E COVELLO, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali per sapere se l’immissione nel commercio in Italia di carni cunicole, provenienti dalla Francia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia, possa delineare un comportamento anticoncorrenziale nel commercio tra gli Stati europei; e se non si ritenga necessario coinvolgere le autorità europee per verificare l’effettiva assenza di comportamenti anticoncorrenziali e di aiuti di Stato nel commercio di carne di coniglio tra gli Stati membri.

Qui di seguito  il testo integrale

. — Per sapere – premesso che:

nei giorni scorsi l’associazione nazionale dei liberi allevatori di conigli (ANLAC) ha denunciato distorsioni nel mercato europeo delle carni di coniglio macellate. L’associazione ha reso noto il paradosso che in Francia, Ungheria e Spagna i conigli vivi valgono molto di più di quelli italiani, mentre una volta macellati il prezzo crolla;

tale contraddizione per l’associazione rivelerebbe l’esistenza di comportamenti scorretti (dumping) nel commercio internazionale di carne macellata tendente ad abbassare artificialmente le quotazioni del vivo sulle piazze italiane, che i macellatori-grossisti italiani sinora non hanno contrastato;

i dati statistici confermano che l’Italia importa dalla Francia la maggior quota di carni cunicole europee (55 per cento): durante il 2013 dalla Francia sono arrivati quasi 15.000 quintali di conigli macellati con un incremento del 22 per cento rispetto al 2012. La restante quota di importazioni è coperta da Ungheria (26 per cento) e Spagna (16 per cento);

l’elevato livello di produzione cunicola del mercato italiano non giustifica l’aumento progressivo dell’import sotto il profilo dei consumi nazionali, mentre tale incremento sembrerebbe funzionale a calmierare i prezzi del mercato interno a vantaggio degli operatori finali della filiera produttiva;

secondo l’ANLAC, il surplus di conigli macellati francesi verrebbe immesso in commercio in Italia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente in alcuni periodi dell’anno, quest’anno è iniziato in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona e delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, e tende a favorire pratiche di monopolio alterando la struttura del commercio tra Stati europei;

per superare le debolezze strutturali della filiera delle carni cunicole il comparto nazionale chiede da tempo l’estensione dell’etichettatura di origine obbligatoria alle carni di coniglio, sterilizzando così le manovre speculative dei grossi gruppi agroalimentari e della distribuzione organizzata, che a detta dell’ANLAC, sono tra i maggiori acquirenti delle carni di coniglio francesi, ungheresi e spagnole;

l’estate scorsa con l’approvazione della risoluzione n. 7-00040 in Commissione agricoltura, sulle problematiche del settore cunicolo e sui fenomeni di dumping da parte di altri Stati membri, il Governo pro tempore si è impegnato ad intervenire presso la Commissione europea, per chiarire i profili di violazione delle regole in materia di etichettatura e di tracciabilità della carne di coniglio in ambito UE;

il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha definito un piano di intervento per il settore cunicolo adottato nella seduta del 29 aprile 2010 della Conferenza Stato-Regioni nel 2010 con l’obiettivo, tra gli altri, di superare alcune criticità tra cui una contrazione generalizzata della redditività conseguenza anche di un’accentuata stagionalità e ciclicità di mercato; il piano individua pertanto linee di intervento tese al potenziamento economico e produttivo della filiera, improntate all’efficienza e alla trasparenza dei rapporti tra i diversi attori della filiera e, in particolare, con i consumatori finali;

tra gli strumenti individuati, molto importante è la prevista revisione del meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso un migliore funzionamento della commissione prezzi unica nazionale (CUN), neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci;

tuttavia, come riconosciuto dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in un parere fornito sulla formazione dei prezzi all’ingrosso nel settore cunicolo (parere AS 850, del 29 aprile 2011), la mancata applicazione del piano di intervento per il settore cunicolo, ha privato tale comparto di un valido strumento per il superamento delle criticità e per il potenziamento economico e produttivo dell’intera filiera, mentre ha favorito ulteriormente lo squilibrio nella catena del valore, aggravando la crisi del settore –:

quali siano i controlli effettuati sul funzionamento della filiera cunicola, ivi comprese le catene distributive italiane, i grossisti, i macellatori dotati di laboratori di sezionamento, i magazzini frigoriferi e le navi frigo che attraccano nei porti italiani, finalizzati a contrastare fenomeni di contraffazione, di pirateria e comportamenti anticoncorrenziali;

se l’immissione nel commercio in Italia di carni cunicole, provenienti dalla Francia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia, possa delineare un comportamento anticoncorrenziale nel commercio tra gli Stati europei;

se non si ritenga necessario coinvolgere le autorità europee per verificare l’effettiva assenza di comportamenti anticoncorrenziali e di aiuti di Stato nel commercio di carne di coniglio tra gli Stati membri. (5-02384)

CAMERA, M5S:  INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE SU DUMPING NEL SETTORE CUNICOLO ITALIANO

6 Marzo 2014 – Roma – Giuseppe L’Abbate (M5S) ha presentato una interrogazione al Governo, firmata anche da GAGNARLI, GALLINELLA, MASSIMILIANO BERNINI, BENEDETTI, LUPO e PARENTELA. Per sapere – premesso che:

gli allevatori cunicoli italiani denunciano ormai da tempo evidenti distorsioni sul mercato europeo delle carni macellate evidenziando come nei mercati francesi, ungheresi e spagnoli i conigli vivi valgano molto di più di quelli italiani, mentre quelli macellati siano quotati eccessivamente al ribasso;
la suddetta anomalia alimenta comportamenti scorretti nel commercio europeo di carne macellata, fino a configurare fattispecie di dumping, che i macellatori-grossisti italiani non contrastano adeguatamente con la conseguenza di danneggiare il nostro patrimonio zootecnico e di determinare artificiali ribassi delle quotazioni del prodotto vivo sulle piazze italiane;
il mercato cunicolo italiano si approvvigiona essenzialmente con importazioni dall’estero, in particolare dalla Francia, da cui nel 2013 sono arrivati oltre 15.000 quintali di conigli macellati;
l’aumento esponenziale dell’import sembra configurarsi più come un espediente funzionale a calmierare i prezzi del mercato nazionale piuttosto che una misura dettata dalla necessità di colmare la crisi di offerta dovuta alla chiusura di moltissimi allevamenti nazionali;
secondo l’associazione allevatori Anlac, il surplus di conigli macellati francesi verrebbe immesso in commercio in Italia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest’anno è iniziato a febbraio, in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona e delinea una discrimi- nazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra i Paesi dell’Unione europea;
studi econometrici commissionati dall’Anlac all’università di Napoli, hanno evidenziato che ad incidere sul prezzo del coniglio vivo in Italia non è la differenza tra prezzo italiano e prezzo estero, come vorrebbe la teoria economica, bensì il saldo importazioni-esportazioni del prodotto macellato, cosa che conferma le perplessità circa la natura essenzialmente speculativa e incontrastata del fenomeno –:

di quali ulteriori elementi disponga il Ministro in relazione a quanto espresso in premessa e se non ritenga urgente intervenire presso le competenti sedi comunitarie, al fine di verificare che l’immissione in commercio nel nostro Paese di carni cunicole francesi, ad un prezzo inferiore a quello praticato nel Paese d’origine, non configuri una discriminazione dei prezzi tesa ad alterare la struttura del commercio tra Stati membri anche al fine di accertare che il Governo francese non sostenga il suo comparto cunicolo con aiuti incompatibili con le regole comunitarie. (5-02293)

SENATO, M5S: DUMPING FILIERA CUNICOLA ITALIANA. INTERROGAZIONE AL GOVERNO

11 Marzo 2014 – roma – Daniela Donno (M5S) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Governo, firmata anche da GAETTI,  LEZZI, MORONESE, MORRA, SERRA, SANTANGELO. L’ interrogazione chiede ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute se non intendano intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni europee, per verificare se l’immissione nel commercio in Italia di carni cunicole provenienti dalla Francia, ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia, delinei una discriminazione internazionale dei prezzi tesa ad alterare la struttura del commercio tra Stati europei.

Ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, della salute e dell’economia e delle finanze – Premesso che:

gli allevatori cunicoli italiani lamentano distorsioni nel mercato europeo delle carni macellate;

in particolare, a loro giudizio, in Francia, Ungheria e Spagna, in questo momento, i conigli vivi valgono molto di più di quelli italiani mentre quelli macellati valgono molto meno;

tale situazione si palesa come paradossale e anticoncorrenziale;

nell’ambito del commercio internazionale di carne macellata, tale contraddizione alimenta alcuni comportamenti scorretti (dumping), non adeguatamente contrastati dai macellatori-grossisti italiani: nello specifico si ravvisa un abbassamento artificiale delle quotazioni dei conigli vivi sulle piazze italiane, in spregio del patrimonio zootecnico nazionale e delle comuni norme sulla concorrenza;

i dati statistici confermano che l’Italia importa dalla Francia la maggior quantità percentuale di carni cunicole europee (55 per cento);

nel 2013, dalla Francia sono arrivati quasi 15.000 quintali di conigli macellati, con un incremento del 22 per cento rispetto al 2012. La restante quota di importazioni è stata coperta da Ungheria (26 per cento) e Spagna (16 per cento);

l’aumento progressivo, nel mercato italiano, delle importazioni di carne cunicola rappresenta un espediente funzionale a calmierare i prezzi, ma, di fatto, non viene a colmare la crisi di offerta dovuta all’allarmante chiusura degli allevamenti italiani; il tutto a fronte di consumi pressoché invariati o leggermente calati (con una diminuzione del 2 per cento nel 2013);

secondo l’associazione allevatori Anlac (Associazione nazionale liberi allevatori conigli), il surplus dei conigli macellati francesi viene immesso nel mercato italiano ad un prezzo inferiore del valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente ogni anno, da aprile ad agosto, nel 2014 si è verificato prima, vale a dire nel mese di febbraio, in concomitanza con i ribassi eccessivi sulla piazza di Verona;

ciò determina una discriminazione internazionale dei prezzi, favorisce pratiche di monopolio, altera la struttura del commercio tra Stati europei e penalizza la situazione dei produttori italiani;

studi econometrici commissionati dall’Anlac all’università di Napoli hanno dimostrato che ad incidere sul prezzo del coniglio vivo in Italia non è la differenza tra prezzo italiano e prezzo estero, come vorrebbe la teoria economica, ma il saldo importazioni-esportazioni del prodotto macellato. Ciò, dunque, a conferma della natura essenzialmente speculativa e incontrastata del fenomeno;

considerato che non risulta agli interroganti che lo Stato italiano si sia adoperato per contrastare il fenomeno descritto, soprattutto mediante un’implementazione del piano di settore anticrisi,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, intervenire urgentemente nelle opportune sedi europee per verificare se l’immissione nel commercio in Italia di carni cunicole provenienti dalla Francia, ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia, delinei una discriminazione internazionale dei prezzi tesa ad alterare la struttura del commercio tra Stati europei;

se non intendano, nell’ambito delle proprie competenze, intervenire urgentemente nelle opportune sedi europee per verificare se la Francia stia finanziando, attraverso aiuti di Stato incompatibili con le regole dell’Unione, prezzi di dumping a favore delle proprie imprese. (4-01833)

COMMISSIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE PRIORITARIA DI ERMINIA MAZZONI (PPE) SU DUMPING NEL SETTORE CUNICOLO ITALIANO

6 Marzo 2014 – Bruxelles. Mazzoni – Alla Commissione Ue – Per sapere – Considerando:

– che secondo recenti dati statistici  l’ Italia importa dalla Francia il 55%  di carni cunicole,  il 26% dall’ Ungheria, il  16% dalla Spagna;

– che durante il 2013 dalla Francia sono arrivati in Italia quasi 15.000 qli di conigli macellati con un incremento del 22% rispetto al 2012;

– che i consumi in Italia sono rimasti pressocchè invariati o leggermente calati (-2% nel 2013);

– che in Italia i prezzi del conigli “vivo” sono più bassi che nel resto dell’ Europa;

– che il surplus di conigli macellati francesi viene immesso in commercio in Italia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia e che tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest’anno è iniziato a febbraio, in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona;

Dato che l’ elevato livello di autoapprovvigionamento del mercato italiano non sembra giustificare l’ aumento delle importazioni.

Si chiede alla Commissione europea se non ritenga che  l’ immissione nel commercio in Italia di carni cunicole provenienti dalla Francia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’ interno della stessa Francia, non denoti comportamenti scorretti tesi ad alterare la concorrenza tra Stati europei, praticando un vero e proprio dumping. Si invita inoltre la Commissione a verificare se la Francia non stia finanziando, attraverso aiuti di Stato, prezzi di dumping a favore delle imprese francesi.

COMMISSIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE DI MARA BIZZOTTO (EFD) SU DUMPING NEL SETTORE CUNICOLO ITALIANO

3 Marzo 2014 – Bruxelles. Bizzotto. – Alla Commissione Ue – Per sapere – premesso che:

L’ associazione degli allevatori cunicoli italiani, Anlac, lamenta distorsioni nel mercato europeo delle carni macellate. Secondo l’ associazione in Francia, Ungheria e Spagna, in questo momento, i conigli vivi valgono molto di più di quelli italiani, al contrario e paradossalmente, quelli macellati valgono molto meno.

Questa contraddizione alimenta comportamenti scorretti nel commercio internazionale di carne macellata (dumping), che i macellatori-grossisti italiani sinora non hanno contrastato, e tende ad abbassare artificialmente le quotazioni del vivo sulle piazze italiane.

I dati statistici confermano che l’ Italia importa dalla Francia la maggior quota di carni cunicole europee (55%): durante il 2013 dalla Francia sono arrivati quasi 15.000 qli di conigli macellati con un incremento del 22% rispetto al 2012. La restante quota di importazioni è coperta da Ungheria (26%) e Spagna (16%).

Dato l’ elevato livello di autoapprovvigionamento del mercato italiano, l’aumento progressivo dell’ import rappresenterebbe piuttosto un espediente funzionale a calmierare i prezzi del mercato italiano e non la necessità di colmare la crisi di offerta dovuta alla chiusura degli allevamenti italiani; il tutto a fronte di consumi pressocchè invariati o leggermente calati (-2% nel 2013).

Secondo l’ associazione di tutela degli allevatori, il surplus di conigli macellati francesi, verrebbe immesso in commercio in Italia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’interno della stessa Francia; tale fenomeno, che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, quest’anno è iniziato a febbraio, in concomitanza dei ribassi eccessivi sulla piazza di Verona, e delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra Stati europei.

Considerato che non ci risulta che lo Stato italiano abbia effettuato alcuna notifica volontaria, chiediamo che la Commissione europea voglia verificare:

–  se l’ immissione nel commercio in Italia di carni cunicole provenienti dalla Francia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’ interno della stessa Francia, delinei una discriminazione internazionale dei prezzi tesa ad alterare la struttura del commercio tra Stati europei;

–  se la Francia stia finanziando, attraverso aiuti di Stato incompatibili con le regole dell’ Unione, prezzi di dumping a favore delle proprie imprese.

SENATO, M5S: ETICHETTATURA FILIERA CUNICOLA ITALIANA. INTERROGAZIONE AL GOVERNO

19 Febbraio 2014 – roma – Daniela Donno (M5S) ha presentato una interrogazione al Governo, firmata anche da GAETTI , CASALETTO , LEZZI , BUCCARELLA , FUCKSIA , MONTEVECCHI , BERTOROTTA , ENDRIZZI , BOCCHINO , VACCIANO. L’ interrogazione chiede ai Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali e della salute se non intendano intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni europee, in coerenza con gli impegni già assunti, per introdurre l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio intero e porzionato al fine di prevenire frodi, garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori.

Nel documento si chiede al governo “di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come nazionali e attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore cunicolo”.

Questo spiega la Donno “affinchè sia adottato un programma nazionale di monitoraggio e di controllo specifico nel settore anche attraverso test sanitari tesi a verificare la presenza di residui nel prodotto importato, da effettuarsi soprattutto presso i depositi di carni all’ingrosso, nei laboratori di sezionamento, nei magazzini frigoriferi in outsourcing e sulle navi frigo destinate al trasporto di carico refrigerato, congelato o surgelato che attraccano nei porti italiani”.

L’ interrogazione chiede poi al Governo “un effettivo controllo, sia presso le industrie di macellazione cunicola sia presso i laboratori di sezionamento, dei flussi di animali importati nonché per la trasparenza, nelle piattaforme della distribuzione organizzata, della tracciabilità della carne cunicola al fine di prevenire e reprimere frodi di natura fiscale e in un’ottica di lealtà delle transazioni”.

L’ interrogazione impegna poi l’esecutivo “ad assumere misure che scongiurino l’utilizzo, da parte di importatori italiani, della stampigliatura “made in Italy” su conigli provenienti da altri paesi europei, in assenza di processi di lavorazione o trasformazione sostanziali nei laboratori italiani”.

Di seguito il testo integrale dell’ interrogazione 4-01717

Premesso che: alcune associazioni di allevatori di conigli destinati al macello lamentano una drastica riduzione delle imprese attive nel settore nonostante lo stabile consumo, in Italia, di carne cunicola; tali associazioni asseriscono che gli acquirenti di conigli macellati fissano i prezzi di acquisto, le quantità da comprare, scambiano informazioni tra loro e coordinano le offerte in relazione alla vendita; gli acquirenti di conigli, al fine di coordinare le proprie politiche di acquisto, utilizzano strategicamente la “leva” delle importazioni/esportazioni per mantenere basso il livello dei prezzi sul mercato nazionale; tale fenomeno anticompetitivo, già reso noto anche mediante petizioni e segnalazioni al Parlamento europeo e all’Antitrust, è alimentato dalla presenza di vuoti normativi che, di fatto, impediscono alla filiera cunicola di essere interamente tracciabile. Ne deriva, dunque, che conigli macellati e acquistati all’estero, ma porzionati in laboratori italiani vengono spacciati ai consumatori per prodotti italiani; il Parlamento europeo ha esteso il Regolamento comunitario sull’etichettatura obbligatoria di origine a tutte le carni fresche, fatta eccezione per quelle di coniglio; tale dispensa avveniva nell’inerzia del Governo italiano, nonostante il primato della coniglicoltura italiana in Europa e in contravvenzione alla misura del piano nazionale di settore in materia di adozione dell’etichettatura obbligatoria di origine; l’esclusione delle carni di coniglio dall’etichettatura obbligatoria di origine si pone in palese contrapposizione con i contenuti dell’articolo 169, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea che impone di promuovere il diritto all’informazione a favore della protezione dei consumatori mediante scelte consapevoli, senza discriminazione alcuna; nella grande distribuzione organizzata (GDO) italiana permangono forti elementi di incertezza circa la provenienza della carne di coniglio venduta ai consumatori a prezzi notevolmente bassi; esiste il rischio che le carni di coniglio provenienti da Paesi extraeuropei, su cui si è rilevata una massiccia quantità di antibiotici, possano finire sugli scaffali dei supermercati europei come carni italiane, a danno dei consumatori e della competitività tra produttori; a parere degli interroganti, l’Italia dovrebbe intensificare i controlli presso i macellatori, in particolare nei confronti di quelli dotati di un laboratorio per le seconde lavorazioni, verificando attentamente e in maniera analitica la corrispondenza tra le bolle estere di accompagnamento e le quantità di conigli effettivamente scaricati; il semplice passaggio da una confezione estera ad una italiana di conigli interi non implica una lavorazione o trasformazione “sostanziale”; piuttosto, tale pratica sembra integrare il reato di vendita di prodotti industriali con segni mendaci, disciplinato dall’art. 517 del codice penale e a cui pone rimedio l’art. 4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350; i laboratori di sezionamento dovrebbero essere tenuti a compilare correttamente la documentazione amministrativo-contabile relativa alla tracciabilità, alla detenzione di conigli importati e alla rietichettatura dei conigli provenienti dall’estero, al fine di prevenire e reprimere le frodi in commercio; è compito della politica economica evitare il consolidamento di posizioni dominanti, oligopolistiche e abusate le quali danneggiano sia i produttori primari, sia i consumatori, costretti a mangiare prodotti di dubbia provenienza; considerato che: si ravvisa la presenza sul mercato italiano di carni di coniglio caratterizzate da origine incerta, di discutibile qualità che possono mettere a rischio la salute dei consumatori; sussiste nel settore cunicolo italiano una forte distorsione della concorrenza che avviene immettendo sul mercato nazionale carni di coniglio extraeuropee di bassa qualità, con metodi di dumping scorretto; risulta agli interroganti che alcuni macellatori e grossisti abbiano dichiarato di importare dalla Francia o dalla Spagna conigli macellati a prezzi sensibilmente inferiori a quelli praticati negli stessi mercati di origine (euro 2,70-2,90 al chilogrammo); questa situazione di precarietà normativa sull’etichettatura, sui controlli e sul dumping, determina uno squilibrio e aggrava la crisi del settore, poiché i prezzi praticati sono alterati da fenomeni distorsivi e fraudolenti che hanno effetti anche nelle Commissioni prezzo uniche nazionali (Cun),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa; se non intendano, nei limiti delle proprie attribuzioni, intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni europee, in coerenza con gli impegni già assunti, per introdurre l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio intero e porzionato al fine di prevenire frodi, garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;

se non intendano avviare le opportune iniziative di competenza al fine di controllare le vendite sottocosto delle carni e in particolar modo quelle di coniglio; se non intendano, nell’ambito delle proprie competenze, reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come nazionali e attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore cunicolo;

se ritengano opportuno avviare, a tutela della salute pubblica, di concerto con il Dipartimento dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari e l’Agenzia delle dogane, un programma nazionale di monitoraggio e di controllo specifico nel settore anche attraverso test sanitari tesi a verificare la presenza di residui nel prodotto importato, da effettuarsi soprattutto presso i depositi di carni all’ingrosso, nei laboratori di sezionamento, nei magazzini frigoriferi in outsourcing e sulle navi frigo destinate al trasporto di carico refrigerato, congelato o surgelato che attraccano nei porti italiani;

quali misure di competenza vogliano adottare per un effettivo controllo, sia presso le industrie di macellazione cunicola sia presso i laboratori di sezionamento, dei flussi di animali importati nonché per la trasparenza, nelle piattaforme della distribuzione organizzata, della tracciabilità della carne cunicola al fine di prevenire e reprimere frodi di natura fiscale e in un’ottica di lealtà delle transazioni;

quali misure, per quanto di competenza, intendano assumere al fine di scongiurare l’utilizzo, da parte di importatori italiani, della stampigliatura “made in Italy” su conigli provenienti da altri paesi europei, in assenza di processi di lavorazione o trasformazione sostanziali nei laboratori italiani.

SENATO, M5S: REGOLAMENTARE FILIERA CUNICOLA ITALIANA. MOZIONE IN AULA

8 Luglio 2013 – roma – Daniela Donno (M5S) ha presentato una mozione al Senato, firmata anche da CIAMPOLILLO, GIROTTO, PAGLINI, BLUNDO, SCIBONA, TAVERNA, CASALETTO, ORELLANA, MOLINARI, GAETTI, LEZZI, MARTELLI, MUSSINI, BULGARELLI, PUGLIA, SERRA, PEPE, CASTALDI, CIOFFI, CAMPANELLA, CATALFO, BOCCHINO, MONTEVECCHI, FUCKSIA, BERTOROTTA, BUCCARELLA, VACCIANO. La mozione impegna il governo ad una serie d’iniziative per regolamentare meglio il settore. Nel documento si chiede di impegnare il governo “a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, a prendere gli opportuni provvedimenti per garantire una maggiore autorevolezza della Commissione unica nazionale dei conigli vivi da carne di allevamento nazionale (CUN), attraverso un processo di miglioramento del Regolamento istitutivo della stessa che indichi in maniera più dettagliata, le funzioni di vigilanza, i limiti della segreteria e i requisiti dei Commissari anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi”. Questo spiega la Donno “in modo che non sia possibile nominare rappresentanti che abbiano relazioni commerciali con uno stesso gruppo presente in CUN e che non vi siano commissari il cui fatturato dipenda in prevalenza da altri commissari”. La mozione chiede poi al Governo ” la costituzione di una banca dati di macellazione e una banca dati sui flussi import-export in tempo reale” e di “promuovere azioni utili alla definizione di un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, ad uso delle valutazioni della CUN, che contempli anche il costo di produzione, nonché un indicatore della copertura distributiva della merce in termini numerici e ponderati”. Il documento impegna poi l’esecutivo “a stabilire quale sia l’autorità, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all’ efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane”. Il senatore Luigi Gaetti, vice presidente della Commissione Agricoltura al Senato, aggiunge: “Vogliamo portare all’attenzione del governo le disfunzioni della Cun e i meccanismi delle Borse merci regolati da regi decreti che hanno un secolo di vita”. In particolare, -secondo la normativa di cui all’art 62- egli evidenzia che “si potrebbe stabilire come regola che le quotazioni debbano partire da un prezzo minimo, equivalente ai costi di produzione che un allevatore deve sostenere”.

Di seguito il testo integrale della mozione 1-00099

premesso che:

la crisi della filiera cunicola italiana persiste da alcuni anni e si è acuita nel periodo più recente;

a partire dal 2007 le quotazioni del prezzo del coniglio all’origine in Italia riportano consistenti cali, cosa che appare anomala e incoerente con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi;

l’offerta nazionale di conigli è di fatto sempre più scarsa, i prezzi alla produzione in discesa, mentre la domanda rimane pressoché costante ed i prezzi al consumo salgono;

il mercato cunicolo italiano presenta da sempre una struttura assai disomogenea sul territorio nazionale (molto polverizzata e con limitate forme di organizzazione commerciale dell’offerta nel Sud Italia e più concentrata ed integrata verticalmente al Nord) e dunque l’organizzazione degli scambi e del processo di formazione dei prezzi ha sempre risentito degli squilibri nella rappresentatività delle diverse realtà locali;

per lungo tempo inoltre la formazione dei prezzi alla produzione è stata basata su regolamenti che riposavano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali), una situazione certamente non compatibile con i principi della concorrenza;

il 12 maggio 2009 la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato approvava la risoluzione 7-00025 che impegna il Governo ad assumere un pacchetto di misure specifiche per fronteggiare la crisi del settore cunicolo;

il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano, è stato stabilito un «Piano di intervento per il settore cunicolo» che si propone il rilancio della filiera al fine di superare alcune criticità, tra cui una contrazione generalizzata della redditività, conseguenza anche di un’accentuata stagionalità e ciclicità di mercato. Al riguardo, il piano sottolinea, tra l’altro, come gli allevatori siano chiamati ad adeguamenti tempestivi dell’offerta all’evoluzione dei consumi, con evidenti conseguenze in termini di una maggiore volatilità dei prezzi. Il piano individua pertanto linee di intervento tese al potenziamento economico e produttivo della filiera, improntate all’efficienza e alla trasparenza dei rapporti tra i diversi attori della filiera e, in particolare, con i consumatori finali;

tra gli strumenti individuati dal piano veniva prevista una revisione del meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso la costituzione di una commissione prezzi unica nazionale, neutrale e trasparente, che avrebbe dovuto consentire di superare i meccanismi discrezionali delle borse merci;

a tal proposito, in data 29 aprile 2011, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato inviava un parere alle Camere e al Governo con il quale rilevava, tra l’altro, come “la formazione dei prezzi alla produzione, basata ancora su regolamenti che riposano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali)”, non apparisse più “compatibile con i principi della concorrenza”;

il 10 luglio 2012 veniva firmato il protocollo di intesa per l’istituzione della «Commissione unica nazionale dei conigli vivi da carne da allevamento nazionale» (CUN);

scopo della commissione è la formulazione delle tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale», in modo trasparente e neutrale; la medesima è assoggettata ai poteri di vigilanza del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali e del responsabile del piano di settore;

la nozione di vigilanza presenta un insopprimibile connotato “funzionale” nella direzione di tutela di un interesse affidato alle cure di un soggetto pubblico; in particolare, la funzione è quella di tutelare dei beni strumentali: le regole del gioco, quali la trasparenza informativa, un processo di formazione dei prezzi alla produzione in senso proconcorrenziale, l’accesso al mercato in condizioni di parità, anche territoriale, a garanzia di un’effettiva libera iniziativa economica nel settore;

si prevedeva un periodo sperimentale di funzionamento della commissione unica nazionale dal 1° agosto al 31 dicembre 2012, al termine del quale le tendenze di mercato e i prezzi medi all’ingrosso fissati dalla Commissione avrebbero dovuto diventare punto di riferimento per il mercato e per le contrattazioni future da inserire nei singoli contratti di fornitura volontariamente sottoscritti tra le parti, anche in adempimento degli obblighi di cui all’articolo 62 della decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27;

considerato che:

la CUN è formata da 6 commissari in rappresentanza degli allevatori e 6 in rappresentanza dei macellatori, oltre ai supplenti, che vengono designati dalle maggiori organizzazioni professionali agricole e dalle maggiori associazioni di categoria in base alla loro rappresentatività, più un segretario incaricato da Borsa merci telematica italiana Scpa;

come denunciato da alcune organizzazioni dei produttori, le designazioni, in particolare quelle dei macellatori e degli allevatori, non sono ancora bilanciate tra i diversi territori regionali;

la problematica dei conflitti di interesse dei commissari è inoltre contemplata nell’articolo 3 del regolamento che prevede una verifica a posteriori di eventuali conflitti di interesse da parte del Ministero, nonché dall’articolo 9, che prevede che ciascun commissario ha l’obbligo di comunicare all’organizzazione o associazione che l’ha segnalato, e per conoscenza al Ministero, ogni eventuale modifica delle proprie attività che potrebbe porlo in una situazione di oggettivo conflitto di interessi;

nella pratica però questa formulazione del regolamento si è già rivelata carente giacché, come dimostrato dalle denunce circostanziate di alcune associazioni di produttori, alcuni commissari sarebbero legati da convenzioni contrattuali (ritiro conigli, vendita mangime) con alcuni gruppi presenti tra i commissari macellatori;

un altro elemento distorsivo del buon funzionamento della CUN consiste nel fatto che tra i commissari allevatori vi sono membri delle borse merci locali, in particolare allevatori partecipanti a sedute di borsa antecedenti o successive a quelle della CUN: si assiste così ad un progressivo passaggio dei commissari delle borse merci locali di Verona e Padova nella CUN, che invece deve essere rappresentativa dell’intero mercato nazionale;

non è stato ancora raggiunto l’obiettivo della completa trasparenza della CUN e delle sue delibere, a causa di informazioni incomplete e poco aggiornate;

non è stato ancora raggiunto l’obiettivo di garantire la partecipazione dei commissari più distanti mediante un sistema di videoconferenza efficiente e attraverso la rete di collegamenti del sistema camerale;

il regolamento attuale impedisce ai commissari allevatori, in caso di disaccordo, la facoltà di vendere gli animali vivi decidendo di “non quotare” quando le condizioni siano eccessivamente gravose ovvero sotto il costo medio di produzione, dunque, in contrasto con i divieti di cui al comma 1, 2 e 3 del citato art. 62 e dell’art 4, comma 2, lettera c), del successivo regolamento di attuazione di cui al decreto 19 ottobre 2012, n. 199. Tale facoltà all’inizio della fase sperimentale era prevista nel regolamento ma poi è stata eliminata a differenza di quanto disposto, invece, per la CUN dei suini;

non solo il regolamento non prevede alcuna sanzione per i soggetti vigilati che dovessero causare contrattazioni anomale, ma non risulta nemmeno individuata l’autorità amministrativa indipendente, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane;

considerato inoltre che:

di fatto, ad oggi, è il “piano di intervento per il settore cunicolo” nel suo complesso a non essersi rivelato realmente efficace;

è necessario definire un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, basato sull’insieme degli indicatori fondamentali macroeconomici, che favorisca valutazioni oggettive sulle tendenze di mercato e sui prezzi medi. Nella computazione dei dati è inoltre importante attingere a fonti diverse, come ad esempio per i dati di macellazione, per i quali però non è stata ancora attivata una banca dati;

inoltre, tra i nuovi indicatori, il piano cunicolo redatto dal Ministero prevedeva anche il costo di produzione. Sul punto, peraltro, le disposizioni di cui all’articolo 62, comma 2, vietano qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese quelle che determinino prezzi palesemente ai di sotto dei costi di produzione;

oltre agli indicatori di costo, è importante misurare la copertura distributiva. Nel primo report di analisi fornito dall’Ismea è stato dimostrato che il problema per il coniglio oggi è il sell in e non il sell out: solo un terzo dei punti vendita ha il coniglio sullo scaffale. La rarefazione nella distribuzione, dovuta alla chiusura di tanti allevamenti e macelli, rappresenta l’inevitabile cartina al tornasole di una situazione di crisi dal lato dell’offerta e non della domanda,

impegna il Governo:

1) a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, a prendere gli opportuni provvedimenti per garantire una maggiore autorevolezza della CUN promuovendo la modifica del regolamento istitutivo della CUN stessa, che indichi in maniera più dettagliata le funzioni di vigilanza, i limiti della segreteria e i requisiti dei commissari anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi, in modo che non sia possibile nominare rappresentanti che abbiano relazioni commerciali con uno stesso gruppo presente nella CUN e che non vi siano commissari il cui fatturato dipenda in prevalenza da altri commissari;

2) in ordine ad un miglioramento della qualità delle informazioni a disposizione dei commissari, a porre in essere opportuni provvedimenti, nell’ambito delle proprie competenze, al fine di promuovere la costituzione di una banca dati di macellazione e una banca dati sui flussi import-export in tempo reale;

3) a promuovere azioni utili alla definizione di un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, ad uso delle valutazioni della CUN, che contempli anche il costo di produzione, nonché un indicatore della copertura distributiva della merce in termini numerici e ponderati;

4) ad attivarsi, per quanto di competenza, per l’individuazione di un’autorità, dotata di personalità giuridica e piena autonomia, la cui attività sia rivolta alla tutela dei commissari, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato delle merci agricole italiane;

5) a garanzia del rispetto della normativa comunitaria in materia di concorrenza, a prendere gli opportuni provvedimenti per disapplicare i regolamenti delle borse merci di Verona e Padova, atteso che quelle specifiche commissioni favoriscono comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 81.1 del Trattato CE (ora art. 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), ovvero ne legittimano o rafforzano gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma.(1-00099)

CAMERA: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE DI MARIA ANTEZZA (PD) SU FILIERA CUNICOLA

17 Giugno 2013 – roma – Maria Antezza (PD) ha presentato una risoluzione in XIII Commissione agricoltura, firmata anche da Oliverio, Luciano Agostini, Anzaldi, Carra, Cenni, Cova, Covello, Dal Moro, Ferrari, Fiorio, Marrocu, Mongiello, Palma, Sani, Taricco, Tentori, Terrosi, Valiante, Venittelli, Zanin. La risoluzione PD in Commissione Agricoltura sul settore cunicolo impegna il governo a chiedere, l’apertura di un’indagine conoscitiva da parte dell’Autorità garante del mercato e della concorrenza per verificare gli effetti sulle dinamiche concorrenziali e, conseguentemente, sui consumatori, del processo di evoluzione del settore cunicolo. Sul punto, l’ Anlac da anni sostiene con prove documentali stringenti che nel settore tale processo sia stato viziato da comportamenti illeciti da parte dei grossisti-macellatori anche attraverso l’ uso strumentale della leva import-export. Ma sinora non é stata aperta nessuna istruttoria per raccogliere le prove – attraverso i penetranti poteri istruttori dell’ antitrust – e sanzionare tali condotte anticomunitarie, che hanno praticamente già distrutto la metà della coniglicoltura italiana. Una scelta politica quella di non disturbare i manovratori del mercato, che ha favorito l’ eutanasia del settore e prodotto i suoi effetti: gli indicatori Ismea confermano infatti che c’e’ ormai una rarefazione di merce sui punti vendita dovuta alla penuria di offerta nazionale, a danno dei consumatori che non trovano piu’ prodotto italiano sui punti vendita e degli allevatori che sono stati costretti a chiudere insieme a molti piccoli macellatori. Molti di questi nel mezzogiorno sono rimasti disoccupati e disperati, gli altri sono indebitati senza aver avuto nessun aiuto dello Stato nonostante i precisi indirizzi politici delle precedenti risoluzioni. Il processo di concentrazione illecito, oggi, consente facilmente di capire chi si é arricchito in termini di quote di mercato e chi ha perso. La risoluzione chiede anche di illustrare quale sia, ad oggi, lo stato di attuazione del piano di settore, da cui doveva scaturire una politica di sostegno e sviluppo, e se il Governo intenda valutare gli opportuni provvedimenti per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della CUN stessa, che indichi in maniera più dettagliata i requisiti di trasparenza e neutralità.

Qui di seguito il testo integrale:

La XIII Commissione,

premesso che:

nonostante il consumo di carne di coniglio sia in costante aumento, da diversi anni la filiera cunicola italiana attraversa una fase di grave crisi. L’Italia, dopo la Cina, rappresenta la seconda realtà mondiale nella coniglicoltura ed è leader europeo con il 54 per cento della produzione comunitaria,seguita dalla Francia e dalla Spagna. Il settore, oltre ad assumere una posizione di primo piano in ambito comunitario, è il quarto comparto della zootecnia nazionale, dopo quello dei suini, bovini e polli; tuttavia la filiera cunicola è completamente trascurata;

la crisi fino ad ora ha causato il fallimento del 30-40 per cento degli allevamenti italiani e del 15-20 per cento di macelli; si macellano circa cinquecentomila conigli a settimana e al sud non ci sono più macelli in grado di offrire un libero servizio agli allevamenti professionali anche a seguito della grave restrizione del mercato che costringe gli allevatori a sottoscrivere contratti di soccida (fornitura mangime-ritiro carne);

inoltre gli allevatori denunciano l’impossibilità di assorbire la crescita dei costi di produzione mediante incremento dei prezzi all’origine dei loro prodotti, mentre l’industria di macellazione, l’industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del prezzo e ad accumulare profitti;

per detti motivi il comparto cunicolo è stato oggetto di attenzione del precedente Parlamento con due risoluzioni a seguito delle quali, il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Stato-regioni, è stato sancito un accordo su un «Piano di intervento per il settore cunicolo», con l’obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l’intera filiera, prevedendo un programma organico di interventi, così come definiti nell’ambito del tavolo di filiera;

ad oggi l’unica misura adottata dal piano è la Commissione unica nazionale (CUN), avviata dopo una lunga gestazione, con lo scopo di formulare le tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale» in maniera trasparente e neutrale;

al riguardo, l’Autorità garante del mercato e della concorrenza, nel suo parere inviato al Governo il 29 aprile 2011, ha sancito che l’attività della CUN deve ispirarsi ai princìpi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e per consentire di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci e decretando l’autorevolezza della CUN stessa;

il Piano di intervento per il settore cunicolo prevedeva anche azioni per l’introduzione dell’etichettatura di origine obbligatoria della carne di coniglio; al contrario il 6 luglio 2011, il Parlamento europeo – nel ratificare l’accordo con la Commissione europea e il Consiglio sui regolamento relativo alla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari ai consumatori – ha purtroppo escluso dall’obbligo di etichettatura d’origine la carne di coniglio;

la decisione del legislatore europeo è penalizzante per l’Italia che si trova a fronteggiare situazioni anticoncorrenziali e fraudolenti nelle importazioni rese agevoli dall’assenza di etichettatura obbligatoria;

l’Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC), ha più volte segnalato la presenza di fenomeni fraudolenti da parte degli importatori, evidenziando altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea;

l’ANLAC ha denunciato anche in sede europea la presenza di un mercato parallelo d’importazione dei conigli da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina. L’importazione si aggira in oltre 100.000 conigli alla settimana, dei quali oltre il 60 per cento è rappresentato da prodotti congelati, mettendo in atto un vero e proprio dumping;

risulta inoltre che alcuni macellatori abbiano dichiarato d’importare dalla Francia o dalla Spagna conigli macellati a prezzi (euro 2,70-2,90 al chilogrammo) sensibilmente inferiori a quelli praticati negli stessi mercati di origine, che secondo i dati forniti da Ismea viaggiano quasi intorno al doppio (euro 5,00-5,20 al chilogrammo);

da quanto si apprende dalla stampa sarebbero in atto anche vendite sottocosto praticate dalla CUN e dalle borse merci di Verona e Padova, che ancora svolgono la loro attività nonostante un parere negativo dell’autorità garante della concorrenza e del mercato;

secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell’Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario;

in un momento in cui i cittadini sono sempre più attenti alla qualità delle merci che acquistano, sia da un punto di vista merceologico e nutrizionale sia per ciò che riguarda la salute, esiste il rischio che le carni di coniglio in arrivo dai Paesi extraeuropei, arricchite con antibiotici, possano finire sugli scaffali dei supermercati europei come carni italiane, a danno dei consumatori e della competitività tra produttori; i conigli importati spacciati per italiani penalizzano inoltre l’attività degli allevatori italiani che, rispettando invece le regole di mercato, vengono sopraffatti dalla vendita a prezzi fortemente competitivi di prodotti stranieri;

l’Italia dovrebbe intensificare i controlli presso i macellatori, in particolare quelli dotati anche di laboratorio per le seconde lavorazioni e verificare attentamente la corrispondenza tra bolle estere di accompagnamento e quantità di conigli effettivamente scaricati, in maniera analitica;

un prodotto non fatturato o privo di bollino sanitario europeo, potrebbe essere peggiore sotto il profilo sanitario soprattutto nei periodi di crisi, dove è più facile abusare della propria forza per concentrare il mercato; i dati dimostrano infatti che la Francia esporta in Italia conigli ad un prezzo più basso, circa la metà, rispetto al prezzo per lo stesso prodotto praticato all’interno del proprio Paese, mettendo in atto un vero e proprio dumping;

la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo ha aperto un dossier, chiedendo l’intervento della Commissione Europea, sui profili di violazione delle regole in materia di etichettatura e di tracciabilità della carne di coniglio,

impegna il Governo:

a fornire elementi sullo stato di attuazione delle risoluzioni e del piano di settore e a dare attuazione immediata ai contenuti della risoluzione unitaria n. 8-00141 del 27 luglio 2011 della Commissione agricoltura della Camera e della risoluzione Antezza n. 7-00025 del 6 maggio 2009 della Commissione agricoltura del Senato applicando il piano di interventi per il settore cunicolo, previsto dall’accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato-regioni, rispettando gli impegni già assunti con la filiera;

ad effettuare programmi straordinari di controllo e sostegno al comparto per definire un sistema di rilevazione delle quotazioni dei conigli a periodicità mensile o trimestrale, predisponendo i necessari controlli per verificare se sono in atto vendite sottocosto sulla carne di coniglio di importazione;

ad attivare uno specifico programma di controlli utilizzando gli strumenti della legge n. 71 del 2005 per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di agropirateria nel settore, come i conigli congelati che vengono spacciati per freschi, al fine di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come made in Italy;

ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni comunitarie, per introdurre l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio, sia intero che porzionato, al fine di garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;

a valutare l’opportunità di sollecitare le autorità europee al fine di indagare sulla presenza di aiuti di Stato vietati o di comportamenti anticoncorrenziali e fraudolenti da parte di alcuni stati membri dell’Unione, le cui imprese praticano prezzi diversi sui vari Stati membri dell’unione creando di fatto una barriera al commercio internazionale;

ad intervenire nelle opportune sedi comunitarie affinché sia superato l’attuale sistema di classificazione che ha un medesimo codice di nomenclatura sia per le lepri sia per i conigli, per consentire una precisa individuazione della carne di coniglio e quindi una corretta rilevazione statistica e un sistema di controlli più efficace;

a dar conto di quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere il Governo – in una fase grave di credit crunch – al fine di agevolare l’accesso al credito sancito in favore degli allevatori in stato di crisi, e ormai non più in bonis, in modo da permettere loro di diluire le passività e di ristrutturare il debito;

a valutare gli opportuni provvedimenti per garantire un processo di miglioramento del regolamento istitutivo della CUN stessa, che indichi in maniera più dettagliata i requisiti di trasparenza e neutralità;

a valutare gli opportuni provvedimenti per «disapplicare» i regolamenti delle borse merci di Verona e Padova atteso che le loro commissioni favoriscono comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ovvero ne legittimano o rafforzano gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma;

per la tutela della concorrenza e del benessere dei consumatori, a chiedere l’apertura di una indagine conoscitiva da parte dell’autorità garante della concorrenza e del mercato, in relazione al mercato delle carni di coniglio.

(7-00040) «Antezza, Oliverio, Luciano Agostini, Anzaldi, Carra, Cenni, Cova, Covello, Dal Moro,Ferrari, Fiorio, Marrocu, Mongiello, Palma, Sani, Taricco, Tentori, Terrosi, Valiante, Venittelli, Zanin»

CAMERA: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE DI CHIARA GAGNARLI (M5S) SU FILIERA CUNICOLA

11 Giugno 2013 – roma – Chiara Gagnarli (M5S) ha presentato una risoluzione in XIII Commissione agricoltura, firmata anche da Zaccagnini, Lupo, Benedetti, Bernini, Gallinella, L’ Abbate, Parentela. La risoluzione M5S in Commissione Agricoltura sul settore cunicolo impegna il governo a chiedere, l’apertura di un’indagine conoscitiva da parte dell’Autorità garante del mercato e della concorrenza per verificare gli effetti sulle dinamiche concorrenziali e, conseguentemente, sui consumatori, del processo di evoluzione del settore cunicolo. Sul punto, l’ Anlac da anni sostiene con prove documentali stringenti che nel settore tale processo sia stato viziato da comportamenti illeciti da parte dei grossisti-macellatori anche attraverso l’ uso strumentale della leva import-export. Ma sinora non é stata aperta nessuna istruttoria per raccogliere le prove – attraverso i penetranti poteri istruttori dell’ antitrust – e sanzionare tali condotte anticomunitarie, che hanno praticamente già distrutto la metà della coniglicoltura italiana. Una scelta politica quella di non disturbare i manovratori del mercato, che ha favorito l’ eutanasia del settore e prodotto i suoi effetti: gli indicatori Ismea confermano infatti che c’e’ ormai una rarefazione di merce sui punti vendita dovuta alla penuria di offerta nazionale, a danno dei consumatori che non trovano piu’ prodotto italiano sui punti vendita e degli allevatori che sono stati costretti a chiudere insieme a molti piccoli macellatori. Molti di questi nel mezzogiorno sono rimasti disoccupati e disperati, gli altri sono indebitati senza aver avuto nessun aiuto dello Stato nonostante i precisi indirizzi politici delle precedenti risoluzioni. Il processo di concentrazione illecito, oggi, consente facilmente di capire chi si é arricchito in termini di quote di mercato e chi ha perso. La risoluzione chiede anche di illustrare quale sia, ad oggi, lo stato di attuazione del piano di settore, da cui doveva scaturire una politica di sostegno e sviluppo, e se i tempi della pianificazione indicati nel piano siano stati rispettati.

Qui di seguito il testo integrale:

La XIII Commissione,

premesso che:

la crisi della filiera cunicola italiana persiste da alcuni anni e si è acuita nel periodo più recente;

a partire dal 2007 le quotazioni del prezzo del coniglio all’ origine in Italia riportano consistenti abbattimenti, cosa che appare anomala e incoerente con il trend di aumento dei carburanti e dei mangimi, come da dati dell’Associazione nazionale dei produttori di alimenti zootecnici, Assalzoo; l’anomalia è tanto più consistente in quanto l’offerta nazionale di conigli è di fatto sempre piu’ scarsa, con i prezzi alla produzione in discesa;

molti produttori italiani da anni denunciano un ingiustificato aumento delle importazioni della carne di coniglio, caratterizzata da prezzi insolitamente bassi;

nel corso del 2009 l’intera Europa ha appreso dagli organi di informazione dei problemi di maltrattamento e di igiene in importanti settori della filiera cunicola ungherese, cosa che è corrisposta nella scelta di molti importatori, tra cui alcuni italiani, di bloccare o limitare l’import di settore dall’Ungheria;

il 12 maggio 2009 la Commissione Agricoltura del Senato ha approvato la risoluzione 7-00025 con l’ impegno per il Governo ad assumersi la responsabilità di una batteria di misure per fronteggiare la crisi del settore cunicolo;

il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, è stato stabilito un “Piano di intervento per il settore cunicolo” atto ad aiutare il settore in crisi; detto Piano ad oggi non è risultato utile in termini reali di efficacia;

alcune regioni hanno deliberato lo stato di crisi del settore chiedendo l’attivazione del Fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, attivazione a cui non si è potuto attendere anche a seguito di alcune incongruità con la normativa comunitaria;

il 27 luglio 2011 la Commissione Agricoltura della Camera ha approvato la risoluzione 8-00141 con cui impegnava il Governo ad assumere una serie di ulteriori misure per fronteggiare la crisi del settore cunicolo;

nella risoluzione 8-00141 della Camera veniva rilanciato l’allarme sulla crisi di settore impegnando il Governo tra l’altro ad avviare una campagna di controlli sulle vendite sottocosto e sulla vendita di carne di coniglio, al fine di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come nazionali e attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore;

nel maggio del 2013 è stata presentata all’on Mazzoni del Parlamento europeo una petizione sulla grave confusione esistente sul mercato cunicolo; la Commissione per le petizioni ha aperto immediatamente un dossier chiedendo l’intervento della Commissione europea sui profili di violazione delle norme in materia di etichettatura e tracciabilità;

la stessa on. Mazzoni in una dichiarazione rilasciata in occasione della presentazione della sua petizione ha affermato: “Credo sia utile agire con prontezza alle necessarie indagini al fine di evitare che il commercio della carne di coniglio diventi un nuovo possibile scandalo comunitario che vede coinvolto il nostro paese”.

nella grande distribuzione organizzata (GDO) in molte parti d’Italia permangono forti elementi di incertezza per il consumatore sulla provenienza della carne di coniglio venduta a prezzi notevolmente bassi;

da circa due anni le importazioni italiane di coniglio hanno subito una metamorfosi nelle quote imputabili alle diverse aree di provenienza e presentano alcune anomalie. La Germania, pur non essendo un produttore europeo di conigli, ha occupato gli spazi dell’ Ungheria, sicché mentre nel 2010 la quota di mercato in volume dell’ Ungheria nel mercato italiano era del 45,2%, nel 2012 si è ridotta al 6%, mentre quella della Germania è passata dal 10,6% al 41,3% nello stesso periodo di riferimento; le dimensioni delle esportazioni tedesche verso l’ Italia hanno così superato quelle di Spagna e Francia insieme, che notoriamente sono al secondo e terzo posto tra i produttori europei dopo l’ Italia. Il volume di importazione per l’ Italia (dalla sola Germania) è pari a circa duemila tonnellate all’ anno, persistendo dubbi sulla provenienza di detti conigli (congelati o refrigerati) da altre zone europee o extraeuropee;

oltre alla possibile presenza sul mercato italiano di carni di coniglio di dubbia qualità che possono mettere a rischio la salute dei consumatori, comunque caratterizzate da provenienze confuse, inverando il reato tra l’altro di frode in commercio, sussiste in ogni caso nel settore una forte distorsione della concorrenza;

la distorsione della concorrenza avviene sia immettendo sul mercato italiano carni di coniglio di bassa qualità ed extraeuropee sia per esempio con metodi di dumping scorretto;

i comportamenti scorretti nel commercio internazionale, che i macellatori italiani sinora non hanno ancora contrastato, prefigurano un’ipotesi di dumping: il surplus di conigli macellati francesi, ad esempio, viene immesso in commercio in Italia ad un prezzo inferiore al valore normale del prodotto praticato all’ interno del Paese di origine; tale fenomeno che si ripete ciclicamente da aprile ad agosto di ogni anno, delinea una discriminazione internazionale dei prezzi che non tiene conto delle perdite dei produttori italiani, tende a favorire pratiche di monopolio e altera la struttura del commercio tra Stati europei;

risulta infatti che alcuni macellatori e grossisti abbiano dichiarato d’ importare dalla Francia o dalla Spagna conigli macellati a prezzi (euro 2,70-2,90 al kg) sensibilmente inferiori a quelli praticati negli stessi mercati di origine, che secondo i dati forniti da Ismea sono invece quasi intorno al doppio (euro 5,00-5,20 al kg);

risulta infine che alcuni macellatori, presenti sia nella filiera cunicola che in quella suinicola, barattino conigli dall’ estero in cambio di maiali italiani o altre forniture zootecniche (countertrade), lasciando alla regolamentazione in denaro un ruolo marginale;

impegna il Governo:

ad illustrare quale sia, ad oggi, lo stato di attuazione di quanto previsto nella risoluzione unanime del luglio 2011 da parte della Commissione agricoltura della Camera e nella risoluzione unanime del maggio 2009 da parte della Commissione agricoltura del Senato;

ad illustrare quale sia, ad oggi, lo stato di attuazione del Piano di settore, da cui doveva scaturire una politica di sostegno e sviluppo, e se i tempi della pianificazione indicati nel piano siano stati rispettati;

a valutare se intenda assumere le opportune iniziative per garantire la trasparenza delle informazioni attraverso la costituzione di una banca dati di macellazione che utilizzi le informazioni a disposizione del Ministero della Sanità attraverso la rete Asl e i dati import-export attraverso il collegamento in rete con l’ Agenzia delle Dogane;

a sollecitare le autorità europee al fine di indagare sulla presenza di aiuti di Stato vietati o comportamenti anticoncorrenziali (dumping) da parte di alcuni Stati membri dell’ Unione, le cui imprese praticano prezzi diversi sui vari Stati membri dell’ Unione creando di fatto una barriera al libero commercio internazionale;

a sollecitare le autorità europee al fine di indagare se gli scambi commerciali in cui l’esportatore accetta in pagamento dal paese importatore prodotti che poi rivenderà su altri mercati (countertrade), non siano una modalità anticoncorrenziale tesa a rendere competitivi certi prodotti abbassando il loro valore di scambio, di accertare se con tale modalità, anziché generare scambi addizionali si sostituiscono quelli tradizionali, creando di fatto un ostacolo al libero commercio internazionale nonché di verificare la redditività delle operazioni atteso che i beni oggetto dello scambio di solito vengono considerati di valore equivalente;

a sollecitare le autorità europee, in particolare la Commissione e l’ Organizzazione mondiale delle Dogane di Bruxelles, ad evitare errori nella classificazione delle merci attraverso l’ esatta individuazione del codice di nomenclatura combinata per le carni di coniglio differenziandolo chiaramente dalle lepri, in modo da poter rimuovere gli ostacoli ad una corretta rilevazione statistica e contrastare la contraffazione in questo settore;

a sollecitare le opportune sedi comunitarie al fine di prevedere l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio sia intero che, soprattutto, porzionato, al fine di prevenire frodi e inganni ai consumatori ai quali da tempo viene venduto per italiano un prodotto che italiano non é;

ad avviare, a tutela della salute pubblica, di concerto tra Ispettorato centrale repressione frodi, Ministero della salute e Agenzia delle dogane, un programma nazionale di monitoraggio e di controllo specifico nel settore attraverso controlli sanitari al fine di indagare sulla presenza di residui nel prodotto importato, in primis nei reni, presso laboratori di sezionamento e in particolare nei depositi di carni all’ ingrosso, nei magazzini frigoriferi in outsorcing e sulle navi frigo destinate al trasporto di carico refrigerato, congelato o surgelato che attraccano nei porti italiani;

ad accertare la lealtà delle transazioni attraverso il controllo degli effettivi flussi fiscali di animali importati presso tutte le industrie di macellazione di conigli e i laboratori di sezionamento e la coerenza nella tracciabilità sino alle piattaforme della distribuzione organizzata, al fine di prevenire e reprimere frodi di natura fiscale;

ad accertare presso i laboratori di sezionamento carni la regolare tenuta della documentazione amministrativo-contabile (tracciabilità) relativa alla detenzione di conigli importati e la corretta rietichettatura come conigli provenienti dall’ estero e non dall’ Italia, al fine di prevenire e reprimere frodi in commercio;

a chiedere, a tutela della concorrenza e del benessere dei consumatori, l’ apertura di un’indagine conoscitiva da parte dell’ Autorità garante del mercato e della concorrenza in materia di mercato delle carni di coniglio. (7-00032) “Gagnarli,Zaccagnini, Lupo, Benedetti, Bernini, Gallinella, L’ Abbate, Parentela

COMMISSIONE PER LE PETIZIONI UE: ERMINIA MAZZONI (PPE) APRE DOSSIER. Dopo lo scandalo della carne di cavallo quello -possibile- della carne di coniglio.

15 Maggio 2013 – bruxelles. L’Anlac, associazione nazionale liberi allevatori di conigli, ha denunciato al Parlamento Europeo la presenza di un mercato parallelo d’importazione dei conigli da Paesi extraeuropei, in particolare dalla Cina. Le carni di coniglio in arrivo dai paesi extraeuropei, arricchite con antibiotici, finirebbero sugli scaffali dei supermercati europei come carni italiane, evitando controlli e verifiche. A rischio, in primo luogo, la salute dei consumatori e poi la competitività tra produttori che è sana solo se realizzata nel rispetto delle regole. La Commissione per le Petizioni ha aperto immediatamente il dossier, chiedendo l’intervento sia della Commissione Europea, sui profili di violazione delle regole in materia di etichettatura e di tracciabilità, sia, per la parte di competenza, del neo ministro per le Politiche agricole, On. Nunzia De Girolamo. Garantire la piena tutela del settore agroalimentare, fonte di reddito e occupazione è necessario soprattutto in un momento di forte crisi economica. Credo sia utile agire con prontezza alle necessarie indagini al fine di evitare che il commercio della carne di coniglio diventi un nuovo possibile scandalo comunitario che vede coinvolto il nostro Paese.

COMMISSIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE DI MARA BIZZOTTO (EFD) SU PRATICHE SLEALI NEL SETTORE CUNICOLO

15 Maggio 2013 – Bruxelles. Bizzotto. – Alla Commissione Ue – Per sapere – premesso che: L’ Associazione Nazionale Liberi Allevatori di Conigli (ANLAC) lancia un allarme: negli ultimi cinque anni la produzione italiana di conigli, leader a livello europeo, si é dimezzata a causa di comportamenti sleali da parte degli operatori stranieri. Nonostante la contrazione della produzione nel settore abbia raggiunto il 40%, il consumo é rimasto sostanzialmente invariato dal momento che l’ insufficiente produzione interna viene compensata da prodotti importati. L’ ANLAC denuncia l’ importazione di oltre 100.000 conigli ogni settimana, dei quali oltre il 60% é rappresentato da prodotti congelati. Conigli importati spacciati per italiani penalizzano l’ attività degli allevatori italiani che, rispettando invece le regole di mercato, vengono sopraffatti dalla vendita a prezzi fortemente competitivi di prodotti stranieri. I dati dimostrano che la Francia esporta in Italia conigli ad un prezzo piu’ basso, circa la metà, rispetto al prezzo per lo stesso prodotto praticato all’ interno del proprio paese, mettendo in atto un vero e proprio dumping. Tali speculazioni commerciali, agevolate dall’ assenza di etichettatura obbligatoria di origine, danneggiano non solo gli allevatori, ma anche i consumatori la cui varietà di scelta al momento dell’ acquisto viene ridotta a prodotti di dubbia provenienza e di qualità inferiore rispetto alla produzione made in Italy. La Commissione – é a conoscenza del problema? – non intende adottare misure di controllo piu’ severe per garantire ai cittadini italiani la qualità dei prodotti che acquistano? – non ritiene opportuno estendere l’ obbligatorietà dell’ etichettatura di origine, già prevista per altre carni, anche a quella di coniglio? – non ritiene necessario tutelare i produttori italiani che si trovano a vendere a prezzi che non coprono nemmeno i costi di produzione e proprio per questo sono costretti a chiudere i loro allevamenti? – come intende intervenire per far fronte a tale condotta anticompetitiva e correggere questa distorsione del mercato che penalizza gli allevatori italiani?

8 luglio 2013
E-005408/2013
Risposta di Dacian Cioloş a nome della Commissione

Sulla base degli ultimi dati Eurosta disponibili, nel marzo 2013 sono stati commercializzati in Italia 13 682 conigli vivi originari della Francia. Per quanto concerne le carcasse, nel primo trimestre del 2013 sono state commercializzate in Italia in totale 483 tonnellate di carne di coniglio originaria dal territorio dell’UE, 204 tonnellate delle quali provenivano dalla Francia, 159 dall’Ungheria, 113 dalla Spagna, 4 dai Paesi Bassi e 1,6 dalla Romania.

Queste operazioni sono affatto legali nell’ottica della legislazione unionale se è assicurato il rispetto delle regole sanitarie. Spetta alle autorità nazionali competenti degli Stati membri assicurare che sia gli animali vivi sia le carni commercializzati sul loro territorio rispettino le regole sanitarie dell’UE.

A livello dell’UE non sono stati stabiliti standard di commercializzazione per questo tipo di carni.

La Commissione sta indicendo un bando di gara aperto per commissionare uno studio volto a valutare se l’etichettatura d’origine sia necessaria per certe carni non trasformate, come le carni cunicole. Questo studio fornirà l’input necessario per la relazione della Commissione sulla necessità di estendere l’etichettatura d’origine obbligatoria a tali carni di cui al regolamento (UE) n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, relazione prevista per il 13 dicembre 2014.

Per quanto concerne i prezzi, sulla base dei dati disponibili il prezzo dei conigli vivi nel primo trimestre del 2013 in Francia e Italia era quasi lo stesso.

CAMERA: INTERROGAZIONE DI IGNAZIO MESSINA (IDV) SU CUN CUNICOLA

27 Novembre 2012 – roma. MESSINA e DI GIUSEPPE. – Al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. – Per sapere – premesso che: il 10 luglio 2012 è stato firmato il protocollo di intesa per l’istituzione della «Commissione unica nazionale dei conigli vivi da carne da allevamento nazionale» (CUN), promossa in attuazione del Piano di intervento per il settore cunicolo, approvato in sede di Conferenza Stato-Regioni il 29 aprile2010; scopo della Commissione è la formulazione delle tendenze di mercato e dei prezzi della categoria di prodotto «conigli vivi da allevamento nazionale»; è previsto un periodo sperimentale di funzionamento della Commissione unica nazionale che è iniziato il 1o agosto 2012 e si concluderà il 31 dicembre 2012 al termine dei quale le tendenze di mercato e i prezzi medi all’ingrosso fissati dalla commissione diverranno punto di riferimento per il mercato e per le contrattazioni future da inserire nei singoli contratti di fornitura che verranno volontariamente sottoscritti tra le parti, anche in adempimento degli obblighi di cui all’articolo 62 della decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, recante disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività, convertito con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27; l’Autorità garante del mercato e della concorrenza, nel suo parere, ha sancito che l’attività della CUN deve ispirarsi ai principi di trasparenza e neutralità, elementi fondamentali per tutelare il libero mercato e la libera concorrenza e garantire il rispetto del regolamento istitutivo nonché l’autorevolezza della CUN stessa;

un primo elemento di attenzione a tutela di trasparenza e neutralità è nella stessa composizione della CUN; la CUN è formata da 6 commissari in rappresentanza degli allevatori e 6 in rappresentanza dei macellatori, oltre ai supplenti, che vengono designati dalle maggiori organizzazioni professionali agricole e dalle maggiori associazioni di categoria in base alla loro rappresentatività, più un segretario incaricato da borsa merci telematica italiana S.c.p.a.; innanzitutto, risulta agli interroganti, che le designazioni, in particolare quelle dei macellatori, non sono ancora bilanciate tra i diversi territori. Sarebbe necessario pertanto prevedere che la rappresentatività non sia vagliata solo a livello di categoria e di rappresentatività di organizzazione e associazione ma anche sotto il profilo territoriale; la problematica dei conflitti di interesse dei commissari è inoltre contemplata nell’articolo 3 del regolamento che prevede una verifica a posteriori di eventuali conflitti di interesse da parte del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, nonché dall’articolo 9, che prevede che ciascun commissario ha l’obbligo di comunicare all’organizzazione o associazione che l’ha segnalato, e per conoscenza al Ministero, ogni eventuale modifica delle proprie attività che potrebbe porlo in una situazione di oggettivo conflitto di interessi; nella pratica però questa formulazione del regolamento si è già rivelata carente: consta infatti agli interroganti che in data 28 settembre 2012, alle ore 18:15, il commissario M. presso la sede Coldiretti di Verona, ha affermato alla presenza di otto commissari allevatori di essere legato da una convenzione contrattuale (ritiro conigli/vendita mangime) con alcuni gruppi presenti tra i commissari macellatori. Egli, inoltre, ha anche affermato che, nella sua associazione, sono in tanti a trovarsi nella sua medesima condizione; la neutralità dei commissari, deve essere assicurata soprattutto dalla loro libertà economica ovvero indipendenza commerciale. A tal proposito, il diritto comunitario, all’articolo 81, paragrafo 1, del Trattato CE (ora 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea) vieta, ritenendoli accordi anticoncorrenziali, quei contratti (scritti o verbali) conclusi con l’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura o secondo gli usi commerciali, non abbiano alcun nesso con l’oggetto dei contratti stessi (contratti a prestazioni abbinate, contratti leganti); per evitare queste situazioni sarebbe dunque auspicabile definire nel regolamento delle indicazioni più stringenti sui requisiti dei commissari e sull’effettività del ruolo, tale che non sia possibile nominare rappresentanti che abbiano relazioni commerciali con uno stesso gruppo presente in CUN e che non vi siano commissari il cui fatturato dipenda in prevalenza da altri commissari. A tal proposito è necessario che ogni componente fornisca al Ministero prove documentali di natura fiscale (elenco fornitori/clienti), a conferma della propria indipendenza commerciale; per evitare inoltre influenze restrittive della concorrenza sui commissari allevatori della CUN, è opportuno che tra gli stessi non vi siano membri delle borse merci locali, in particolare allevatori partecipanti a sedute di borsa antecedenti quelle della CUN; come è noto agli addetti ai lavori, il «meccanismo inefficiente» trae origine dalla borsa merci di Padova che continua ad avere una funzione di orientamento per Verona (premercato), dunque, discrezionale e in grado di coordinare le strategie future di prezzo sia nella CUN che nella borsa merci di Verona; per quanto riguarda i macellatori occorrerebbe inoltre evitare che per uno stesso gruppo vi siano più componenti, assicurarsi che acquistino realmente conigli vivi nazionali e che non vi siano operatori che importino in prevalenza conigli dall’estero in quanto incompatibili con una Commissione che ha lo scopo di monitorare, tutelare e rendere trasparente il mercato dei conigli vivi di allevamenti nazionali; in ossequio al principio di trasparenza occorre poi innanzitutto rendere pubblici i verbali della Commissione ma soprattutto lavorare ulteriormente sulla qualità delle informazioni di mercato, su cui i commissari devono poter basare le proprie decisioni oggettivamente. Questo obiettivo, a parere degli interroganti, non è stato ancora raggiunto, a causa di informazioni incomplete e poco aggiornate; senza informazioni di qualità, le valutazioni continueranno ad essere discrezionali, con il rischio di far riassorbire la CUN nella continuità con le borse merci locali; in definitiva è necessario definire un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, basato sull’insieme degli indicatori fondamentali macroeconomici, che favorisca valutazioni oggettive sulle tendenze di mercato e sui prezzi medi. Nella computazione dei dati è inoltre importante attingere a fonti diverse, come ad esempio servirebbe per i dati di macellazione, ma nonostante la richiesta di fornitura fatta dai commissari allevatori, non è stata ancora attivata una banca dati; inoltre, tra i nuovi indicatori, il piano cunicolo redatto dal Mipaaf e approvato in conferenza Stato-regioni prevedeva anche il costo di produzione. Sul punto, peraltro, le disposizioni di cui all’articolo 62, comma 2, del decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27, e il recente decreto interministeriale applicativo, vietano qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose, ivi comprese quelle che determinino prezzi palesemente ai di sotto dei costi di produzione; oltre agli indicatori di costo, è importante misurare la copertura distributiva. Nel primo report di analisi fornito da Ismea è stato dimostrato che il problema per il coniglio oggi è il sell in e non il sell out: solo un terzo dei punti vendita ha il coniglio sullo scaffale. A conferma di queste analisi, i dati Gfk Eurisko sulla segmentazione del mercato carni a dicembre 2010 sul totale Italia (iper+super+self+discount), indicano per il coniglio una penetrazione molto scarsa pari a 28/100. La rarefazione nella distribuzione, dovuta alla chiusura di tanti allevamenti e macelli, rappresenta l’inevitabile cartina al tornasole di una situazione di crisi dal lato dell’offerta e non della domanda; a tal proposito, il ruolo della CUN è di impedire attraverso le informazioni che questa condizione di scarsa offerta venga appannata, per rendere anticoncorrenziale il prezzo all’origine e continuare a falsare il mercato, in una deriva monopolizzante che distrugge ricchezza, investimenti e occupazione; la normativa relativa alla costituzione ed al funzionamento della borsa merci di Verona e Padova «nella misura in cui sollecita o facilita l’adozione di comportamenti anticoncorrenziali», appare idonea a dare luogo a effetti che rendono praticamente inefficaci le norme dei Trattato a tutela della concorrenza, andrebbe pertanto «disapplicata»; secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, infatti, gli Stati membri dell’Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia, a tal proposito, ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario -:

se il Ministro non ritenga la posizione dei Commissario M. in oggettivo conflitto di interessi e se pertanto non ritenga opportuno intervenire dichiarandone la decadenza e la necessità di sostituzione così come previsto dall’articolo 9 del Regolamento; se il Ministro, a tutela del libero mercato e della libera concorrenza, intenda prendere gli opportuni provvedimenti per garantire una maggiore autorevolezza della CUN attraverso un processo di miglioramento dei Regolamento istitutivo della CUN stessa che indichi in maniera più dettagliata i requisiti dei Commissari anche in termini di rappresentanza territoriale e sotto il profilo di eventuali conflitti di interessi nei termini indicati in premessa; se il Ministro interrogato, in ordine ad un miglioramento della qualità delle informazioni a disposizioni dei Commissari intenda promuovere la costituzione di una banca dati di macellazione; se il Ministro intenda promuovere azioni utili alla definizione di un preciso modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, ad uso delle valutazioni della CUN, che contempli anche il costo di produzione, nonché un indicatore della copertura distributiva della merce in termini numerici e ponderati; se il Ministro, a garanzia dei pronunciamenti della Corte di giustizia e del parere emesso dall’antitrust, intenda prendere gli opportuni provvedimenti per «disapplicare» i regolamenti delle borse merci di Verona e Padova atteso che quelle specifiche Commissioni favoriscono comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 81.1 del Trattato CE (ora 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), ovvero ne legittimano o rafforzano gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma. (4-18751)

CUNICOLTURA: DE BONIS (ANLAC), COMMISSIONE PREZZI E’ UTILE SE ADOTTA REGOLE EFFICACI E CONDIVISE

7 luglio 2012 – roma. “L’esordio della nuova commissione prezzi unica nazionale (Cun), riferimento italiano istituzionalmente riconosciuto per la formazione dei prezzi, pur essendo ancora in fase sperimentale, non sembra andare nella giusta direzione”, secondo il presidente dell’Anlac, associazione nazionale liberi allevatori di conigli, aderente ad agci agrital saverio de bonis che e’ anche membro della commissione.

Tuttavia e’ possibile apportare cambiamenti al regolamento per correggerne la rotta. “La Cun e’ nata non tanto per essere una nuova commissione, ma una commissione nuova – afferma il presidente dell’anlac – innovativa e, soprattutto, in discontinuita’ con il passato. Qualcosa di diverso, che non c’era, capace di guardare all’intero mercato nazionale con strumenti di analisi oggettiva”, cioe’ “qualcosa di inedito nei rapporti tra gli attori della filiera, premiando i liberi allevatori e i liberi macellatori”.

Lo strumento, dunque, resta valido – spiega de bonis – ma bisogna farne buon uso. Ad esempio, le designazioni non sono ancora bilanciate tra i diversi territori, in particolare quelle dei macellatori. Non solo, ma – sostiene il presidente dell’associazione – occorre prevedere delle regole per cui i macellatori che importano conigli dall’estero non possano essere compatibili con una commissione nazionale che ha lo scopo di monitorare, tutelare e rendere trasparente il mercato dei conigli vivi nazionali. Deve essere altresi’ garantita nel regolamento l’indipendenza commerciale tra i membri della commissione per evitare condizionamenti e assicurare la loro massima neutralita’. Inoltre – aggiunge de bonis – i dati sui fondamentali di mercato messi a disposizione dal ministero non risultano tempestivi e aggiornati, nonostante le numerose banche dati disponibili presso Ismea/Nielsen. Infine, manca un modello econometrico multifattoriale di previsione di mercato, basato su indicatori fondamentali macroeconomici; in queste condizioni, e’ difficile fornire informazioni attendibili ai membri della commissione su tutte le variabili di mercato.

Per soddisfare i requisiti di trasparenza, neutralita’, lealta’ ed equita’, vanno colti sino in fondo – prosegue de bonis – i suggerimenti inviati dall’Antitrust al Governo”. Ad avviso del presidente dell’Anlac “la Cun deve disporre di informazioni oggettive, complete e tempestive su produzione, consumi, importazione ed esportazione, copertura distributiva nazionale, promozioni, prezzi dei mercati europei, costi di produzione, consumi di mangimi, serie storiche ed altri indicatori. Lavorare su informazioni tardive o incerte – conclude de bonis – non aiuta i membri della commissione e rischia di far riassorbire la Cun conigli nella continuita’ delle borse merci locali. In tal caso sarebbe un imbroglio”.ISTITUITA LA COMMISSIONE UNICA NAZIONALE – CUN

11 luglio 2012 – roma. E’ stato firmato presso il Mipaaf il protocollo di intesa per l’istituzione della Commissione unica nazionale dei conigli vivi da allevamento nazionale. L’Alleanza delle cooperative-settore agroalimentare esprime “viva soddisfazione per la nascita della Cun del settore, che è stata fortemente voluta dalle Organizzazioni cooperative, cui aderisce anche l’ Anlac”.

“La Commissione unica nazionale – spiegano Fedagri-Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Agci Agrital – potrà rappresentare lo strumento indispensabile per la realizzazione di un mercato unico nazionale di riferimento per la compravendita dei conigli da carne allevati in Italia, con regole più trasparenti e condivise di rilevazione, consentendo di superare le logiche delle borse merci locali”.

“Si tratta di un obiettivo fondamentale che gli allevatori rivendicano da tempo e che il Piano di settore ha recepito già da due anni – proseguono le organizzazioni cooperative -. Ora auspichiamo che anche grazie alla Commissione unica nazionale sia possibile uscire dalla lunga crisi che attanaglia il comparto. Diamo il merito al ministero delle Politiche agricole di aver svolto un importante ruolo di coordinamento tra i diversi soggetti della filiera per giungere ad una sintesi sollecitata anche dal parere dell’Autorità garante per la concorrenza”.

PARLAMENTO EUROPEO: INTERROGAZIONE DI PAOLO FRANCESCO SILVESTRIS (PPE) SU PREZZI DI VENDITA DEI CONIGLI E FILIERA ALIMENTARE

16 aprile 2012 – Bruxelles. La coniglicoltura italiana è in allarme: le quotazioni della Borsa merci di Verona — piazza di riferimento per il mercato nazionale — sono scese nuovamente al di sotto dei costi di produzione a causa del persistente meccanismo «di cartello».

Il comportamento da parte dei grossisti-importatori che utilizzano strategicamente la leva import-export per tenere artificialmente bassi i prezzi alla stalla e affamare gli allevatori, costringendoli a chiudere, è molto grave e rischia di far morire questo settore leader nell’export. Negli ultimi sei mesi sono anche aumentati i costi dei mangimi del 10 % ed altri rincari sono in arrivo nelle prossime settimane. Sono aumenti di costi che gli allevatori non possono assorbire aumentando il prezzo all’origine dei loro prodotti, mentre l’industria di macellazione, l’industria mangimistica, i grossisti e la distribuzione continuano a determinare la maggior parte della struttura del prezzo e ad accumulare profitti in una deriva monopolizzante che sta distruggendo l’economia degli allevamenti italiani.

Urgerebbe ora definire quotazioni trasparenti non solo sulla carne ma anche sulle pelli dei conigli, come già accade in Francia, al fine di riequilibrare il valore aggiunto a favore degli allevatori.

Le pelli, infatti, oggi rappresentano una fonte aggiuntiva di reddito, appannaggio esclusivo dell’industria di macellazione che, grazie ad esse, ha potuto incamerare ricchi proventi (circa 30 milioni di euro nel 2011!), senza lasciare un centesimo agli allevatori italiani.

Alla luce di quanto esposto, si chiede alla Commissione: 1. Quali azioni sono state messe in campo a livello europeo per proteggere i produttori ed i consumatori da prezzi che non rispecchiano i costi di produzione e vengono gonfiati nel corso delle filiera alimentare, facendo trarre i profitti solo agli anelli intermedi della catena?

Interrogazione Silvestris/Risposta di Dacian Cioloș a nome della Commissione – 5 giugno 2012

Le dimensioni relativamente ridotte del settore delle carni di coniglio non giustificano l’esistenza di un dispositivo di rilevamento dei prezzi a livello dell’UE e la Commissione non è quindi in grado di confermare il calo dei prezzi dei conigli o la difficile situazione di mercato presente in Italia.

Con riguardo alla situazione dei produttori rispetto agli altri operatori della filiera, come l’industria di macellazione, i grossisti e i dettaglianti, la Commissione ritiene che le organizzazioni di produttori e le loro associazioni possano svolgere un ruolo determinante grazie alla concentrazione dell’offerta e alla promozione di buone pratiche. Nella sua proposta per la creazione di un’organizzazione comune dei mercati agricoli nel quadro della riforma della politica agricola comune, la Commissione ha incluso disposizioni volte ad estendere le norme esistenti a tutti i settori al fine di potenziare l’impatto delle organizzazioni di produttori e rafforzare il potere contrattuale dei produttori.

CAMERA: INTERPELLANZA DI TERESIO DELFINO (UDC)

Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, per sapere – premesso che:

il 13 ottobre 2011 si è tenuto il tavolo di filiera cunicola per l’individuazione dei possibili interventi e delle relative priorità, data la grave crisi in cui versa l’intero settore già da molto tempo;

nella medesima occasione alcune rappresentanze sindacali avrebbero messo in discussione la validità di alcune misure previste nel piano di settore, e già approvate in sede di Conferenza Stato-regioni, in particolare quelle concernenti la previsione di una Commissione unica nazionale e l’introduzione dell’obbligo di etichettatura di origine;

in un momento in cui le condizioni del comparto cunicolo nazionale stanno peggiorando, anche a seguito del grave ritardo delle istituzioni ad attuare gli impegni assunti, contenuti nella risoluzione approvata dalla Commissione agricoltura della Camera il 27 luglio 2011, risulta inopportuno mettere in discussione gli strumenti di pianificazione previsti, con il rischio di vedere vanificato il lavoro svolto finora e soprattutto alla luce dell’emergenza finanziaria in cui versano gli allevatori;

sarebbe, invece, opportuno convergere verso misure condivise atte ad integrare e aggiornare quanto previsto dal piano di settore, nonché a favorire un più rapido accesso al credito a favore degli allevatori in crisi in modo da poter permettere loro di diluire le passività accumulate e ristrutturare il debito;

alla luce di quanto premesso finora, risulta prioritario sollecitare la predisposizione del regolamento della Commissione unica nazionale, affinché il meccanismo di definizione dei prezzi sia reso più trasparente, nonché l’inserimento dell’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e i relativi prodotti trasformati -:

quale sia, ad oggi, lo stato di attuazione degli impegni assunti con l’approvazione della risoluzione del 27 luglio 2011 da parte della Commissione agricoltura;

quali urgenti iniziative di competenza intenda assumere al fine di agevolare l’accesso al credito in favore degli allevatori in stato di crisi, in modo da permettere loro di diluire le passività e di ristrutturare il debito;

in che modo intenda sollecitare le opportune sedi comunitarie al fine di prevedere l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio;

se non intenda intervenire con urgenza sulle procedure relative all’attivazione della Commissione unica nazionale, nel rispetto delle misure previste dal piano di settore, in modo da rendere più trasparente e neutrale la definizione dei prezzi.

(2-01257) «Delfino».

CAMERA: INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE DI SERVODIO (PD) E DI GIUSEPPE (IDV)

6 ottobre 2011 – roma – Gli onorevoli Servodio (Pd) e Di Giuseppe (Idv), a seguito della risoluzione unitaria approvata il 27 luglio dalla XIII Commissione Agricoltura su Interventi per la crisi del settore cunicolo, hanno presentato una interrogazione a risposta in Commisisone – firmata da altri 13 parlamentari – per sollecitare gli impegni che il Governo ha preso. Cosa dice l’ interrogazione?

Per sapere – Premesso che – :

da diversi anni la filiera cunicola italiana è in grave crisi e si sta verificando un drastico ridimensionamento delle imprese cunicole, nonostante il consumo nazionale sia favorito dalle virtù dietetiche della carne di coniglio, consigliata da pediatri, geriatri e nutrizionisti;

il settore assume una posizione di primo piano in ambito comunitario, e’ il secondo produttore al mondo ed e’ il quarto comparto della zootecnia nazionale, dopo quello dei suini, bovini e polli, ma l’ informazione pubblica risulta carente;

a partire dal 2007 le quotazioni del prezzo del coniglio hanno fatto registrare forti diminuzioni, a fronte di un costo di produzione cresciuto per gli aumenti record dei mangimi e dei carburanti, con una perdita netta per gli allevatori;

la crisi del settore è stata immediatamente posta sotto osservazione dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali mediante l’attivazione del tavolo della filiera cunicola sin dal settembre 2008, al fine di evidenziare le criticità strutturali e congiunturali del settore nonché le priorità di intervento per il rilancio dell’intera filiera;

il 12 maggio 2009 la Commissione agricoltura del Senato a conclusione dell’affare assegnato relativo allo stato di crisi della filiera cunicola italiana ha approvato la risoluzione 7-00025 che impegnava il Governo ad assumere un articolato quadro di misure per fronteggiare la crisi e rilanciare il settore;

il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, è stato sancito un accordo su un “Piano di intervento per il settore cunicolo”, che, con l’obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l’intera filiera, ha previsto un programma organico di interventi, così come definiti nell’ambito del tavolo di filiera;

il 27 luglio 2011 la Commissione agricoltura della Camera, unificando cinque diverse proposte dei gruppi parlamentari, ha approvato la risoluzione 8-00141 che impegnava il Governo a dare piena attuazione al Piano di interventi per il settore e a fornire con urgenza elementi sullo stato di attuazione degli impegni assunti;

a tutt’oggi, nonostante gli impegni assunti dal Governo, non sono state ancora adottate misure in grado di fronteggiare la grave crisi che sta attraversando il comparto cunicolo nel nostro Paese, abbandonando al loro destino gli allevatori, le cui condizioni sono peggiorate per le irrisolte distorsioni del mercato;

il grave ritardo delle istituzioni ad eseguire tutti gli interventi previsti dal Parlamento sta dimostrando, di fatto, di non riuscire a fermare per tempo i mercati, con l’effetto di far monopolizzare quel che resta della libera coniglicoltura italiana, in contrasto ai principi costituzionali italiani e al diritto europeo -:

quale sia lo stato di attuazione degli impegni contenuti nella risoluzione approvata il 27 luglio scorso dalla Commissione agricoltura con il parere favorevole dello stesso Governo e se siano state messe in atto misure tempestive per fronteggiare la crisi del settore cunicolo;

se il Governo intenda assumere le opportune iniziative per favorire un rapido accesso al credito in favore degli allevamenti cunicoli in stato di crisi, per poter diluire le passività accumulate e ristrutturare il debito, anche attraverso la garanzia obbligatoria di Ismea;

se il Governo intenda predisporre il regolamento della commissione unica nazionale e attivarla con urgenza, nel rispetto di quanto previsto dal piano di settore, al fine di rendere trasparente e neutrale il meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso una sede più neutrale;

se il Governo intenda offrire informazioni pubbliche sollecitando Ismea a redigere rapporti e studi di mercato;

se il Governo intenda agire, con urgenza, presso le istituzioni comunitarie per inserire nel Regolamento in corso di approvazione sull’obbligo di etichettatura anche la etichettatura di origine per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio, al fine di non vanificare il quadro di programmazione nazionale.

Servodio, Di Giuseppe, Oliverio, Zucchi, Agostini, Brandolini, Carra Marco, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Marrocu, Pepe Mario Pd, Sani, Trappolino

CAMERA: RISOLUZIONE APPROVATA DALLA XIII COMMISSIONE SU INTERVENTI CRISI SETTORE CUNICOLO

27 luglio 2011 – roma – La XIII Commissione agricoltura ha concluso la discussione congiunta delle risoluzioni 7-00205 De Girolamo, 7-00616 Di Giuseppe, 7-00630 Servodio, 7-00640 Delfino e 7-00645 Callegari, Interventi per la crisi del settore cunicolo, approvando la risoluzione unitaria 8-00141 presentata da Nunzia De Girolamo (Pdl).

“Le cinque risoluzioni annunciate – ha riferito il Presidente Paolo Russo – sono state accorpate a seguito di una intesa tra i vari gruppi ed e’ stata presentata una risoluzione unica” che diventa, dopo quella del Senato, un nuovo atto d’ indirizzo per il Governo. Giuseppina Servodio (PD), illustrando la risoluzione unitaria, ha fatto presente che essa recepisce la raccomandazione formulata dal rappresentante del Governo a prevedere interventi compatibili con l’ordinamento comunitario. Si è perciò cercato di individuare un impegno al Governo che, sulla base del riconoscimento dello stato di crisi del settore, rimetta alla discrezionalità del Governo medesimo l’individuazione degli strumenti più adeguati per intervenire. L’ On Servodio ha inoltre sottolineato che, con riferimento alle azioni da condurre presso le istituzioni europee, la risoluzione impegna il Governo ad operare affinché sia introdotto l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio e sia adottata una regolamentazione europea specifica per il settore cunicolo, che ne è tuttora privo. Ha infine richiamato l’attenzione sull’importanza del comparto cunicolo, sia sul piano economico sia per le eccellenti caratteristiche qualitative e salutistiche della carne di coniglio.

Il Sottosegretario Roberto ROSSO presente in Commissione ha espresso parere favorevole sulla risoluzione unitaria.

Vediamo cosa prevede il testo approvato.

La XIII Commissione,

premesso che:

da diversi anni la filiera cunicola italiana attraversa una fase di grave crisi, nonostante il consumo di carne di coniglio sia in costante aumento, anche in virtù delle sue eccellenti proprietà nutritive;

l’allevamento del coniglio da carne rappresenta il quarto comparto della nostra zootecnia e impegna circa il 9 per cento della produzione agricola con alcune grandi aziende collocate soprattutto al centro nord e altre medio-piccole sparse su tutto il territorio nazionale;

fino al 2007 la cunicoltura italiana deteneva il primato di produzione a livello comunitario ed europeo, con 93.500 tonnellate di prodotto, equivalente a 67,5 milioni di capi all’anno, pari al 54 per cento del totale della produzione, mentre a livello mondiale era seconda soltanto alla Cina; prima della crisi, in Italia, si contavano circa 5.000 allevamenti cunicoli, di cui 1.600 professionali, 51 macelli con bollo CEE e 14 mangimifici medio grandi;

a partire dal 2007 le quotazioni del prezzo del coniglio hanno fatto registrare forti diminuzioni, a fronte di un costo di produzione cresciuto per gli aumenti record dei mangimi e dei carburanti, con una perdita netta per gli allevatori; secondo i dati ISMEA, la situazione di fondo, ancora nel luglio 2011, permane negativa per il settore, in quanto i costi di produzione sono sensibilmente superiori ai prezzi di realizzo;

i produttori italiani denunciano che tale andamento negativo è stato influenzato da ingiustificati aumenti nelle importazioni di carne di coniglio e da una contemporanea diminuzione nelle esportazioni, che hanno alterato sensibilmente la struttura dell’offerta di mercato e provocato uno status di crisi strutturale;

i mancati redditi delle imprese determinano la chiusura di molti allevamenti, con il rischio di un progressivo abbandono e di una crisi di liquidità finanziaria senza precedenti con gravi ripercussioni sul made in Italy, sull’occupazione e sull’intero indotto del comparto e con il rischio altresì di concentrare il mercato in poche grandi aziende di lavorazione;

a fronte di tale anomala crisi del settore, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, nel settembre 2008, ha attivato il tavolo della filiera cunicola, al fine di evidenziare le criticità strutturali e congiunturali del settore nonché le priorità di intervento per il rilancio dell’intera filiera;

nel maggio 2009, la Commissione Agricoltura del Senato ha approvato la risoluzione n. 7-00025, con la quale impegnava il Governo ad assumere un articolato quadro di misure per fronteggiare la crisi e rilanciare il settore cunicolo;

il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, è stato sancito un accordo su un “Piano di intervento per il settore cunicolo”, che, con l’obiettivo di offrire una risposta organica alla crisi di redditività che coinvolge l’intera filiera, ha previsto un programma organico di interventi, così come definiti nell’ambito del tavolo di filiera;

il Piano, che peraltro non recepiva tutte le misure prevista dalla citata risoluzione parlamentare, ad oggi non è stato tuttavia attuato; nonostante gli impegni assunti dal Governo, non sono state infatti ancora adottate misure in grado di fronteggiare la grave crisi che sta attraversando il comparto cunicolo nel nostro Paese, con il risultato di abbandonare al loro destino gli allevatori, le cui condizioni sono peggiorate per le irrisolte distorsioni del mercato;

il Piano di intervento prevedeva anche azioni per l’introduzione dell’etichettatura di origine obbligatoria della carne di coniglio; tuttavia, il 6 luglio 2011, il Parlamento europeo – nel ratificare l’accordo con la Commissione europea e il Consiglio sul regolamento relativo alla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari ai consumatori – ha esteso l’obbligo di etichettatura d’origine a tutte le carni fresche esclusa quella di coniglio; in Italia, il settore cunicolo ha un elevato indice di autoapprovvigionamento (il 98 per cento circa), ma ciò non toglie che l’indicazione dell’origine in etichetta sia importante per dare una corretta informazione al consumatore e per ridurre la concorrenza del prodotto di importazione, utilizzato come leva strategica per condizionare i prezzi di mercato e controllare gli approvvigionamenti, a danno ovviamente dei nostri allevatori e del made in Italy;

il Piano di intervento prevedeva altresì di dare vita ad una Commissione unica di mercato per il coniglio, il cui compito non sarebbe quello di rilevare il prezzo storico settimanale (compito delle borse merci), ma quello di indicare la tendenza per la settimana successiva, formulando le indicazioni dei prezzi in base all’analisi e al confronto dei dati oggettivi previsti dal regolamento (compito finora svolto impropriamente dalle borse merci); si sarebbe quindi dovuto successivamente provvedere alla stesura del regolamento della Commissione per individuare gli attori e gli strumenti al fine di avviare una fase di test con l’individuazione degli indici da rilevare (import, export, produzioni e consumi nazionali);

alcune regioni hanno già deliberato lo stato di crisi del settore chiedendo l’attivazione del Fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, attivazione a cui ancora non si è proceduto anche a seguito delle rilevate incompatibilità con la vigente normativa comunitaria;

l’Associazione nazionale liberi allevatori di conigli (ANLAC), segnalando la presenza di fenomeni fraudolenti da parte degli importatori, con una prima segnalazione all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, ha chiesto di avviare un’istruttoria ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 287 del 1990 per violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea; abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 287 del 1990; mancata attivazione delle misure anticrisi che le associazioni produttori possono autonomamente adottare ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 102 del 2005;

con una seconda segnalazione alla stessa Autorità, la medesima associazione ha evidenziato altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, per accertare l’antigiuridicità delle condotte denunciate, comprendenti: fissazione dei prezzi all’origine del coniglio vivo; determinazione dei quantitativi da produrre; scambio d’informazioni; supporto al cartello da parte di alcune associazioni di produttori;

in particolare, dalle evidenze probatorie raccolte dall’ANLAC, le commissioni prezzi provinciali delle camere di commercio sono diventate luoghi in cui i prezzi non vengono accertati, ma fissati, e perciò spesso sono prezzi collusivi e non concorrenziali, che aggravano la crisi degli allevatori italiani. Occorre, pertanto, riformare il sistema e renderlo moderno;

l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che, con riferimento ad un presunto abuso – prima – e un’intesa restrittiva della concorrenza – dopo -, non appaiono esservi i presupposti per un intervento ai sensi della normativa antitrust nazionale o comunitaria, nonostante la presenza di fumus e periculum in mora, che gli stessi dirigenti della DG Concorrenza della Commissione europea hanno riconosciuto durante l’audizione del 1 dicembre scorso a Bruxelles, nell’ambito dell’esame di una petizione dell’ANLAC al Parlamento europeo;

il 29 aprile 2011, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha inviato alle Camere e al Governo una segnalazione nella quale auspica un riesame in senso pro-concorrenziale delle regole che attualmente guidano la formazione dei prezzi alla produzione, al fine di eliminare eventuali «inefficienze» e meglio adeguare il sistema alla normativa posta a tutela della concorrenza. Al riguardo, l’Autorità esprime l’auspicio che sia data implementazione al piano di intervento per il settore cunicolo già adottato dalla Conferenza Stato-regioni, in particolare con riferimento alla costituzione di una commissione unica di mercato, neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci;

impegna il Governo:

– ad attivare iniziative adeguate a fronteggiare lo stato di crisi del settore cunicolo, in particolare verificando la possibilità di utilizzare ogni strumento di sostegno compatibile con la normativa europea in materia di aiuti di Stato;

– a dare piena attuazione al Piano di interventi per il settore cunicolo, previsto dall’accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato-Regioni, rispettando gli impegni già assunti con la filiera;

– a fornire con urgenza elementi sullo stato di attuazione degli impegni assunti con la risoluzione approvata il 12 maggio 2009 dalla Commissione Agricoltura del Senato in ordine allo stato di crisi della filiera cunicola italiana;

– a promuovere le iniziative necessarie al controllo dei prezzi nel settore cunicolo e a valutare l’opportunità di definire un sistema di rilevazione delle quotazioni dei conigli a periodicità trimestrale, in linea con le esigenze della moderna distribuzione e l’individuazione di un mercato unico nazionale neutrale e trasparente;

– ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni comunitarie, in coerenza con gli impegni già assunti e con la legislazione nazionale, per introdurre l’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio, al fine di garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;

– ad attivarsi in sede europea per l’ adozione di una regolamentazione specifica per il settore cunicolo, che ne è tuttora privo, a differenza di quanto accade per il settore avicolo;

– ad avviare una campagna di controlli sulle vendite sottocosto e sulla vendita di carne di coniglio di importazione, al fine di reprimere il commercio di prodotti falsamente indicati come made in italy e, in generale, ad attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore;

– ad adottare strumenti idonei per consentire un rapido accesso ai credito in favore degli allevamenti cunicoli in stato di crisi, anche tramite prestiti garantiti dall’ISMEA, al fine di diluire le passività accumulate e ristrutturare il debito, ivi compreso quello delle aziende cunicole insolventi, nel medio e lungo periodo;

– a realizzare specifiche campagne promozionali per la valorizzazione della produzione, nonché a fornire una ampia informazione ai consumatori sulla qualità e sulle caratteristiche organolettiche della produzione nazionale;

– a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori e la grande distribuzione organizzata mirato a favorire l’incremento delle vendite dei conigli italiani;

– ad intervenire perché sia assicurata, tramite l’ISMEA, la messa a disposizione di informazioni, studi e analisi sul mercato cunicolo (consumi, produzione, importazione ed esportazione, eccetera), quali strumenti indispensabili di supporto all’attività e alle scelte degli operatori;

– a valutare l’ opportunità di promuovere, ai sensi dell’articolo 12, comma 2, della legge n. 287 del 1990, un’ indagine conoscitiva dell’ Autorità garante della concorrenza e del mercato, per verificare se, in base all’ evoluzione degli scambi, al comportamento dei prezzi o ad altre circostanze, la concorrenza nel settore cunicolo sia stata impedita, ristretta o falsata.

(8-00141) De Girolamo, Di Giuseppe, Servodio, Delfino, Callegari, Paolo Russo, Zucchi, Beccalossi, Oliverio, Agostini, Bitonci, Brandolini, Carlucci, Marco Carra, Catanoso, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Dima, D’Ippolito Vitale, Faenzi, Fiorio, Fogliato, Gottardo, Marrocu, Messina, Munerato, Nastri, Negro, Mario Pepe (PD), Rainieri, Romele, Rota, Sani, Taddei, Trappolino.

CAMERA: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE DI CORRADO CALLEGARI (LEGA) SU FILIERA CUNICOLA

19 luglio 2011 – roma – Corrado Callegari (Lega) ha presentato una risoluzione in XIII Commissione agricoltura. Arrivano a cinque le risoluzioni in Commissione alla Camera che saranno, speriamo accorpate e discusse, in modo da approvare una risoluzione unica ed efficace. Nelle precedenti settimane sono state presentate risoluzioni da IDV, PD, UDC e, ancora prima, dal PDL.

Premesso che

il nostro Paese si colloca tra i primissimi al mondo nel settore della cunicoltura ed è leader in Europa con il 54 per cento della produzione comunitaria, seguito da Francia e Spagna che registrano percentuali di molto inferiori a quella italiana;

l’allevamento del coniglio da carne rappresenta il quarto settore della nostra zootecnia e impegna circa il 9 per cento della produzione agricola con alcune grandi aziende collocate soprattutto al centro nord e altre medio-piccole sparse su tutto il territorio nazionale;

nonostante il consumo di carne di coniglio sia in costante aumento, anche in virtù delle sue eccellenti proprietà nutritive, la cunicoltura nazionale attraversa una fase di grave crisi strutturale le cui cause appaiono poco chiare mentre le conseguenze, e segnatamente il drastico abbassamento dei prezzi, precipitati tra il 2007 e il 2008 sotto il livello dei costi di produzione, inducono a ritenere che l’intero comparto sia interessato dal verificarsi di fenomeni poco trasparenti a danno degli allevatori;

a partire dal 2007 infatti le quotazioni del prezzo del coniglio registrano forti diminuzioni, con una media di 1,45 euro al chilo a fronte di un costo di produzione cresciuto per gli aumenti record dei mangimi e dei carburanti, con una perdita netta per gli allevatori di oltre 0,30 euro per chilogrammo di coniglio vivo prodotto;

dopo la timida ripresa del 2008, nel 2009 i listini sono crollati a meno di 0,20 euro il chilo influenzati negativamente dalla crescita delle importazioni e dalla probabile presenza di fenomeni fraudolenti da parte degli importatori a seguito dei quali l’ANLAC (Associazione nazionale liberi allevatori di conigli), ha presentato all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato due denunce concernenti distorsioni della concorrenza nel settore cunicolo e, in particolare, nel processo di formazione dei prezzi alla produzione, l’abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 287 del 1990 e la mancata attivazione delle misure anticrisi che i produttori possono autonomamente adottare, riducendo i volumi immessi sul mercato, in base all’articolo 8 del decreto legislativo n. 102 del 2005;

i mancati redditi delle imprese determinano la chiusura di molti allevamenti, con il rischio di un progressivo abbandono e una crisi di liquidità finanziaria senza precedenti con gravi ripercussioni sul made in Italy sull’occupazione e sull’intero indotto del comparto;

a fronte della grave crisi che investe l’intero comparto, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali già nel 2008 ha istituito un tavolo della filiera cunicola al fine di evidenziare le criticità strutturali e congiunturali del settore nonché le priorità di intervento per il rilancio della filiera; anche a seguito dell’approvazione di alcuni atti di indirizzo, che impegnano il Governo a fronteggiare la crisi del comparto cunicolo, il Ministero ha definito, nell’aprile 2010, in sede di Conferenza Statoregioni, un piano di intervento volto a rilanciare la filiera attraverso il superamento delle maggiori criticità, quali la contrazione generalizzata della redditività, conseguenza anche di un’accentuata stagionalità e ciclicità di mercato;

alcune regioni hanno già deliberato lo stato di crisi del settore chiedendo l’attivazione del Fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, attivazione a cui ancora non si è proceduto anche a seguito delle rilevate incompatibilità con la vigente normativa comunitaria;

il 6 luglio 2011 il Parlamento europeo ha ratificato l’accordo tra i suoi rappresentanti e quelli del Consiglio e della Commissione approvando quindi il regolamento relativo alla fornitura di informazioni sui prodotti alimentari ai consumatori che estende l’obbligo di etichettatura d’origine a tutte le carni fresche esclusa quella di coniglio,

impegna il Governo:

a promuovere le iniziative necessarie al controllo dei prezzi nel settore cunicolo e valutare l’opportunità di definire un sistema di rilevazione delle quotazioni dei conigli a periodicità trimestrale, in linea con le esigenze della moderna distribuzione e l’individuazione di un mercato unico nazionale neutrale e trasparente;

ad intervenire con urgenza presso le competenti istituzioni comunitarie al fine di includere l’obbligo di etichettatura d’origine anche alle carni di coniglio al fine di garantire una maggior certezza giuridica a tutti gli operatori della filiera e una corretta informazione ai consumatori;

a monitorare l’attuazione del piano di intervento predisposto nel 2010 e fornire con urgenza gli elementi sullo stato di realizzazione degli impegni assunti a seguito dell’approvazione dei numerosi atti di indirizzo presentati;

ad avviare una campagna di controlli per reprimere le vendite sottocosto e soprattutto la vendita della carne di coniglio di importazione, peraltro priva delle indicazioni dei requisiti di qualità e delle informazioni in etichetta dei Paesi di allevamento di origine, presentata come prodotto made in italy;

a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori e la grande distribuzione organizzata mirato a favorire l’incremento delle vendite dei conigli italiani; a

dichiarare lo stato di crisi per il settore cunicolo, attivando urgentemente le risorse del Fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per il rilancio del comparto e per il sostegno al reddito degli allevatori;

ad adottare le iniziative necessarie a consentire l’accesso al credito in favore degli allevamenti cunicoli in stato di crisi, anche al fine di ripianare le passività e risolvere i casi di insolvenza e sofferenza delle imprese in conseguenza dello stato di crisi del settore. (7-00645)«Callegari, Fogliato».

CAMERA: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE DI TERESIO DELFINO (UDC) SU FILIERA CUNICOLA

14 luglio 2011 – roma – Teresio Delfino (Udc) ha presentato una risoluzione in XIII Commissione agricoltura. Arrivano a quattro le risoluzioni in Commissione alla Camera che saranno discusse, ci auguriamo, in modo da approvare una risoluzione unica. Nelle precedenti settimane sono state presentate risoluzioni da IDV e PD e, ancora prima, dal PDL.

Premesso che:

da tempo viene denunciata dagli operatori del settore cunicolo una grave crisi che colpisce in primo luogo i liberi allevatori, rischiando di concentrare il mercato in poche grandi aziende di lavorazione;

da quanto indicato nei dati rilasciati dalle associazioni di categoria, emerge chiaramente un trend negativo, espressione di ingiustificati aumenti nelle importazioni di carne di coniglio e nelle rispettive diminuzioni nelle esportazioni, alterando sensibilmente la struttura dell’offerta di mercato e provocando uno status di crisi strutturale;

i costi di produzione registrano significativi aumenti anche in relazione alla variazione dei prezzi di materie prime ed energia, andando ad agire sui prezzi medi al dettaglio, sebbene al contempo i consumi continuino a crescere al pari dell’offerta interna, tuttora in grado di far fronte alla domanda nazionale;

non esiste al momento alcun marchio identificativo nazionale che tuteli l’origine della carne di coniglio, non inclusa nei settori indicati dall’Europa per l’estensione dell’obbligo di etichettature di tutte le carni fresche;

precedenti atti di sindacato ispettivo hanno più volte espresso la necessità dell’obbligo dell’indicazione di origine, sottoponendo l’anomalia di una crisi simile anche all’autorità garante per la concorrenza ed il mercato;

in Italia, il settore cunicolo ha un elevato indice di autoapprovvigionamento (il 98 per cento circa), ma ciò non toglie che l’indicazione dell’origine in etichetta sia importante per dare una corretta informazione al consumatore e per ridurre la concorrenza del prodotto di importazione, utilizzato come leva strategica per condizionare i prezzi di mercato e controllare gli approvvigionamenti, a danno ovviamente dei nostri allevatori e del made in Italy;

l’autorità italiana ha inviato un parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai Presidenti delle Camere e al Ministro interrogato, in cui si auspica un riesame in senso proconcorrenziale dell’attuale processo di formazione dei prezzi alla produzione agricola, al fine di eliminare eventuali inefficienze e meglio adeguare il sistema alla normativa posta a tutela della concorrenza. Al riguardo, l’autorità ha espresso l’auspicio che sia data implementazione al piano di intervento per il settore cunicolo già adottato dalla Conferenza Stato-Regioni, in particolare con riferimento alla costituzione di una commissione prezzi unica nazionale, neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci;

il grave ritardo delle istituzioni ad eseguire tutti gli interventi previsti sta dimostrando, di fatto, di non riuscire a fermare per tempo i mercati, con l’effetto di far monopolizzare quel che resta della libera coniglicoltura italiana, in contrasto con i princìpi costituzionali italiani e con il diritto europeo,

impegna il Governo:

a promuovere, stante l’entità delle difficoltà del settore cunicolo, adeguate iniziative finalizzate ai seguenti obiettivi:

a) ottenere il riconoscimento dello stato di crisi;

b) mettere in atto misure appropriate per l’accesso al credito da parte delle imprese del settore;

c) portare a compimento tutti gli impegni già assunti con la filiera;

d) estendere l’obbligo di etichettatura con la puntuale indicazione dell’origine della produzione;

e) realizzare specifiche campagne promozionali per la valorizzazione della produzione, nonché fornire una ampia informazione ai consumatori sulla qualità e sulle caratteristiche organolettiche della produzione nazionale;

f) attivare uno specifico programma di controlli per contrastare qualsiasi fenomeno di contraffazione e di pirateria nel settore.

(700640)

UNIONE EUROPEA: INTERROGAZIONE DI MAZZONI (PPE) ALLA COMMISSIONE SU ETICHETTATURA CARNI CUNICOLE

13 luglio 2011 – bruxelles – Il Presidente della Commissione per le petizioni On.Erminia Mazzoni (Ppe/Pdl), a seguito dell’ esclusione della carne di coniglio dal regolamento approvato il 6 luglio dal Parlamento europeo, ha presentato una interrogazione per utilizzare la procedura di cui al paragrafo 5 dell´art.25 del Regolamento, al fine di recuperare la mancata inclusione della carne di coniglio, nella previsione sulla obbligatorietà dell´etichettatura.

La procedura prevede che gli Stati membri avranno 5 anni per applicare le nuove norme che dovrebbero diventare operative a fine 2016. Per i prodotti esclusi è stato invece concordato di posticiparne di 3 anni l’eventuale applicazione. Per questi la procedura prevede che la Commissione europea presenti al Parlamento ue e al Consiglio ue una relazione che estenda anche alle carni di coniglio e ai trasformati a base di coniglio, l’ etichettatura del paese d’ origine.

La relazione della Commissione ue dovra’ prendere in considerazione: (i) l’ esigenza del consumatore europeo di essere informato; (ii) la fattibilita’ della fornitura dell’ indicazione obbligatoria; (iii) un’ analisi dei relativi costi potenziali e benefici, compreso l’ impatto giuridico sul mercato interno e l’ impatto sugli scambi internazionali che tale obbligo comporterebbe anche per il coniglio.

L’ interrogazione e’ stata firmata anche dai seguenti parlamentari europei: Alfano, Angelilli, Antoniozzi, Bartolozzi, Bizzotto, Bonsignore, Cancian, Comi, De Castro, De Mita, Fidanza, Gardini, LaVia, Mastella, Mauro, Morganti, Pallone, Rossi, Scurria, Silvestris, Uggias.

Spiace dover registrare che essendo stati invitati tutti i 72 europarlamentari, manchino le firme di alcuni deputati della Commissione sanita’ pubblica e sicurezza alimentare del Parlamento europeo, in particolare: Sergio Berlato, Mario Pirillo, Vittorio Prodi, Salvatore Tatarella, Rosario Crocetta, Cristiana Muscardini e Crescenzio Rivellini.

La risposta alle lobby delle carni bianche italiane – che avevano escluso il coniglio non solo dalle attuali norme approvate, ma addirittura dalla previsione futura – anche se abbastanza decisa, dovrebbe essere corale data l’ importanza strategica del comparto per l’ Italia. Adesso bisognerá spingere perché la Commissione europea verifichi la fattibilitá dell’etichettatura della carne di coniglio per poi aggiornare il regolamento appena approvato. Vedremo gli esiti…

UNIONE EUROPEA: AUDIZIONE DELL’ ANLAC IN COMMISSIONE PER LE PETIZIONI

13 luglio 2011 – bruxelles – La Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, presieduta dal On. Mazzoni, ha audito la nostra associazione, allo scopo di conoscere l’ esito dell’ Autorita’ Garante per la concorrenza ed il mercato italiana in ordine alle segnalazioni presentate dall’ Anlac.

Alla presenza di numerosi MEP di differenti nazionalità, sono intervenuti Saverio De Bonis per l’ Anlac, William Floyd in rappresentanza della Commissione Europea e vari deputati membri della Commissione per le Petizioni.

L’ Anlac ha illustrato l’ esito dell AGCM italiana e il parere della stessa riguardo a presunte distorsione nel mercato cunicolo italiano, in ordine alla formazione dei prezzi alla produzione.

La presidente On.Erminia Mazzoni al termine degli interventi, accogliendo l’ istanza dei petenti e dei deputati, ha deciso di mantenere aperta la petizione e di assumere varie iniziative parlamentari.

Una risposta doverosa e incoraggiante, data la gravita’ della situazione in cui versa la filiera, rispetto a presunte violazioni della legislazione europea.

CAMERA: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE DI GIUSEPPINA SERVODIO (PD) SU FILIERA CUNICOLA

6 luglio 2011 – roma – Giuseppina Servodio (Pd) ha presentato una risoluzione in XIII Commissione agricoltura, cofirmata da tutto il gruppo Pd. Aumentano le risoluzioni in Commissione alla Camera che saranno discusse, ci auguriamo, in modo da approvare una risoluzione unica.

Premesso che:

da diversi anni la filiera cunicola italiana è in crisi con un forte ridimensionamento e una preoccupante mortalità delle imprese cunicole;

nelle aree campane, pugliesi, siciliane, laziali, calabresi e lucane è concentrato circa il 70 per cento del consumo nazionale di carni di coniglio. La struttura produttiva vede alcune grosse aziende al Nord del Paese, che svolgono anche la funzione di grossisti-importatori, in grado di gestire l’intera filiera (dalla produzione di mangime alla macellazione e vendita) oltre a numerose aziende medio-piccole sparse su tutto il territorio nazionale;

fino al 2007 la cunicoltura italiana deteneva il primato di produzione a livello comunitario ed europeo, con 93.500 tonnellate di prodotto, equivalente a 67,5 milioni di capi all’anno, pari al 54 per cento del totale della produzione, mentre a livello mondiale era seconda soltanto alla Cina; prima della crisi, in Italia, si contavano circa 5.000 allevamenti cunicoli, di cui 1.600 professionali, 51 macelli con bollo CEE e 14 mangimifici medio grandi;

il settore, oltre ad assumere una posizione di primo piano in ambito comunitario, è il quarto comparto della zootecnia nazionale, dopo quello dei suini, bovini e polli, ma l’informazione pubblica risulta carente: nei report e studi di mercato redatti da Ismea la filiera cunicola è completamente trascurata, e dal 2007 è stata sospesa la preziosa attività dell’unica rivista specializzata di settore pubblicata da edagricole;

sin dal settembre 2008 la crisi del settore (anomala) è stata trattata dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali mediante l’attivazione del tavolo della filiera cunicola. Nel maggio 2009 la Commissione agricoltura del Senato ha approvato la risoluzione 7-00025 che impegnava il Governo:

«a richiedere all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato se abbia avviato, o se intenda avviare, un’istruttoria per la valutazione degli elementi di criticità ed incertezza che avrebbero compromesso il corretto esplicarsi della concorrenza nel settore cunicolo e per accertare eventuali infrazioni al diritto comunitario in tale ambito;

a dichiarare, con urgenza, lo stato di crisi per il settore cunicolo, stanziando adeguate risorse per il rilancio del comparto e per il sostegno del reddito degli allevatori;

ad imprimere un’accelerazione all’attuazione di tutte le misure previste nel piano di settore predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in accordo con le associazioni degli allevatori del settore cunicolo;

ad approvare apposite misure per l’etichettatura e la tracciabilità obbligatoria delle carni di coniglio prodotte in Italia, predisponendo altresì un marchio di origine del prodotto con un disciplinare gestiti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, immediatamente riconoscibile dai consumatori;

ad istituire, con urgenza, una commissione prezzi unica nazionale, neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali Borse merci;

a realizzare una campagna istituzionale volta a promuovere il prodotto del settore cunicolo italiano e favorire l’incremento dei consumi di carne di coniglio da parte dei cittadini;

a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori di coniglio e la grande distribuzione organizzata (GDO) mirato a favorire l’incremento delle vendite di conigli made in Italy;

ad adottare apposite misure volte ad agevolare il ripianamento delle passività e la risoluzione dei casi di insolvenza e sofferenza delle imprese di allevamento di conigli in conseguenza dello stato di crisi del settore;

a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori di coniglio e l’Associazione bancaria italiana (ABI) finalizzato ad agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese del settore cunicolo, anche attraverso il rilascio di garanzie pubbliche per le imprese che incontrano maggiori difficoltà;

ad adottare apposite misure volte alla fiscalizzazione degli oneri sociali per le imprese che occupano lavoratori;

ad avviare una sistematica campagna di controlli, soprattutto presso i grossisti, i macellatori e la distribuzione, mirata a sanzionare e reprimere il fenomeno delle vendite promozionali e sottocosto di carne di coniglio di provenienza estera e presentata come prodotto made in Italy»;

è stato sancito un accordo sul Piano di intervento per il settore cunicolo in sede di Conferenza Stato-Regioni del 29 aprile 2010, ai sensi della legge 27 dicembre 2006, n. 296 – legge finanziaria 2007 – ed in particolare il comma 1084 dell’articolo 1 che autorizza per l’attuazione dei Piani nazionali di settore di competenza del Ministro delle politiche agricole, alimentarie forestali la spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2007, e 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009;

tale piano, predisposto dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali con il consenso delle organizzazioni sindacali e approvato dalla Conferenza delle regioni, pur non avendo recepito tutte le misure della risoluzione del Senato di cui sopra, ad oggi non riesce ad essere implementato; infatti dalla data di approvazione della risoluzione in oggetto sono trascorsi due anni e, a tutt’oggi, nonostante gli impegni assunti dal Governo, non sono state ancora adottate misure in grado di fronteggiare la grave crisi che sta attraversando il comparto cunicolo nel nostro Paese, abbandonando al loro destino gli allevatori, le cui condizioni sono peggiorate per le irrisolte distorsioni del mercato;

la misura del piano nazionale, prevede in particolare l’adozione dell’etichettatura obbligatoria che dovrebbe rientrare nell’azione applicativa del disegno di legge competitività e dell’applicazione della norma generale sull’etichettatura di origine in esso prevista;

presso il Parlamento europeo è in corso di approvazione il Regolamento UE sull’etichettatura obbligatoria di origine, che aveva già votato una proposta con tutti i prodotti freschi inclusa la carne di coniglio, mentre il Consiglio – attraverso l’indirizzo del Coreper, organismo intergovernativo che prepara i suoi incontri – ne ha limitato la portata escludendo nell’ultimo accordo le carni di coniglio, nonostante il primato italiano in Europa e nonostante la Plv primeggia rispetto ad altre produzioni inserite nell’accordo UE;

l’esclusione, in seno al Consiglio, non solo non tiene conto della volontà strategica degli Stati membri, ma soprattutto dimentica che l’articolo 161, paragrafo 1, Trattato sul finanziamento dell’Unione europea impone all’Unione di promuovere il diritto all’informazione a favore della protezione dei consumatori mediante scelte consapevoli, senza discriminazione alcuna;

in Italia, il settore cunicolo ha un elevato indice di autoapprovvigionamento (98 per cento), ma ciò non toglie che l’indicazione dell’origine in etichetta sia importante per dare una corretta informazione al consumatore e per ridurre la concorrenza del prodotto di importazione, utilizzato come leva strategica per condizionare i prezzi di mercato e controllare gli approvvigionamenti, a danno ovviamente dei nostri allevatori e del made in Italy;

nell’aprile 2010 si è deciso di dare vita alla CUN (commissione unica nazionale) per il coniglio il cui scopo non è rilevare il prezzo storico settimanale (compito delle borse merci), ma quello di indicare la tendenza per la settimana entrante (compito finora svolto impropriamente dalle borse merci);

si sarebbe dovuto successivamente provvedere alla stesura di una bozza di regolamento della CUN per individuare gli attori e gli strumenti al fine di avviare una fase di test con l’individuazione degli indici da rilevare: import, export, produzioni e consumi nazionali;

presso la Commissione per le petizioni dell’Unione europea giace una petizione dichiarata ricevibile, ed ancora aperta, che ha richiamato l’attenzione del Parlamento europeo sulle violazioni al diritto comunitario antitrust che rischiano di compromettere la concorrenza nel settore, in una deriva monopolizzante;

con una prima segnalazione all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, l’associazione nazionale liberi allevatori di conigli (Anlac) ha chiesto di avviare un’istruttoria ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 287 del 1990 per:

– violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 82 del Trattato UE;

– abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 287 del 1990;

– mancata attivazione delle misure anticrisi che le associazioni produttori possono autonomamente adottare ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 102 del 2005;

con una seconda segnalazione presso la stessa Autorità, la medesima associazione ha evidenziato altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ed è in attesa dell’apertura dell’istruttoria per accertare l’antigiuridicità delle condotte denunciate, comprendenti:

– fissazione dei prezzi all’origine del coniglio vivo;

– determinazione dei quantitativi da produrre;

– scambio d’informazioni;

– supporto al cartello da parte di alcune associazioni di produttori;

in particolare, dalle evidenze probatorie raccolte dall’Anlac, le commissioni prezzi provinciali, sono diventate luoghi in cui i prezzi non vengono accertati ma fissati, perciò, spesso, sono prezzi collusivi e non concorrenziali, che aggravano la crisi degli allevatori italiani. Occorre, pertanto, riformare il sistema e renderlo moderno;

l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che, con riferimento ad un presunto abuso – prima – e un intesa restrittiva della concorrenza – dopo – , non appaiono esservi i presupposti per un intervento ai sensi della normativa antitrust nazionale o comunitaria, nonostante la presenza di fumus e di periculum in mora che gli stessi dirigenti della Commissione europea antitrust hanno riconosciuto durante l’audizione del 1o dicembre scorso a Bruxelles, nell’ambito della petizione al Parlamento europeo;

l’Autorità italiana, ha inviato un parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai Presidenti delle Camere e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, in cui si auspica un riesame in senso proconcorrenziale dell’attuale processo di formazione dei prezzi alla produzione agricola, al fine di eliminare eventuali «inefficienze» e meglio adeguare il sistema alla normativa posta a tutela della concorrenza. A riguardo, l’Autorità ha espresso l’auspicio che sia data implementazione al piano di intervento per il settore cunicolo già adottato dalla Conferenza Stato-regioni, in particolare con riferimento alla costituzione di una commissione prezzi unica nazionale (CUN), neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci;

secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell’Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario;

la Corte di giustizia ha fornito una soluzione estremamente chiara, laddove con un richiamo diretto al primato delle norme comunitarie, ha espresso in termini di obbligatorietà la disapplicazione, anche da parte di un’autorità di concorrenza nazionale, di norme nazionali che abbiano imposto o favorito comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 81.1 del Trattato CE (ora 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), ovvero ne abbiano legittimato o rafforzato gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma;

la normativa relativa alla costituzione ed al funzionamento della borsa merci di Verona «nella misura in cui sollecita o facilita l’adozione di comportamenti anticoncorrenziali», ove fosse accertato dall’autorità garante della concorrenza e del mercato, che è idonea a dare luogo a effetti che rendono praticamente inefficaci le norme del Trattato a tutela della concorrenza, va pertanto «disapplicata»;

il grave ritardo delle istituzioni ad eseguire tutti gli interventi previsti da un ramo del Parlamento sta dimostrando, di fatto, di non riuscire a fermare per tempo i mercati, con l’effetto di far monopolizzare quel che resta della libera coniglicoltura italiana, ad avviso dei sottoscrittori del presente atto in contrasto ai princìpi costituzionali italiani e al diritto europeo,

impegna il Governo:

a valutare quanto esposto in premessa e a dichiarare, con urgenza, lo stato di crisi per il settore cunicolo, attivando le risorse del fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per il rilancio del comparto e per il sostegno del reddito degli allevatori;

a predisporre il regolamento della commissione unica nazionale e ad attivarla con urgenza, nel rispetto di quanto previsto dal piano di settore, al fine di rendere trasparente e neutrale il meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso una sede più neutrale;

a chiarire quali risorse finanziarie abbia predisposto o intenda predisporre con la massima urgenza a favore del piano di intervento per il settore cunicolo, nel rispetto di quanto previsto dall’accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di conferenza Stato-regioni;

a fornire con urgenza elementi sullo stato di attuazione degli impegni assunti attraverso l’approvazione della risoluzione approvata il 12 maggio 2009 dalla IX Commissione del Senato in ordine allo stato di crisi della filiera cunicola italiana;

ad agire, con urgenza, presso le istituzioni comunitarie (Parlamento, Commissione e Consiglio), per inserire nel regolamento in corso di approvazione la etichettatura di origine anche per le carni di coniglio e per i prodotti trasformati a base di coniglio posto che, senza la cornice di diritto europeo, il quadro di programmazione nazionale rischia di essere vanificato, mentre un paese serio porta a termine gli impegni assunti, con coerenza, sia in ambito nazionale che internazionale;

ad offrire informazioni pubbliche sollecitando Ismea a redigere rapporti e studi di mercato, come in altri settori, incentivando altresì la stampa specializzata di settore a riprendere la pubblicazione della rivista di aggiornamento tecnico-scientifico;

a prevedere un aumento congruo del numero massimo di rate concesse nelle rateizzazioni da Equitalia e dagli enti previdenziali al fine di tutelare tale settore attualmente in crisi;

ad assumere ogni iniziativa di competenza per favorire un rapido accesso al credito in favore degli allevamenti cunicoli in stato di crisi, al fine di diluire le passività accumulate e ristrutturare il debito;

a richiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato di avviare, ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 287 del 1990, ove non si sia già provveduto in tal senso, un’istruttoria per la valutazione degli elementi di criticità ed incertezza che avrebbero compromesso il corretto esplicarsi della concorrenza nel settore cunicolo e per accertare eventuali infrazioni al diritto comunitario in tale ambito;

se intenda assumere le opportune iniziative al fine di disapplicare le normative sulla borsa merci in contrasto con il diritto antitrust.

(7-00630)

«Servodio, Zucchi, Oliverio, Agostini, Brandolini, Marco Carra, Cenni, Cuomo, Dal Moro, Fiorio, Marrocu, Mario Pepe (PD), Sani, Trappolino».

CAMERA: RISOLUZIONE IN COMMISSIONE DI ANITA DI GIUSEPPE (IDV) SU FILIERA CUNICOLA

29 giugno 2011 – roma – Anita Di Giuseppe (idv) ha presentato una risoluzione in XIII Commissione agricoltura, cofirmata da Ivan Rota (idv) e Ignazio Messina (idv), al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. La risoluzione sara’ ora discussa nella Commissione. Cosa chiedono i tre Deputati al Ministro Romano?

Premesso che:

da oltre quattro anni la filiera cunicola italiana è in crisi e si sta verificando un drastico ridimensionamento delle imprese cunicole, con forti tensioni sociali, nonostante il consumo nazionale sia favorito dalle virtù dietetiche della carne di coniglio, consigliata da pediatri, geriatri e nutrizionisti;

circa il 70 per cento del consumo nazionale di carni di coniglio è concentrato nelle aree campane, pugliesi, siciliane, laziali, calabresi e lucane. Diversamente la struttura produttiva vede alcune grosse aziende al Nord del Paese, che svolgono anche la funzione di grossisti-importatori, in grado di gestire l’intera filiera (dalla produzione di mangime alla macellazione e vendita) oltre a numerose aziende medio-piccole sparse su tutto il territorio nazionale;

fino al 2007 la cunicoltura italiana deteneva il primato di produzione a livello comunitario ed europeo, con 93.500 tonnellate di prodotto, equivalente a 67,5 milioni di capi all’anno, pari al 54 per cento del totale della produzione, mentre a livello mondiale era seconda soltanto alla Cina; prima della crisi, in Italia, si contavano circa 5.000 allevamenti cunicoli, di cui 1.600 professionali, 51 macelli con bollo CEE e 14 mangimifici medio grandi;

la crisi del settore (anomala) è stata immediatamente posta sotto osservazione dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali mediante l’attivazione del tavolo della filiera cunicola sin dal settembre 2008; il 12 maggio 2009 la Commissione agricoltura del Senato a conclusione dell’affare assegnato relativo allo stato di crisi della filiera cunicola italiana ha approvato la risoluzione 7-00025 che impegnava il Governo:

«a richiedere all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato se abbia avviato, o se intenda avviare, un’istruttoria per la valutazione degli elementi di criticità ed incertezza che avrebbero compromesso il corretto esplicarsi della concorrenza nel settore cunicolo e per accertare eventuali infrazioni al diritto comunitario in tale ambito;

a dichiarare, con urgenza, lo stato di crisi per il settore cunicolo, stanziando adeguate risorse per il rilancio del comparto e per il sostegno del reddito degli allevatori;

ad imprimere un’accelerazione all’attuazione di tutte le misure previste nel piano di settore predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali in accordo con le associazioni degli allevatori del settore cunicolo;

ad approvare apposite misure per l’etichettatura e la tracciabilità obbligatoria delle carni di coniglio prodotte in Italia, predisponendo altresì un marchio di origine del prodotto con un disciplinare gestiti dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, immediatamente riconoscibile dai consumatori;

ad istituire, con urgenza, una commissione prezzi unica nazionale, neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali Borse merci;

a realizzare una campagna istituzionale volta a promuovere il prodotto del settore cunicolo italiano e favorire l’incremento dei consumi di carne di coniglio da parte dei cittadini;

a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori di coniglio e la grande distribuzione organizzata (GDO) mirato a favorire l’incremento delle vendite di conigli made in Italy;

ad adottare apposite misure volte ad agevolare il ripianamento delle passività e la risoluzione dei casi di insolvenza e sofferenza delle imprese di allevamento di conigli in conseguenza dello stato di crisi del settore;

a promuovere un accordo tra le associazioni degli allevatori di coniglio e l’Associazione bancaria italiana (ABI) finalizzato ad agevolare l’accesso al credito da parte delle imprese del settore cunicolo, anche attraverso il rilascio di garanzie pubbliche per le imprese che incontrano maggiori difficoltà;

ad adottare apposite misure volte alla fiscalizzazione degli oneri sociali per le imprese che occupano lavoratori;

ad avviare una sistematica campagna di controlli, soprattutto presso i grossisti, i macellatori e la distribuzione, mirata a sanzionare e reprimere il fenomeno delle vendite promozionali e sottocosto di carne di coniglio di provenienza estera e presentata come prodotto made in Italy»;

in sede di Conferenza Stato-Regioni del 29 aprile 2010, ai sensi della legge 27 dicembre 2006, n. 296 – legge finanziaria 2007 – ed in particolare, il comma 1084, dell’articolo 1, che autorizza per l’attuazione dei piani nazionali di settore di competenza del Ministro delle politiche agricole alimentarie e forestali la spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2007, e 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, è stato sancito un accordo sul piano di intervento per il settore cunicolo;

tale piano, voluto dalla risoluzione del Senato, predisposto dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali con il consenso delle organizzazioni sindacali e approvato dalla Conferenza delle regioni, pur non avendo recepito tutte le misure della risoluzione, ad oggi non riesce ad essere implementato; infatti, dalla data di approvazione della risoluzione in questione sono trascorsi due anni e, a tutt’oggi, nonostante gli impegni assunti dal Governo, non sono state ancora adottate misure in grado di fronteggiare la grave crisi che sta attraversando il comparto cunicolo nel nostro Paese, abbandonando al loro destino gli allevatori, le cui condizioni sono peggiorate per le irrisolte distorsioni del mercato;

il 9 aprile 2010, a seguito di una riunione convocata dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, presso la sala contrattazioni della Borsa merci di Verona, mercato sino ad oggi di riferimento per l’intero territorio nazionale, si è deciso di dare vita alla CUN (commissione unica nazionale) per il coniglio, il cui scopo non è quello di rilevare il prezzo storico settimanale (compito delle borse merci), ma quello di indicare la tendenza per la settimana entrante (compito finora svolto, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, impropriamente dalle borse merci in contrasto ai princìpi della concorrenza);

nelle due settimane successive si sarebbe dovuto provvedere alla stesura di una bozza di regolamento della CUN per individuare gli attori e gli strumenti al fine di avviare una fase di test con l’individuazione degli indici da rilevare: import, export, produzioni e consumi nazionali;

presso la Commissione per le petizioni dell’Unione europea giace una petizione dichiarata ricevibile, ed ancora aperta, che ha richiamato l’attenzione del Parlamento europeo sulle violazioni al diritto comunitario antitrust che rischiano di compromettere la concorrenza nel settore, in una deriva monopolizzante;

con una prima segnalazione all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, l’associazione nazionale liberi allevatori di conigli (Anlac) ha chiesto di avviare un’istruttoria ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 287 del 1990 per:

– violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 82 del Trattato UE;

– abuso di posizione dominante ai sensi dell’articolo 3 della legge n. 287 del 1990;

– mancata attivazione delle misure anticrisi che le associazioni produttori possono autonomamente adottare ai sensi dell’articolo 8 del decreto legislativo n. 102 del 2005;

con una seconda segnalazione presso la stessa Autorità, la medesima associazione ha evidenziato altri comportamenti anticompetitivi, in violazione delle regole della concorrenza, tutelate dall’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ed è in attesa dell’apertura dell’istruttoria per accertare l’antigiuridicità delle condotte denunciate, comprendenti:

– fissazione dei prezzi all’origine del coniglio vivo;

– determinazione dei quantitativi da produrre;

– scambio d’informazioni;

– supporto al cartello da parte di alcune associazioni di produttori;

in particolare, dalle evidenze probatorie raccolte dall’Anlac, le commissioni prezzi provinciali, sono diventate luoghi in cui i prezzi non vengono accertati ma fissati, perciò, spesso, sono prezzi collusivi e non concorrenziali, che aggravano la crisi degli allevatori italiani. Occorre, pertanto, riformare il sistema e renderlo moderno;

l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha ritenuto che, con riferimento ad un presunto abuso – prima – e un intesa restrittiva della concorrenza – dopo – , non appaiono esservi i presupposti per un intervento ai sensi della normativa antitrust nazionale o comunitaria, nonostante la presenza di fumus e di periculum in mora che gli stessi dirigenti della Commissione europea antitrust hanno riconosciuto durante l’audizione del 1o dicembre scorso a Bruxelles, nell’ambito della petizione al Parlamento europeo;

l’Autorità italiana, ha inviato un parere al Presidente del Consiglio dei ministri, ai Presidenti delle Camere e al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, in cui si auspica un riesame in senso proconcorrenziale dell’attuale processo di formazione dei prezzi alla produzione agricola, al fine di eliminare eventuali «inefficienze» e meglio adeguare il sistema alla normativa posta a tutela della concorrenza. A riguardo, l’Autorità ha espresso l’auspicio che sia data implementazione al piano di intervento per il settore cunicolo già adottato dalla Conferenza Stato-regioni, in particolare con riferimento alla costituzione di una commissione prezzi unica nazionale (CUN), neutrale e trasparente, che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci;

secondo un consolidato orientamento della Corte di giustizia, gli Stati membri dell’Unione non possono – in virtù del principio di leale collaborazione – adottare o mantenere in vigore misure, anche di natura legislativa o regolamentare, che possano rendere praticamente inefficaci le regole di concorrenza del Trattato applicabili alle imprese. La giurisprudenza della Corte di giustizia ha espressamente riconosciuto non solo ai giudici, ma anche a tutti gli organi dello Stato, incluse le pubbliche amministrazioni, l’obbligo di disapplicare una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario;

la Corte di giustizia ha fornito una soluzione estremamente chiara, laddove con un richiamo diretto al primato delle norme comunitarie, ha espresso in termini di obbligatorietà la disapplicazione, anche da parte di un’autorità di concorrenza nazionale, di norme nazionali che abbiano imposto o favorito comportamenti d’impresa in contrasto con l’articolo 81.1 del Trattato CE (ora 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea), ovvero ne abbiano legittimato o rafforzato gli effetti, di fatto eludendo il divieto recato da siffatta norma;

la normativa relativa alla costituzione ed al funzionamento della borsa merci di Verona «nella misura in cui sollecita o facilita l’adozione di comportamenti anticoncorrenziali», appare idonea a dare luogo a effetti che rendono praticamente inefficaci le norme del Trattato a tutela della concorrenza, andrebbe pertanto «disapplicata»;

il grave ritardo delle istituzioni ad eseguire tutti gli interventi previsti da un ramo del Parlamento sta dimostrando, di fatto, di non riuscire a fermare per tempo i mercati, con l’effetto di far monopolizzare quel che resta della libera coniglicoltura italiana, in contrasto ai principi costituzionali italiani e al diritto europeo,

impegna il Governo:

a valutare quanto esposto in premessa e a dichiarare, con urgenza, lo stato di crisi per il settore cunicolo, attivando le risorse del fondo per le crisi di mercato di cui all’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, per il rilancio del comparto e per il sostegno del reddito degli allevatori;

a predisporre il regolamento della commissione unica nazionale e ad attivarla con urgenza, nel rispetto di quanto previsto dal piano di settore, al fine di rendere trasparente e neutrale il meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso una sede più neutrale;

a chiarire quali risorse finanziarie abbia predisposto o intenda predisporre con la massima urgenza a favore del piano di intervento per il settore cunicolo, nel rispetto di quanto previsto dall’accordo concluso il 29 aprile 2010 in sede di conferenza Stato-regioni;

a fornire con urgenza elementi sullo stato di attuazione degli impegni assunti attraverso l’approvazione della risoluzione approvata il 12 maggio 2009 dalla IX Commissione del Senato in ordine allo stato di crisi della filiera cunicola italiana;

a prevedere un aumento congruo del numero massimo di rate concesse nelle rateizzazioni da Equitalia e dagli enti previdenziali al fine di tutelare tale settore attualmente in crisi;

ad assumere ogni iniziativa di competenza per favorire un rapido accesso al credito in favore degli allevamenti cunicoli in stato di crisi, al fine di diluire le passività accumulate e ristrutturare il debito;

a richiedere all’Autorità garante della concorrenza e del mercato di avviare, ai sensi dell’articolo 12 della legge n. 287 del 1990, ove non si sia già provveduto in tal senso, un’istruttoria per la valutazione degli elementi di criticità ed incertezza che avrebbero compromesso il corretto esplicarsi della concorrenza nel settore cunicolo e per accertare eventuali infrazioni al diritto comunitario in tale ambito;

se intenda assumere le opportune iniziative al fine di disapplicare le normative sulla borsa merci in contrasto con il diritto antitrust.

(7-00616)

SENATO: INTERPELLANZA DI BELISARIO (IDV) SU DISTORSIONI CONCORRENZA SETTORE CUNICOLO

16 giugno 2011 – roma – Felice Belisario (idv) ha presentato una interpellanza, cofirmata da Di Nardo Aniello (idv), al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali. Una interpellanza e’ una “domanda” più seria e politicamente molto più rilevante rispetto a un’interrogazione” e dovrebbe essere posta all’ ordine del giorno piu’ velocemente. Cosa chiedono i due Senatori al Ministro Romano?

Premesso che:

risulta agli interroganti che l’ANLAC (Associazione nazionale liberi allevatori di conigli), al fine di tutelare gli allevatori, ha presentato all’Autorità garante della concorrenza e del mercato due denunce concernenti distorsioni della concorrenza nel settore cunicolo e, in particolare, nel processo di formazione dei prezzi alla produzione;

a seguito delle predette denunce di abuso di posizione dominante nel mercato cunicolo, la stessa Autorità garante ha provveduto ad inviare ai Presidenti di Senato e Camera, al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro in indirizzo alcune osservazioni, a seguito delle quali emerge innanzitutto che: la formazione dei prezzi alla produzione, basata ancora su regolamenti che riposano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali), non appare più compatibile con i principi della concorrenza;

l’Autorità ha altresì rilevato che il Ministero ha provveduto a definire il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Stato-Regioni, un piano di intervento per il settore cunicolo che si propone il rilancio della filiera al fine di superare alcune criticità, tra cui una contrazione generalizzata della redditività, conseguenza anche di un’accentuata stagionalità e ciclicità di mercato;

tra gli strumenti individuati dal Piano, particolare interesse riveste la creazione di una Commissione prezzi unica nazionale (CUN) che si dovrà occupare della revisione del meccanismo di definizione dei prezzi, al fine di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci. Pertanto alla CUN deve essere affidato il compito di formulare indicazioni di prezzi sulla base di indici sintetici oggettivi sui fondamentali di mercato (import, export, produzione, andamento dei consumi), al fine di rendere più trasparente e neutrale il meccanismo di definizione dei prezzi alla produzione, introducendo un maggiore grado di concorrenzialità nelle contrattazioni e un ancoraggio ad indicatori di mercato oggettivi;

la stessa Autorità, auspicando la creazione della CUN in attuazione del Piano di intervento per il settore cunicolo presentato dal Ministero, ritiene infatti che un riesame in senso proconcorrenziale delle regole che attualmente guidano la modalità di formazione dei prezzi alla produzione possa eliminare eventuali inefficienze e meglio adeguare il meccanismo alla normativa posta a tutela della concorrenza;

considerato inoltre che da oltre due anni, ma ad avviso degli interroganti senza alcun riscontro utile, la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) del Senato, a conclusione dell’esame, ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento, dell’affare assegnato relativo allo stato di crisi della filiera cunicola italiana, ha approvato all’unanimità una risoluzione con la quale impegna il Governo ad accertare eventuali condotte anticoncorrenziali degli operatori del mercato cunicolo italiano, chiedendo altresì la costituzione di una Commissione prezzi unica nazionale neutrale e trasparente che consenta di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci;

si chiede di sapere:

quali urgenti iniziative di competenza il Ministro in indirizzo intenda adottare al fine di istituire una Commissione unica di mercato, la cui organizzazione e le cui regole di funzionamento siano definite in sede centralizzata al fine di favorire la formazione di prezzi di mercato superando logiche squisitamente locali, potenzialmente restrittive della concorrenza nel mercato cunicolo;

se non intenda adempiere, nel più breve tempo possibile, all’effettiva attuazione degli impegni assunti dal Governo con la risoluzione 7-00025, approvata all’unanimità in Commissione Agricoltura del Senato il 12 maggio 2009.

ANTITRUST: SEGNALAZIONE AL GOVERNO ITALIANO SU BORSE MERCI SETTORE CUNICOLO

1 giugno 2011 – roma – Secondo l’Autorità della Concorrenza italiana (parere del 21 aprile), la formazione dei prezzi alla produzione, basata ancora su regolamenti che riposano su logiche di decentramento delle contrattazioni (borse merci locali), non appare più compatibile con i principi della concorrenza.

È necessaria allora la creazione di una Commissione prezzi unica nazionale (CUN) che si dovrà occupare della revisione del meccanismo di definizione dei prezzi, al fine di superare i meccanismi discrezionali delle attuali borse merci. Pertanto alla CUN deve essere affidato il compito di formulare indicazioni di prezzi sulla base di indici sintetici oggettivi sui fondamentali di mercato (import, export, produzione, andamento dei consumi), al fine di rendere più trasparente e neutrale il meccanismo di definizione dei prezzi alla produzione, introducendo un maggiore grado di concorrenzialità nelle contrattazioni e un ancoraggio ad indicatori di mercato oggettivi.

Per ottenerla l’Autorità sollecita la implementazione del Piano di settore che il Ministero ha provveduto a definire il 29 aprile 2010, in sede di Conferenza Stato-Regioni.

ROMANO: A FOGGIA ANNUNCIA RILANCIO DEL COMPARTO AGRICOLO

29 aprile 2011 – foggia – Le prime dichiarazioni del nuovo ministro per le Politiche agricole, Saverio Romano, sull’ attuazione dei piani di settore, moratoria ed altro, sembrano aprire finalmente spiragli positivi, dopo anni di assordante silenzio e di ostracismo attuato da un governo pesantemente condizionato dalla Lega Nord. Il Ministro all’inaugurazione della 62ma Fiera internazionale dell’agricoltura e della zootecnia di Foggia, ha dichiarato: “per affrontare le problematiche strutturali delle principali filiere produttive si dovrà continuare il lavoro di attuazione dei piani di settore“. Nel suo intervento Romano ha anche parlato di misure in favore dell’agricoltura proponendo, ad esempio, una moratoria di 36 mesi sui pagamenti dei crediti contratti dalle aziende suinicole, che e’ auspicabile sia estesa anche ad altri comparti agricoli in sofferenza. «La riduzione della redditività delle aziende – ha detto il ministro – dovuta all’aumento dei costi dei fattori di produzione e alla riduzione dei prezzi di mercato stanno comportando una sofferenza economica finanziaria a carico delle aziende che rischia di comprometterne la stessa vitalità e, in alcuni casi, la sopravvivenza. Ho dato luogo a un tavolo di concertazione con tutti gli attori della filiera suinicola, le rappresentanze dei servizi di credito, Regioni e Ismea per dare una risposta concreta alla difficoltà di liquidità delle aziende e per verificare se ci sono le condizioni per applicare una moratoria di 36 mesi per i pagamenti dei crediti contratti dalle aziende». Il ministro ha infine sottolineato: «sosterremo con il massimo sforzo la qualità dei nostri prodotti agroalimentari perché sentiamo la necessità di salvarli dalla globalizzazione. Finora le strategie scelte non hanno dato i risultati sperati, perciò la nostra strategia merita di essere rivista». «Per alcuni comparti produttivi sarà anche necessario – ha concluso il Ministro – effettuare un riequilibrio della scala dei valori tra gli attori della filiera al fine di rendere più equa la distribuzione dei profitti, che come sapete oggi è a tutto vantaggio del settore distributivo ed in particolare della grande distribuzione». Ma il nuovo Ministro ancora non conosce le altre ragioni che provocano una ingiusta distribuzione dei profitti, che la nostra associazione sta denunciando da tempo.
Il coordinatore nazionale degli assessori all’Agricoltura, Dario Stefàno, che ha partecipato all’inaugurazione della Fiera di Foggia, ha voluto commentare le dichiarazioni del ministro Romano sulla zootecnia. “Apprezzo – ha detto – la rinnovata disponibilità del Ministro ad affrontare con spirito costruttivo e con leale collaborazione con tutti i livelli istituzionali le principali emergenze dell’agricoltura, tra le quali è evidente quella della zootecnia, credo però che non sia di buon auspicio annunciare l’avvenuto insediamento di tavoli sulla zootecnia ai quali le Regioni non sono state nemmeno invitate“.

MIPAAF: DE BONIS, AL NUOVO MINISTRO ROMANO GLI AUGURI DELL’ ANLAC PER UN CAMBIO DI ROTTA

24 marzo 2011 – roma – ” Gli auguri che la nostra associazione porge al nuovo Ministro Saverio Romano per la nomina ricevuta non sono di rito. Cadono in un momento difficile per l’ economia del comparto che non ha visto risultati apprezzabili per gli agricoltori italiani. I precedenti ministri non sono stati in grado di porre al centro dell’ agenda politica l’ agricoltura italiana e quella del mezzogiorno in particolare. Pertanto non si puo’ augurare al nuovo ministro Romano di proseguire lungo il filone intrapreso da Zaia prima (ogm no) e Galan dopo (ogm si), perche’ vorrebbe significare assicurare una (ir)responsabile continuita’ delle azioni fin qui (non) svolte dal ministero. E’ necessario, invece, che il nuovo ministro inverta – responsabilmente – la rotta a favore degli agricoltori italiani che sono stanchi di assistere ad una ipoteca del ministero da parte di lobbies che hanno ormai ingessato la nostra agricoltura, piena di potenzialita’ e di valore, negando le aspettative di migliaia di aziende agricole, diversamente da quanto accaduto oltralpe. Il disappunto e la rabbia degli agricoltori risiedono nel fatto che il ministero dell’ Agricoltura deve tornare ad essere il ministero degli agricoltori e dei consumatori, non delle multinazionali, prestando molta attenzione a quel che accade in Europa, perche’ non e’ in ballo solo l’ economia, ma anche la salute pubblica ! L’ agricoltura non produce commodities ma cibo, valori e tradizioni che le multinazionali vogliono omologare. Ci auguriamo – conclude il presidente Anlac De Bonis – che i piani di settore, fermi al palo ormai da tempo, come dimostra anche il piano cunicolo nazionale, vengano rapidamente implementati per sprigionare tutto il loro potenziale positivo per la nostra economia e garantire la liberta’ economica delle nostre imprese, il cui ruolo strategico e’ irrinunciabile e va difeso ad ogni livello. Il nuovo ministro deve sapere che il vuoto politico di questi anni (pieno di slogan ma privo di sostanza), concomitante ad un periodo di crisi, ha accresciuto (forse volutamente) il livello di concentrazione delle filiere, in una deriva monopolizzante senza che vi sia stata un’ adeguata azione di contrasto, con riflessi negativi per i consumatori ed il mercato”.

CONVEGNO: LA DIETA MEDITERRANEA E LA SICUREZZA ALIMENTARE

18 marzo 2011 – bari – Slow Food organizza, su temi sollevati dal Consorzio CAMPO, il giorno 25 marzo presso la sala TOMMASO FIORE, corso Federico II di Svevia n. 129 – Altamura (Ba), il convegno nazionale su “LA DIETA MEDITERRANEA E LA SICUREZZA ALIMENTARE.

Saranno presenti l’on. Paolo De Castro, Presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, l’on. Gianni Pittella, Vice Presidente del Parlamento Europeo, il Dott. Dario Stefàno, Assessore all’Agricoltura della Regione Puglia, la Dott.ssa Cinzia Scaffidi, Direttrice del Centro Studi Slow Food Italia, il Dr. Aldo Grasselli, presidente S.I.Me.Ve.P., il Dr. Riccardo Quintili, direttore della rivista Il Salvagente, del Dr. Gaetano Pergamo della Fiesa Confesercenti Nazionale, il Dr. Andrea Di Benedetto, presidente Consorzio CAMPO.

Solo pochi mesi fa l’UNESCO ha incluso la DIETA MEDITERRANEA tra i patrimoni culturali immateriali dell’umanità da sottoporre a tutela. La Dieta Mediterranea rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, e, in particolare, il consumo di cibo, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati .

Nel porto di Bari si documentano scarichi di milioni di tonnellate di frumento estero, compreso “sub-grano” di bassa categoria, con probabili tenori di contaminanti, tale da renderlo quasi inutilizzabile al consumo umano (trattasi di potentissimi traccianti cancerogeni).

L’importazione, quindi, di cereali utilizzati per la Dieta Mediterranea nel nostro territorio per la produzione di alimenti con questi standard non solo pregiudica la qualità delle nostre produzioni alimentari e la loro salubrità per l’alimentazione soprattutto della prima infanzia, ma contraddice un progetto delle Politiche Agricole (MICOCER 2006-2008), che ha definito e sancito la superiorità dei grani del sud in ordine a residui di DON-OTA-Aflatossina, rispetto a quelli del Nord Italia (clima secco contro clima umido e piovigginoso) e, soprattutto, esteri (Francia e Canada).

La prevenzione e l’educazione alimentare sono il più grande investimento e l’unica reale attività di controllo necessaria per la sostenibilità delle produzioni agro-alimentari regionali.

Sono temi di straordinaria attualità che saranno discussi nel corso dell’iniziativa del 25 marzo, in un confronto tra le motivazioni della locale comunità di produttori, Consorzio C.A.M.P.O. (agricoltori mugnai pastai panificatori), che ha sollevato la questione e ha condiviso questo progetto con Slow Food, con la Fiesa Confesercenti e con l’associazione Puglia in Europa ed ha offerto la propria collaborazione nell’organizzazione dell’evento per sensibilizzare agricoltori e consumatori di tutta Italia.

Scarica l’ invito QUI

CAMERA: INTERROGAZIONE DI MANCUSO (PDL) SU SETTORE CUNICOLO

24 febbraio 2011 – roma – Gianni Mancuso (pdl) ha presentato una interrogazione a risposta scritta al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca per sapere:

– se il Governo intenda adoperarsi perché venga istituita l’anagrafe sanitaria nazionale delle aziende cunicole in Italia;

– se il Governo intenda aprire un tavolo tecnico dedicato alla questione cunicola presso il Ministero della salute;

– se il Governo intenda operare una serie di interventi di riqualificazione dei percorsi formativi universitari per il settore cunicolo;

– se il Governo intenda promuovere un piano normativo di biosicurezza cunicola;

– se il Governo intenda avviare una seria revisione del regolamento di polizia veterinaria al fine di ripristinare una griglia di controllo ufficiale della sanità negli allevamenti cunicoli, mirando nel contempo alla raccolta indispensabile di dati statistici sulla frequenza, morbilità e mortalità dei conigli negli allevamenti;

– se il Governo intenda assumere iniziative per disciplinare con norme specifiche la questione del coniglio da produzione alimentare;

– se il Governo intenda promuovere un innalzamento degli standard sanitari e la definizione di requisiti di negatività verso certi patogeni nei centri genetici, di moltiplicazione e di produzione del seme;

– se il Governo intenda assumere iniziative per istituire un albo dei genetisti cuniculi.

UNIONE EUROPEA: ANLAC E TAVOLO VERDE INCONTRANO VICEPRESIDENTE PARLAMENTO

12 febbraio 2011 – bari- Durante la presentazione del libro “Federalismo avvelenato” che esce in questi giorni per la Fondazione Zefiro, scritto da Gianni Pittella e Marco Esposito, e’ stato lanciato un appello alle forze sane del Paese perché si sforzino di capire che cosa si sta preparando con la prospettiva federalista e si impegnino a lavorare insieme per un esito più equo del lungo processo riformatore. Federalismo è una parola bellissima perché federare vuol dire unire con un patto tra uguali. Lo dimostra l’Ue per l’Europa, diventata territorio di pace e democrazia. Ma se il patto è scritto solo da una delle comunità protagoniste del federalismo – e quel patto è mosso dal risentimento di un territorio nei confronti di un altro – allora quel federalismo sarà un frutto avvelenato. Federare è un termine positivo eppure sono in molti ad opporsi al disegno proposto dalla Lega Nord bocciato dalla commissione parlamentare e rispedito al mittente da Napolitano. Perchè? Non si puo’ far passare direttamente in Gazzetta Ufficiale, sotto il naso degli italiani, quella che si prefigura (se non sarà profondamente emendata!), come una colossale rapina ai danni delle fasce più deboli della popolazione italiana. Togliere ai poveri per dare ai ricchi sembra proprio l’effetto o la vera finalità di un impianto normativo che sconvolge profondamente i rapporti tra gli enti centrali e periferici dello Stato, con risultati incerti e purtroppo poco indagati, nell’ assordante silenzio di molti parlamentari del mezzogiorno e di altre istituzioni.

Una delegazione dell’ Anlac insieme all’ On Rubino del Tavolo Verde, a margine della presentazione, ha incontrato il Vice Presidente del Parlamento europeo On.Gianni Pittella per rappresentare lo stato di disagio del settore agricolo-zootecnico e le iniziative intraprese, grazie ad un gruppo dirigente che lavora ogni giorno per l’ interesse comune. L’ On. Pittella ha assicurato il suo interessamento in ambito europeo per sbloccare la situazione di crisi del settore.

CONFERENZA STATO-REGIONI APPROVA SISTEMA QUALITA’ NAZIONALE DELLE CARNI

11 febbraio 2011 – roma – la conferenza stato regioni ha approvato, tra i vari punti agricoli all’ordine del giorno, l’ intesa sullo schema di decreto del ministro delle politiche agricole alimentari e forestali recante la regolamentazione del sistema di qualita’ nazionale zootecnia riconosciuto a livello nazionale ai sensi del reg. (ce) n. 1974/2006 della commissione. Nello schema saranno inseriti anche i conigli come previsto dal Piano di settore. Il decreto poteva essere approvato da piu’ di un anno, ora bisogna giungere all’ approvazione delle linee guida e dei disciplinari di produzione, nel minor tempo possibile.

ANTITRUST: LA FRANCIA ATTACCA L’ ASSOCIAZIONISMO DELLA DISTRIBUZIONE PER UNA MAGGIORE CONCORRENZA

8 febbraio 2011 – parigi – Secondo l’Autorità della Concorrenza francese (parere del 7 dicembre), la concentrazione dei punti vendita della grande distribuzione è troppo elevata in numerose zone d’attrazione e, in conseguenza, la concorrenza è limitata e i prezzi praticati sono troppo alti. È necessario allora ridurre le barriere all’entrata e favorire la mobilità degli operatori. Per ottenerlo l’Autorità propone la modifica dei contratti.

Per ulteriori informazioni leggi l’ articolo integrale di Enrico Colla al seguente link.

MIPAAF: SU LEGGE ETICHETTATURA GALAN RISPONDE AI COMMISSARI CIOLOS E DALLI

7 febbraio 2011 – roma – in risposta ai commissari europei per la salute e tutela del consumatore john dalli e per l’agricoltura dacian ciolos, inviata dopo l’approvazione all’unanimita’ della legge sull’etichettatura, il ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali giancarlo galan ha inviato una lettera ad entrambi i commissari europei. Questo il testo della lettera diffuso dal Mipaaf:

“Caro commissario, scrivo….. innanzitutto per esprimere apprezzamento al lavoro che la commissione sta compiendo per inserire nel quadro giuridico comunitario i principi dell’etichettatura obblifgatoria dell’origine agricola degli alimenti a tutela degli interessi dei consumatori europei. Come ti e’ noto il parlamento italiano, in piena sintonia con gli orientamenti comunitari, ha approvato all’unanimita’ la legge sull’etichettatura obbligatoria dell’origine dei prodotti agroalimentari. Il parlamento ha inteso rispondere alla irrinunciabile esigenza di tutela dei consumatori, dando immediata attuazione alla normativa per un’informazione trasparente in merito all’origine agricola della filiera di produzione degli alimenti. La legge, inoltre, costituisce un mandato preciso e vincolante per la posizione che il nostro governo dovra’ assumere in sede comunitaria, in particolare gia’ nella riunione del 14 febbraio per l’adozione della posizione comune del consiglio da inserire nell’ambito del regolamento sull’informazione ai consumatori. allo stesso modo, nel percorso di adozione del pacchetto qualita’ per gli ulteriori interventi in materia, il governo italiano si adoperera’ affinche’ il mandato del nostro parlamento possa trovare pieno riconoscimento in sede comunitaria. Infine, ti voglio assicurare che, come sempre, l’applicazione della legge avverra’ nel pieno rispetto dei principi e delle procedure comunitarie”.

MINISTERO SALUTE: PUBBLICATO SUL SITO IL NUOVO PIANO NAZIONALE INTEGRATO CONTROLLI ALIMENTI

7 febbraio 2011 – roma – il nuovo piano nazionale integrato dei controlli sulla sicurezza degli alimenti, sanita’ e benessere animale, sanita’ delle piante (pni o mancp) 2011-2014 e’ stato pubblicato sul sito internet del ministero della salute (www.salute.gov.it). Ne da’ notizia il ministero in un comunicato nel quale spiega che il piano nazionale, realizzato in collaborazione con i ministeri dell’agricoltura e dell’ambiente, gli assessorati delle regioni e province autonome, le forze di polizia e l’agenzia delle dogane, “descrive il ‘sistema italia’ dei controlli ufficiali in materia di alimenti, mangimi, sanita’ e benessere animale e sanita’ delle piante ed e’ finalizzato alla razionalizzazione delle attivita’, mediante un’opportuna considerazione dei rischi ed un adeguato coordinamento di tutti i soggetti istituzionali coinvolti”. “abbiamo finalmente on-line – afferma francesca martini, sottosegretario del ministero della salute – uno strumento dove tutti i cittadini, le associazioni di consumatori ed i produttori stessi potranno consultare e verificare il sistema dei controlli ufficiali in materia di sicurezza alimentare, attuati per tutelare la loro salute”.

ANLAC: INSIEME AL TAVOLO VERDE NELLA MANIFESTAZIONE DI BARI

28 gennaio 2011 – bari – Alla mobilitazione dei circa 5000 lavoratori metalmeccanici, tenutasi a Bari e nelle altre citta’ italiane, hanno preso parte anche una delegazione dell’ Associazione Tavolo Verde e una dell’ Anlac. Le categorie agricole, come quelle operaie, sono oggi aggredite da un mercato speculativo e senza regole (appunto occupato) che ci costringe a produrre con prezzi sempre piu’ bassi (grazie ad abusi e cartelli vietati dalle norme comunitarie) e ad acquistare i fattori della produzione a prezzi fuori controllo, senza alcuna ricaduta positiva per i consumatori finali, costretti a subire l’ abnorme rincaro dei prezzi. Nell’ affollata manifestazione molti giornalisti radiotelevisivi e della carta stampata ci hanno intervistati per capire le ragioni del nostro disagio.

Questa nuova politica di alleanze intende unire tutti i mondi del lavoro e mettere in diretta connessione i consumatori con i produttori per difendere il ruolo della terra e del libero mercato. Il settore sta infatti progressivamente trasformando i proprietari della terra in semplici coloni, sfruttati come i lavoratori dipendenti da multinazionali senza scupoli.

COPA-COGECA: LA PAC DEVE PREVEDERE MISURE PER CONTRASTARE ECCESSIVA SPECULAZIONE SUI PREZZI

28 gennaio 2011 – davos – “quando la speculazione sfugge ad ogni controllo determina un’eccessiva volatilita’ del mercato, che lascia consumatori ed agricoltori alla merce’ degli speculatori, i prezzi devono riflettere i fondamentali economici anziche’ gli eccessi degli speculatori“. Lo ha detto – informa un comunicato – il presidente del copa, padraig walshe, intervenendo al forum economico mondiale, in corso fino al 31 gennaio a davos. “Il copa-cogeca – ha concluso walshe – chiede che la pac contempli misure di gestione del mercato, che possano costituire un mezzo efficace ed essenziale per affrontare la forte volatilita’ del mercato”.

BOOM DELLE MATERIE PRIME: MARGINALE IL RUOLO DELLE SPECULAZIONI ?

25 gennaio 2011 – roma – I rincari delle materie prime negli ultimi otto mesi, secondo l’ indice Reuters Jefferies Crb, hanno superato il + 30%. Ne sanno qualcosa anche i nostri allevatori. L’ Ocse ritiene che il ruolo della speculazione finanziaria nell’ aumento e volatilita’ dei prezzi delle materie prime agricole, sia marginale. Ci sarebbero altre cause per spiegare i picchi raggiunti: gli eventi climatici, le misure di restrizione all’ export, le fluttuazioni dei tassi di cambio, il crescente utilizzo di cereali e oli vegetali per la produzione di biocarburanti, l’ aumento e il mix della domanda da parte dei paesi emergenti, le incertezze sulle reali entita’ degli stock.

Questi elementi consentono di prevedere che i prezzi medi del prossimo decennio saranno strutturalmente piu’ alti rispetto al precedente.

Bisogna stare attenti a una eccessiva regolamentazione dei mercati a termine, poiche’ gli stessi vengono utilizzati dagli operatori proprio per difendersi dai rischi di fluttuazione dei prezzi.

Quali sono le ricadute pratiche per il mondo zootecnico?

Mentre i mangimifici riescono a giustificare questi aumenti ribaltandoli con facilita’ sui loro clienti (gli allevatori) con un equivalente aumento dei listini: negli ultimi quattro mesi c’e’ stato un aumento di circa 7 euro al quintale a cui si sono allineati un po tutti i mangimifici con aumenti frazionati e con una tempistica sospetti. Gli allevatori non sono in grado di fare altrettanto con i macellatori, a causa dell’ anomalo funzionamento delle borse merci dove i prezzi all’ origine, anziche’ essere accertati in maniera trasparente, sono fissati in maniera collusiva e illecita. Mancano cioe’ strumenti in grado di indicare oggettivamente dei trend concorrenziali che tengano conto della reale situazione della domanda e dell’ offerta! Il Piano di settore indica dei percorsi alternativi, ma le lobby ne frenano l’ attuazione. Sicche’ i margini degli allevatori, in assenza di trasparenza e di Stato, vengono erosi a tenaglia, per costringerli a passare dal libero mercato al mercato convenzionato, in una deriva monopolizzante e pericolosa per tutti. I prezzi al consumo, invece, continuano a crescere.

ETICHETTA D’ ORIGINE: LA COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA APPROVA IL TESTO

Con l’ approvazione definitiva della legge sull’ etichetta d’ origine, tutti i prodotti alimentari saranno piu’ trasparenti, anche i conigli.

18 gennaio 2011– roma – La legge sull’ etichetta d’ origine intende fornire ai consumatori e ai produttori una corretta informazione sulle caratteristiche dei prodotti alimentari commercializzati, sia a quelli trasformati che non. Secondo il disegno di legge sara’ “obbligatorio riportare nell’ etichettatura di tali prodotti l’ indicazione del luogo di origine o di provenienza e, in conformita’ alla normativa dell’ Unione europea, dell’ eventuale utilizzazione di ingredienti in cui vi sia presenza di organismi geneticamente modificati”.

Secondo Paolo De Castro la materia e’ di pertinenza dell’ Unione europea e, pur avallando il provvedimento italiano, la legge – a suo giudizio – risultera’ inefficace sul piano operativo e sara’ sicuramente contestata dal commissario Ue.

D’altronde gia’ nel 2004 fu approvata una legge che obbligava ad indicare le materie prime nelle etichette e la commissione europea diffido’ l’Italia di applicarla.

Oggi si ripropone lo stesso scenario sicche’ occorre far battaglia in Europa dove, peraltro, la Commissione – su pressione delle lobbies – si e’ recentemente espressa a favore della volontarieta’ dell’ etichettatura e non dell’ obbligo che anche la nostra associazione reclama da anni! Se non ci sara’ un’ azione forte e congiunta a Bruxelles il provvedimento rimarra’ una pura propaganda (elettorale). Fumo negli occhi ai tanti produttori e consumatori che aspettano da tempo delle misure per combattere commerci speculativi a danno del made in Italy.

In ogni caso l’ applicazione della legge non sara’ immediata. Sono infatti necessari decreti attuativi per ogni prodotto, filiera per filiera, che dovranno essere emanati dai ministeri dello Sviluppo economico e delle Politiche agricole entro sessanta giorni dall’approvazione della legge.

CIBI ADULTERATI: CHIARIMENTI DEL GOVERNO

18 gennaio 2011– roma – I chiarimenti arrivati oggi dal ministro della salute, Ferruccio Fazio, mettono un punto alla bagarre sulla legge 283 del 1962, che resta in vigore grazie a una piccola epigrafe in cima al testo che le conferisce natura giuridica di testo unico e, pertanto, la esclude dal provvedimento ghigliottina.

CIBI ADULTERATI: CANCELLATA LA NORMA CHE TUTELAVA I CONSUMATORI DAI REATI

Con l’ entrata in vigore della procedura “taglia-leggi” il ministro Calderoli ha cancellato la legge che puniva le adulterazioni alimentari, bloccando tutte le inchieste in corso.

16 gennaio 2011– roma – I produttori e consumatori italiani sono grati al ministro per aver depenalizzato questi reati. La cancellazione di questa legge (la n 283 del 30 aprile 1962), adesso apre un periodo in cui e’ possibile farla franca fino a che non ci sara’ un nuovo provvedimento e cancella tutte quelle garanzie a tutela della salute pubblica e dei prodotti made in Italy, tanto declamati dalla Lega. La legge prevedeva per chi vendeva cibi avariati l’ arresto fino ad un anno o l’ ammenda fino a 46 mila euro.

UNIONE EUROPEA: AUDIZIONE DELL’ ANLAC DAVANTI ALLA COMMISSIONE PER LE PETIZIONI

1 dicembre 2010– bruxelles – La Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, presieduta dal On. Mazzoni, ha audito la nostra associazione, allo scopo di conoscere, da un lato, le ragioni che ritardano l’ avvio di un’ indagine antitrust nel nostro mercato, dall’ altro, il ritardo nell’ implementazione del Piano Nazionale di settore.

Alla presenza di numerosi MEP di differenti nazionalità, sono intervenuti Saverio De Bonis per l’ Anlac, Claudio Menis in rappresentanza della Commissione Europea – Direzione Generale per la Concorrenza e la deputata francese Gruny Pascale (PPE) componente della Commissione per le Petizioni.

La presidente On.Erminia Mazzoni al termine degli interventi, accogliendo l’ istanza dei petenti e della deputata francese, ha deciso di mantenere aperta la petizione e di sollecitare le autorita’ italiane.

Al di la’ del dovere di non ingerenza da parte della Commissione europea DG-Concorrenza, durante l’ audizione, la stessa – nel merito – ha evidenziato che ci sono dei problemi da indagare rispetto a presunte violazioni della legislazione europea.

Una risposta doverosa e incoraggiante, data la gravita’ della situazione in cui versa la filiera.

Nella sezione Blogroll e’ possibilie scaricare la Comunicazione della Commissione.

UNIONE EUROPEA: LA COMMISSIONE ESECUTIVA FORNISCE INFORMAZIONI SULLA PETIZIONE ANLAC

10 novembre 2010– bruxelles – La Commissione europea ha fornito informazioni ai membri del Parlamento europeo sulla Petizione 500/2010 presentata dall’ Anlac ed ha assicurato che non manchera’ di cooperare con le autorita’ italiane al fine di garantire un’ applicazione coerente delle norme di concorrenza del trattato.

PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA: RICHIEDE VALUTAZIONI AL MIPAAF SU ESPOSTO ANLAC

4 novembre 2010– roma – Il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica ha trasmesso l’ esposto (sull’ impasse della politica nel settore), ricevuto dall’ Anlac, al Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali per le valutazioni e le eventuali iniziative di competenza.

L’ associazione e’ in attesa di conoscere l’ esito della trattazione.

UNIONE EUROPEA: LA COMMISSIONE PER LE PETIZIONI HA DICHIARATO RICEVIBILI LE QUESTIONI SOLLEVATE DALL’ ANLAC

22 settembre 2010– bruxelles – Il Presidente della Commissione per le petizioni On.Erminia Mazzoni (Ppe/Pdl), ha ritenuto ricevibili le questioni sollevate dall’ Anlac a norma del regolamento del Parlamento Europeo e ha avviato l’ esame della petizione presentata dalla nostra associazione in data 3 maggio 2010. La Commissione europea svolgera’ una indagine e ci sara’ un’ audizione della nostra associazione.

GOVERNO: SOTTOSEGRETARIO RISPONDE DOPO UN ANNO A INTERROGAZIONE NEGRO (LNP) SU CRISI SETTORE CUNICOLO

26 maggio 2010– roma – Il Sottosegretario Antonio Buonfiglio, il giorno dopo l’ interrogazione della Senatrice Antezza al Senato, risponde all’ interrogazione presentata dall’ On Negro un anno prima in Commissione Agricoltura della Camera. Il Sottosegretario ha scritto:

“Nel corso del secondo semestre 2008 e del 2009 questo Ministero ha promosso due incontri del tavolo di filiera cunicola da cui sono emersi i nodi e le criticità strutturali e congiunturali del comparto, nonché le azioni prioritarie di intervento per il rilancio dell’intera filiera. Successivamente, sono stati condotti approfondimenti tecnici che hanno affrontato, in particolare, alcune linee di intervento quali la definizione di un sistema di qualità nazionale, una campagna di promozione dei consumi e l’attivazione di una Commissione unica per la fissazione del prezzo. Il 13 ottobre 2009 si è tenuta presso questo Ministero la riunione del Tavolo di filiera cunicola per valutare il Piano di interventi proposto per il rilancio dell’intera filiera e dare, di fatto, risposta anche alle richieste espresse dalla interrogazione in oggetto.Il Piano di interventi si propone di conseguire lo sviluppo del settore, su basi di trasparenza dei rapporti con il consumatore e tra gli attori della filiera, attraverso il rilancio consumi ed assicurando la stabilità nel tempo ai livelli occupazionali e ai livelli di reddito per le imprese. Tra le linee di intervento proposte si menzionano:

-la definizione di una Commissione Unica di Mercato con il compito di formulare indicazioni di prezzo e facilitare le forme innovative di commercializzazione, quali la borsa telematica;

-una campagna di comunicazione per la promozione dei consumi interni particolarmente rivolta a favorire il rinnovo generazionale del consumatore e contrastare il lento ma progressivo calo dei consumi;

-l’istituzione di un apposito disciplinare, nel quadro dello Schema di qualità nazionale delle produzioni zootecniche, nonché un’azione per l’adozione dell’obbligo di etichettatura di origine anche per le carni di coniglio.

Per quanto concerne l’attivazione del Fondo per le crisi di mercato delle imprese agricole, previa verifica della consistenza del suddetto Fondo, si è ritenuto di dovere valutare con attenzione l’applicabilità alla fattispecie in esame. Nel corso della riunione del Tavolo di filiera è emersa una piena condivisione del documento.

L’attenzione già manifestata verso le criticità del settore cunicolo da parte del Ministero è suffragata dalla recente approvazione presso la Conferenza Stato-Regioni del 29 aprile 2010 del suddetto Piano di interventi del settore cunicolo.

Il Piano di interventi, elaborato congiuntamente agli operatori della filiera nonché alle Regioni ed alle Province Autonome, si articola in azioni e interventi volti ad incidere sui quei fattori che sono stati individuati e ritenuti indispensabili per porre la filiera in condizioni di sviluppo.

Questa Amministrazione ha già avviato la programmazione delle relative attività unitamente alla ripresa di confronti pubblici con gli operatori, che sono sia di verifica della attualità delle proposte elaborate, sia di attuazione degli interventi previsti nel Piano.

È parimenti continuata l’attività di definizione puntuale del Sistema di qualità nazionale per le carni, all’interno del quale troverà sistematizzazione coerente con le norme comunitarie il progetto di valorizzazione delle carni cunicole nazionali, progetto ovviamente propedeutico alla campagna di promozione e di informazione concordata con la filiera.

La problematica legata ad un processo di formazione più trasparente del prezzo nonché alla migliore definizione del relativo listino è già oggetto di attività e di verifica da parte di questa Amministrazione nell’attivazione della Commissione Unica nazionale per il settore.

Giovanna NEGRO (LNP), replicando, si dichiara soddisfatta della risposta, anche se fa presente che si sono aggiunti altri problemi e pertanto preannuncia la presentazione di ulteriori atti di sindacato ispettivo.

Il Piano e’ stato adottato ma non ancora IMPLEMENTATO!

SENATO: INTERROGAZIONE ANTEZZA (PD) SU INTERVENTI CRISI SETTORE CUNICOLO

25 maggio 2010– roma – Maria Antezza (Pd) ha presentato, una interrogazione urgente al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Giancarlo Galan, per la crisi che sta attraversando il settore cunicolo. La parlamentare ha scritto:

“Premesso che: la IX Commissione permanente del Senato in data 12 maggio 2009, a conclusione dell’esame, dell’affare assegnato relativo allo stato di crisi della filiera cunicola italiana ha approvato una risoluzione che impegnava il Governo ad adottare specifiche misure.

“Considerato che – prosegue l’interrogazione di Antezza – dalla data di approvazione della risoluzione in oggetto è trascorso oltre un anno e che a tutt’ oggi, nonostante gli impegni assunti dal Governo, non sono state ancora adottate misure in grado di fronteggiare la grave crisi che sta attraversando il comparto cunicolo nel nostro Paese, le cui condizioni sono peggiorate per le irrisolte distorsioni del mercato; il 9 aprile scorso presso la sala contrattazioni della Borsa merci di Verona, mercato sino ad oggi di riferimento per l’ intero territorio nazionale, si e’ deciso di dare vita alla CUN (commissione unica nazionale) per il coniglio il cui scopo non e’ rilevare il prezzo storico settimanale (compito delle Borse merci), ma quello di indicare la tendenza per la settimana entrante (compito finora svolto impropriamente dalle borse merci), attraverso il libero accordo fra le parti, che intendono guidare e gestire l’andamento dei mercati; nelle due settimane successive si sarebbe dovuto provvedere alla stesura di una bozza di regolamento della CUN per individuare gli attori e gli strumenti al fine di avviare una fase di test durante il mese di maggio con l’individuazione degli indici da rilevare: import, export, produzioni e consumi nazionali”. E ancora, prosegue Antezza, “considerato che: in sede di Conferenza Stato Regioni del 29 aprile scorso, ai sensi della legge 27 dicembre 2006, n. 296 – legge finanziaria 2007- ed in particolare il comma 1084 dell’articolo 1 che autorizza per l’attuazione dei Piani Nazionali di settore di competenza del Ministro delle politiche agricole alimentarie forestali la spesa di 10 milioni di euro per l’anno 2007, e 50 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009, è stato sancito un accordo sul Piano di intervento per il settore cunicolo; si chiede di sapere: se sia stato predisposto il regolamento della commissione unica nazionale e se sia stata avviata la fase di test nel mese corrente, nel rispetto di quanto previsto nella riunione del 9 Aprile scorso, dal piano di settore e dalla risoluzione, al fine di rendere trasparente e neutrale il meccanismo di definizione dei prezzi, anche attraverso una sede più neutrale;

se e quali risorse finanziarie il Governo abbia predisposto o intenda predisporre con la massima urgenza a favore del Piano di intervento per il settore cunicolo, nel rispetto di quanto previsto dall’ accordo concluso lo scorso 29 aprile 2010 in sede di Conferenza Stato Regioni; quale sia lo stato di attuazione degli impegni assunti dal Governo attraverso l’approvazione della risoluzione approvata il 12 maggio 2009 dalla IX Commissione del Senato in ordine allo stato di crisi della filiera cunicola italiana”.

Lo stato dell’ interrogazione e’ ancora in corso.

CAMERA: RISOLUZIONE DE GIROLAMO (PDL) SU CRISI DEL SETTORE CUNICOLO

15 settembre 2009– roma – Nunzia De Girolamo (Pdl) ha presentato, una proposta di risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera dei Deputati sullo stato di crisi irrisolto dell’allevamento cunicolo. La parlamentare ha dichiarato: “Da oltre due anni il settore dell’allevamento nazionale del coniglio da carne è in crisi e si sta verificando un drastico ridimensionamento delle imprese cunicole, nonostante i consumi nazionali siano in costante, seppur graduale, crescita. Credo, quindi, sia necessario un intervento del Governo per difendere e tutelare le nostre aziende. Da oltre due anni è stata immessa al consumo una crescente quantità di carni di coniglio importate, prive delle indicazioni dei requisiti di qualità e soprattutto dell’indicazione in etichetta dei Paesi di allevamento di origine”. Conclude chiedendo lo stato di crisi per il settore cunicolo e le relative misure. La risoluzione e’ ferma in commissione.

CAMERA: INTERROGAZIONE DI NEGRO E ALTRI (LNP) SU CRISI DEL SETTORE CUNICOLO

23 giugno 2009– roma – Giovanna Negro, Reguzzoni Marco e Rainieri Fabio (lnp) hanno presentato, una interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia sullo stato di crisi del settore dell’allevamento cunicolo che, sulla base delle denunce delle associazioni nazionali di settore, ha drasticamente ridotto le imprese italiane. Una crisi provocata dall’incremento dei costi di produzione e dall’importazioni di carni con inferiori requisiti di qualita’ e prive di etichettatura di origine. Nel testo si chiede al ministro “quali iniziative urgenti intenda assumere per fare fronte alla crisi che sta attraversando il settore dell’allevamento nazionale del coniglio da carne” e “se non ritenga necessario adottare specifiche azioni affinche’ si attivi, in favore del settore, il fondo per le crisi di mercato delle imprese agricole istituito con la legge finanziaria per il 2007″.

SENATO: ITER RISOLUZIONE SU CRISI DEL SETTORE CUNICOLO

Seduta n. 64 del 21 aprile 2009 (pom.) (Resoconto

Interventi:

    1. Sen. ANTEZZA Maria (PD) (Relatore)

Seduta n. 68 del 6 maggio 2009 (pom.) (Resoconto

Interventi:

    1. Sen. ANTEZZA Maria (PD) (Relatore)

Presentato schema di risoluzione

Seduta n. 69 del 12 maggio 2009 (pom.) (Resoconto

Interventi:

    1. Sen. SCARPA BONAZZA BUORA Paolo (PdL) (Presidente Commissione)
    1. Sen. ANTEZZA Maria (PD) (Relatore)
    1. Sen. ALLEGRINI Laura (PdL)

Dichiarazioni di voto:

    1. Sen. PIGNEDOLI Leana (PD) – favorevole a nome del gruppo
    1. Sen. VALLARDI Gianpaolo (LNP) – favorevole a nome del gruppo
    1. Sen. SANCIU Fedele (PdL) – favorevole a nome del gruppo

Esito: approvata risoluzione Doc. XXIV n. 4

SENATO: INTERROGAZIONE DI ANTEZZA E ALTRI (PD) SU CRISI DEL SETTORE CUNICOLO

6 novembre 2008 – roma – “Cosa intende fare il Ministro dell’Agricoltura per salvaguardare la redditività delle imprese operanti nel settore dell’allevamento di conigli” e “sollecitare l’avvio da parte dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato, di un’indagine sulle modalità di distribuzione, vendita e formazione dei prezzi, per individuare eventuali comportamenti anticoncorrenziali e speculativi a danno delle imprese di allevamento di conigli del nostro Paese” Lo chiedono con una interrogazione al Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, i senatori del Pd Maria Antezza, prima firmataria, Alfonso Andria, Paolo De Castro, Leana Pignedoli, Colomba Mongiello, Flavio Pertoldi, Maria Teresa Bertuzzi, Roberto Di Giovan Paolo, Alberto Maritati. “Dai dati ufficiali – fanno presente gli interroganti – risulta che il settore delle imprese di allevamento dei conigli, pur essendo in crescita vive, dal 2007, una crisi anomala dovuta al fatto che il nostro Paese importa più conigli di quanti ne esporta e nel tempo, tale situazione ha alterato la struttura di offerta del mercato” “Considerato che, l’aumento vertiginoso delle importazioni, in particolare dalla Francia, rischia di compromettere il corretto esplicarsi della concorrenza, creando delle distorsioni che renderebbero opportuna una istruttoria da parte dell’Antitrust e della Commissione europea” e che “il prezzo delle carni di coniglio importato è, in media, ampiamente superiore a quello delle carni di coniglio prodotte in Italia dai nostri allevatori”, i senatori del Pd chiedono un intervento urgente del Ministro competente per tutelare il settore e, inoltre, l’introduzione “anche a tutela dei consumatori, di nuove disposizioni per l’etichettatura del prodotto in esame e la rintracciabilità obbligatoria del produttore, nonché di misure di controllo più incisive”.
Lo stato dell’ interrogazione e’ ancora in corso.

SENATO: INTERROGAZIONE DI LATRONICO (PDL) SU CRISI DEL SETTORE CUNICOLO

30 luglio 2008 – roma – Cosimo Latronico (pdl) ha presentato una interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Luca Zaia sullo stato di crisi del settore dell’ allevamento cunicolo in Italia che potrebbe assumere un ruolo sempre più importante nel comparto zootecnico. E’ necessario attivare – fa presente l’ interrogante – ogni misura utile per la ripresa economica e produttiva delle imprese colpite dalla crisi di mercato e limitare i danni economici ed occupazionali. L’interrogante chiede di sapere:quali azioni il Ministro in indirizzo intenda porre in essere per arginare la crisi che le imprese del settore cunicolo italiano attraversano; se ritenga indispensabile promuovere la deliberazione dello stato di crisi del comparto dell’allevamento del coniglio da carne; se, al fine di favorire una rapida ripresa del settore, ritenga opportuno attivare, ai sensi dell’articolo 1, comma 1072, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, il Fondo per le crisi di mercato e procedere all’accoglimento delle domande di sostegno avanzate dalle aziende.

Lo stato dell’ interrogazione e’ ancora in corso.

CAMERA: INTERROGAZIONE DI MANCUSO (PDL) SU CRISI DEL SETTORE CUNICOLO

10 giugno 2008 – roma – Gianni Mancuso (pdl) ha presentato una interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali sullo stato di crisi del settore dell’ allevamento cunicolo in Piemonte richiamando la necessità di una normativa analoga a quella che regola la tracciabilità della carne bovina, al fine di garantire il consumatore dall’acquisto di conigli cinesi che non danno le stesse garanzie di qualità gastronomiche, né tantomeno sanitarie rispetto al prodotto nazionale.

CAMERA: INTERROGAZIONE DI GALLI (FORZA ITALIA) SU EMBARGO CONIGLI CINESI

28 dicembre 2004 – roma – DANIELE GALLI e PERROTTA. – Al Ministro delle politiche agricole e forestali, al Ministro dell’interno, al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

l’Associazione produttori coniglio veneto, l’Unione nazionale consumatori e Assoconsum di Novara e Napoli segnalano che la Commissione europea ha revocato l’embargo verso l’importazione di conigli provenienti da allevamenti cinesi; tale embargo era originato dal fatto che tali animali venivano e vengono tuttora trattati con una sostanza che ne stimola la rapida crescita, con la conseguente riduzione dei costi, il cloramfenicolo; il cloramfenicolo è una ammide derivata dall’acido dicloroacetico, usato in veterinaria, soprattutto in acquicoltura, per combattere le infezioni batteriche dei pesci, e in casi di particolare gravità viene somministrato a pazienti umani, in quanto efficace nei confronti di batteri Gram positivi e Gram negativi, ma che ha evidenziato elevate tossicità nell’uomo anche a dosi terapeutiche, inducendo depressione funzionale del midollo osseo, anemia e pancitopenia, danni genetici, allergia e anemia aplastica; le importazioni di conigli provenienti da allevamenti cinesi avranno inizio tra gennaio e febbraio 2005, senza che siano attuabili ulteriori norme che consentano al consumatore di individuare con certezza i conigli di provenienza cinese, dato che, a differenza delle carni bovine, non vi è obbligo di dichiararne l’origine; i numerosi sequestri di alimentari importati dalla Cina, avariati o non confacenti alle norme di produzione o igienico sanitarie dell’UE, operati negli ultimi anni formano un lunghissimo elenco facilmente ricavabile dalle agenzie di stampa a disposizione dei Parlamentari: ultimo caso emblematico è il sequestro, a Catania, di 25 tonnellate di derrate alimentari, importate clandestinamente dalla Cina, in tre negozi di proprietà di immigrati cinesi; in quest’ultimo caso le analisi effettuate dai laboratori dell’ASL 3 di Catania hanno evidenziato in uova e cibi in scatola la presenza di muffe e batteri, in particolare di miceti e di aspergillus penicillum; tra l’altro gli esercizi controllati importavano di contrabbando il «pollo nero», una tipica specialità cinese rigorosamente vietata da una normativa comunitaria entrata in vigore dopo la diffusione in oriente dell’influenza aviaria; è altresì da sottolineare che i titolari dei negozi in oggetto risultano sprovvisti di permesso di soggiorno e sono stati denunciati per contrabbando doganale e sottrazione del pagamento dell’accisa sugli alcolici; l’interrogante dichiara la propria assoluta stupefazione di fronte all’incredibile capacità dell’Unione europea di lavorare a proprio danno, di fronte alla constatazione che le nostre barriere doganali sono un «colabrodo» se si considera che merce illegale, contraffatta, adulterata, è venduta in ogni parte del Paese, e di fronte mancata tempestività del Governo di reagire adeguatamente nei confronti di chi, straniero, si permette di violare norme igieniche, fiscali, penali, in maniera sfacciata, denotando, in considerazione dell’elevato numero dei casi, un atteggiamento mentale ampiamente diffuso, volto allo spregio delle norme di tutela che il nostro Paese faticosamente si è dato nel corso di decenni -: se non si intendano adottare iniziative per introdurre norme di maggior tutela del consumatore italiano, prevedendo la tracciabilità della carne di coniglio e di altre carni o alimenti importati da Paesi extracomunitari, previ controlli che ne accertino la rispondenza ai criteri di produzione ed alla igienicità previsti dalla normativa comunitaria; se, in considerazione dell’assoluta rilevanza che riveste la tutela della salute dei cittadini, non si intenda costituire una task force per il controllo delle importazioni alimentari da Paesi terzi, con ampi poteri ispettivi ed adeguate strutture, potenziando i controlli alle dogane anche mediante l’introduzione di un adeguato numero di scanner, la cui installazione è peraltro prevista dalla Finanziaria per il 2004; quali iniziative si intendano intraprendere presso l’Unione europea al fine di garantire maggiore sicurezza alimentare ai cittadini; se attentato alla salute pubblica, contrabbando, evasione fiscale, oltre all’immigrazione clandestina, possano considerarsi motivi sufficienti per l’espulsione delle persone citate in premessa o se dobbiamo attenderci che presto, come già avvenuto in casi simili, esse torneranno alle consuete occupazioni.(3-04038)

Lo stato dell’ interrogazione e’ ancora in corso.

SENATO: INTERROGAZIONE DI FAVARO (FORZA ITALIA) SU CRISI SETTORE CUNICOLO

18 luglio 2002 – roma – FAVARO. Al Ministro delle politiche agricole e forestali. Premesso:

che il settore cunicolo, in Italia, rappresenta un settore estremamente significativo del comparto agro-alimentare e che la coniglicoltura italiana è, per dimensioni e storia, una delle più rilevanti in Europa;

che in particolare, il Veneto produce circa il 40 per cento della intera produzione nazionale, e la sola provincia di Treviso con circa 400 allevamenti rappresenta oltre la metà della produzione regionale; che perlomeno dal settembre 2001 il settore cunicolo italiano vive una grave crisi di mercato relativamente al prodotto vivo; che ciò ha comportato una drammatica crisi di redditività del prodotto vivo, sceso fino a costi di mercato inferiori a 1 euro al chilogrammo, con punte in questi giorni di euro 0.60, in presenza di costi di produzione pari a circa euro 1.60 al chilogrammo, e con l’alea degli eventi tipici del settore agricolo (incidenza fattori patologici, climatici e così via); che, in particolare, i prezzi medi del prodotto vivo del mese di giugno 2002 (euro 1.10 al Kg) sono stati pari a quelli del mese di luglio 1981, allorquando il costo medio della materia prima di produzione, il mangime, era di circa euro 14 al quintale contro gli euro 24/q.le attuali; che tuttavia non pare che sussista carenza di domanda del consumatore finale, se sol si considera che il prezzo alla distribuzione non rileva particolari differenze rispetto agli anni precedenti, ed è di circa euro 6.20 7 al Kg, a seconda del distributore; che la differenza risulta evidente se sol si considera che nell’anno precedente, a parità di prezzo al consumatore, il prodotto vivo veniva pagato all’allevatore circa euro 1.65 1.70 al Kg., si chiede di conoscere: quali risultino essere le cause della predetta crisi di mercato del prodotto vivo; quale sia attualmente lo stato delle importazione di carne di coniglio nel nostro paese, sia da Paesi UE che da paese extra UE, da quali soggetti siano effettuate e a quali controlli siano esse soggette; se non si ritenga di istituire una unità di monitoraggio per la fissazione realizzazione del prezzo lungo la filiera della macellazione distribuzione commercializzazione; se e quali iniziative o provvedimenti si intenda promuovere, sia in via legislativa che amministrativa, al fine di risolvere o contenere la predetta situazione, di permettere il superamento della attuale fase di criticità, nonché al fine di tutelare la redditività della coniglicoltura italiana. (4-02704)

Lo stato dell’ interrogazione e’ ancora in corso.

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